Tempo di crisi? Attacchiamoci al G.A.S.!

Cara Redazione di Ecopolis,

Vi racconto di un paio di  “buone pratiche ” con cui ho avuto a che fare negli ultimi tempi. La prima e’ il Gruppo di Acquisto Solidale TUTTOGAS Padova delle ACLI. Non sto a spiegare ai 12670 letttori di ECOPOLIS cosa sia un Gruppo di Acquisto Solidale. Recentemente nella nuova sede della Parrocchia della SS Trinità all’Arcella, ho trovato una situazione frizzante, un sacco di soci, un via vai di gente che mi ha piacevolmente sorpreso. La maggior parte dei prodotti viene fornita da produttori locali, biologici ma non solo, o dal commercio equo e solidale.Il punto distribuzione è gestito benissimo per la maggior parte da Paola e Rita, che coordinano una decina di volontari che si alternano nei turni. Mario, Emanuele, Bruno ed Emanuela del Consiglio Direttivo sfornano continuamente idee e proposte (serate di approfondimento, incontri con i produttori) che danno un significato vero alla S di Solidale. Il piccolo guadagno ottenuto dal primo anno di attività è stato convertito in generi alimentari e donato alla parrocchia.

Ho avuto  la ventura di conoscere da vicino  anche un’altro GAS cittadino, BIOREKK:  partito da più tempo di noi, è molto ben strutturato, con una attenzione al territorio e alla sostenibilità  veramente notevoli.

In questo periodo durissimo di crisi, si sente da più parti invocare come via d’ uscita la fantomatica “crescita”, senza che nessuno si prenda la briga di spiegare cos’é. Sarà mica  la crescita delle autostrade, zone industriali, centri commerciali pieni di roba inutile per riempire discariche e inceneritori?  Sinceramente, preferisco la crescita di queste esperienze piccole, ma significative, dove la crescita è della sobrietà, delle relazioni  tra le persone e  del rispetto dei produttori e dell’ambiente.  E non trascuriamo anche i significativi risparmi che si hanno nella spesa…

E quindi, se vogliamo sintetizzare in uno slogan
Tempo di crisi? Attacchiamoci al G.A.S. !

Stefano Pagnin

Felicità e percezione della felicità

La realtà è quella che ognuno si inventa ogni giorno, mi disse una volta una mia amica dotata di ironia. Si inventa? Siamo davvero così creativi? Certo i tentativi di manipolare la realtà servono a portare l’acqua al proprio mulino, ma bisognerebbe essere capaci di chiedersi qual è il mulino e di chi è. Chi ha stabilito la gerarchia valoriale di riferimento, quella che può essere presa come indicatore di felicità? Quella in cui si possono trovare voci come: hamburger con patate fritte, centro commerciale, suv, o apparizione in tv. Questioni di felicità o di percezione di felicità. Questione di suggestioni e di comunicazione manipolata per far credere che va bene così e allevare un popolo di conformisti del benessere.

Oggi la crisi ha dato la sveglia e la realtà si mostra sempre meno manipolabile e cruda. L’hamburger torna ad essere un cibo povero e il problema di essere assomiglia sempre di più a quello di sopravvivere. Nell’aprire gli occhi sarebbe meglio recuperare uno sguardo critico da sostituire a quello attonito della fine di un sogno (o di una sbronza). Può essere utile leggere un libro, proporrei “Decrescita. Idee per una civiltà post-sviluppista” (Sismondi editore). E’ un libro del 2009 ma non per questo meno attuale e poi i suoi autori stanno tutti dalle nostre parti, cosa che non guasta. Soprattutto se ci si orienta a cogliere una bella opportunità cui il libro può fare da viatico: quella di partecipare alla III Conferenza Internazionale sulla Decrescita (Venezia 15/23 settembre, www.venezia2012.it).

Gianni Ballestrin

Un bluesman per il Piovego

Lunedì 30 luglio, ore 21.30, nel canale Piovego, nell’anfiteatro fluviale tra la golena San Prosdocimo e il cinquecentesco Castelnuovo, a bordo di una delle tipiche imbarcazioni in legno della tradizione di voga alla veneta degli Amissi del Piovego, suonerà e canterà il bluesman Claudio Bertolin, accompagnato dalla batteria di Sandro Friso e alla voce da Beatrice Borsetto.Il Blues è intimamente legato all’acqua, anzi è espressione musicale del rapporto tra le persone e l’ambiente fluviale. Just a bluesmanè il titolo della performance che Bertolin, il “bianco che interpreta il blues come un nero”, dedica al Piovego e alla Golena di San Prosdocimo, in esclusiva per gli Amissi.La Golena San Prosdocimo, più nota come San Massimo, è un habitat monumentale storico e ambientale, disegnato nel Cinquecento dai veneziani con la realizzazione della nuova cortina muraria difensiva. Trasformata in discarica nel novecento, fino al 1984 deposito dei mezzi della nettezza urbana, è stata fatta riscoprire ai padovani, e non solo, dall’opera di recupero, anche a suon di badili, da parte degli Amissi del Piovego, che vi hanno la sede e le loro barche di voga alla veneta.

Periodicamente è oggetto di insensate autorizzazioni comunali e della sovrintendenza all’installazione di capannoni e infrastrutture che si sovrappongono alla vista del sito, per utilizzi che sfruttano la bellezza del posto ma senza apportare reale apprezzamento.

Per dare una dimostrazione concreta di fruizione sostenibile consapevole coerente con il genius loci, da tempo gli Amissi promuovono Blues ONDE Piovego. Musica in barca, in acustica e a decibel rispettosi della quiete del vicinato, è accompagnata dalla visita guidata al sito, dalle prove di voga alla veneta e dalla convivialità con drink e food per il dopo cena. Senza tendoni e infrastrutture, che impattano sulla visibilità delle mura. Ai partecipanti, ad invito, è chiesto un contributo di 10 euro che ha destinazioni diverse.

Lunedì 30 luglio Claudio Bertolin, figura storica del blues italiano -nonché porteato- darà voce a come vivere correttamente il fiume. Per palcoscenico il Piovego, per platea il prato della Golena. Info e prenotazioni Amissi del Piovego: cell. 3487077807; info@amissidelpiovego.it;  www.amissidelpiovego.it

Maurizio Ulliana

La Banda della Superstrada

La costruzione di una [super] strada potrebbe significare l’avvicinamento tra luoghi. Oggi invece significa solo la loro distruzione. Matteo Melchiorre racconta, quasi giorno per giorno, il cantiere della superstrada Fenadora – Anzù, siamo nel feltrino, attraverso gli occhi di un giovane universitario e della sua scalcagnata banda di amici impegnati in improbabili tentativi di sabotaggio.Le vicende della banda – il sapore è quello delle avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain – s’intrecciano nella descrizione – supportata da documenti, testimonianze, interviste – delle vicissitudini della costruzione dell’opera con il suo corredo di retoriche politiche, appalti accidentati, piccole e grandi angherie.

Due registri utilizzati con perizia: insieme disegnano un avvincente affresco facendoci muovere tra l’uno e l’altro con naturalezza. Risultano così non solo complementari, ma più profondamente complici.

Melchiorre, con il suo bagaglio di storico e una penna felice e accurata, ci accompagna tra le trasformazioni del paesaggio interiore di ragazzi che diventano adulti – tra rabbie, frustrazioni e improvvise esaltazioni – che si riflettono nelle trasformazioni violente, e spesso ancor più incomprensibili, del paesaggio esterno, dei luoghi della loro crescita.

«Realtà e arte sono intrecciate al punto da non lasciare una zona identificabile di demarcazione» scriveva Truman Capote e Melchiorre sembra averlo preso, felicemente, alla lettera.

Matteo Melchiorre, La banda della superstrada Fenadora – Anzù (con
vaneggiamenti sovversivi), Laterza, Roma, 2011

Gianni Belloni

Digressioni attorno a Palombarini

Tutti noi vogliamo bene a Giovanni Palombarini. Le persone serie, civili, non palombariniviolente, intendo. E lui ogni tanto ci ripaga con testi da uomo libero, in cui, assai stranamente per questo paese, esce persino la verità, ovvero il “non detto”, il “dietro le quinte”, il “taciuto” di ciò che appare. Testi che sfuggono ai penosi giochetti politici dei “distinguo”.Uno di questi è uscito domenica 8 luglio 2012 in uno dei quotidiani di questa nostra città di affari, consorterie e silenzi, “Il Mattino”, a pag. 16 con il titolo: “Torture G8. La sentenza non basta” (clicca qui per leggere l’articolo completo). E’ un testo importante. Andrebbe letto, discusso, studiato, nelle scuole, nelle Università (invece di interi corsi di diritto costituzionale), nei luoghi di lavoro.Si scrive infatti, in questo testo mirabile, che solo l’assenza di un legge (dunque un aspetto meramente formale) ha permesso la “prescrizione” di molti reati specifici giustamente contestati a molti poliziotti nei fatti di Genova. Si parla di “espressioni di solidarietà” “palesemente manifestate” per costoro che “si sono intrecciate” con “depistaggi” e promozioni di rilievo di funzionari “indagati”. Si parla di “pochi magistrati”, ”spesso ostacolati” anche “all’interno dell’istituzione giudiziaria” e di pubblici ministeri “non aiutati da nessuno”. Di “esecutori” che sono pubblicamente “ricorsi al falso per giustificare le violenze”.

Ma basta aprire le pagine dedicate all’Italia negli ultimi vent’anni nei rapporti di Amnesty per comprenderne l’assenza di eccezionalità: dalle carceri, a certe questure, a certi pronti soccorsi. E la assoluta omogeneità delle vittime della violenza concreta (tacendo l’altro aspetto, enorme, delle parole della violenza) del funzionario, che va ben oltre i comunisti antagonisti (per altro, per esperienza, i meno stupiti innanzi a tali prassi): barboni, extracomunitari, tossicodipendenti, rom… Non ci sono solo gli ebrei (per motivi noti) e i gay (per altro del tutto presenti nella violenza delle parole), e poi non manca nulla.

Ma, giudice, è solo l’irrisolto quesito del “Quis custodiet custodes”, il problema? E poi, i “prescritti”, come i “non identificati”, tra questi funzionari, in questi undici anni, caro giudice, dove si sono inseriti e quali prassi generali e specifiche, secondo lei, han tacitamente perseguito e stanno tutti i giorni perseguendo? Le sue e le mie?

Gianni Buganza

Invito al Veneto

Nel 1977, Diego Valeri tributò un ultimo omaggio alla sua terra natale, con un’opera di raffinata pittura in prosa: «Invito al Veneto» (Boni editore, Bologna), infatti, offre 15 affreschi del «vasto territorio compreso tra la riva orientale del Garda, le Alpi e il Quarnaro», dipinto con grande precisione e delicatezza.

La varietà del panorama naturale si riflette nello stile di scrittura, che muta in base ai tratti peculiari di ciascuna località. Valeri alterna slanci lirici, rigore filologico, reminiscenze autobiografiche e riflessioni esistenziali: osserva incantato Venezia, dove «tutto finisce a essere pittura», ricostruisce la storia di Padova, rievoca la sua prima visita a Treviso e sottolinea la singolarità di Vicenza, «città d’autore» plasmata da Palladio.

«Invito al Veneto», per contrasto, fa pensare alla vicenda del revamping, con cui Italcementi vorrebbe ampliare le proprie strutture di Monselice: proprio nel cuore di quei colli Euganei che sono «Alpi alla maniera dei fanciulli», e «portano una nota di delicata fantasia e il riposo di una forma conclusa tra il fuggire vertiginoso degli orizzonti rettilinei».

Oppure alla riviera del Brenta, dove si continua a parlare di camionabile, rimandando il completamento dell’idrovia: «Il fiume è come la vita, ed è bello conoscersi e volersi bene – scrive Valeri – Anche la strada è vita, certamente; ma come corre, e con che fretta, con che affanno, sulle ruote fragorose dei camions o su quelle silenziose delle automobili».

Alessandro Macciò

 

Le mille storie del Bacchiglione

Essendo nato vicino al canale S. Chiara, ho avuto la fortuna sin da bambino di “assaporare” vari luoghi d’acqua di Padova: non erano ancora stati tombinati i canali interni e mi ricordo di partite a “cucco” vicino al Ponte della Morte, di attraversamenti in stile Tarzan e di qualche pesce rosso pescato nella cabaletta di Prato della Valle e portato a casa di corsa per poterlo mettere in una vaschetta; poi, a 10 anni, mio padre mi ha regalato l’abbonamento alla Rari Nantes ed ho cominciato a frequentare, più che la piscina, il Bacchiglione. Le nuotate, i tuffi dal trampolino e, soprattutto, le uscite in barca col “caicio” hanno fatto parte della mia formazione giovanile fino quando la mia famiglia si è trasferita a Brusegna e ho dovuto sostituire, per motivi economici, l’abbonamento alla piscina con i tuffi dal ponte ferrato e con i bagni alla “spiaggetta” dietro l’Istituto Agrario.Poi il lavoro, la famiglia, i bambini piccoli, mi hanno tenuto lontano da questo mondo ma senza farmelo evidentemente dimenticare; così l’anno scorso, dopo quasi cinquantenne, sono ridiventato socio della Rari Nantes (adesso si occupa solo della parte relativa alla voga veneta), ed ho ripreso a girare per il fiume. Vorrei quindi consigliare a chi non avesse avuto mai l’opportunità di farlo, di partire (o come me in “mascareta”, o in canoa, in canotto o con qualunque altro tipo di imbarcazione possibilmente non a motore) dal Bassanello, lungo il Bacchiglione, verso Tencarola, Selvazzano o magari Creola, e restare meravigliati dell’esistenza, a poche centinaia di metri da strade trafficate e rumorose, di un ambiente naturale ancora così bello e suggestivo. Parafrasando il titolo di un film concludo dicendo che, nonostante l’inquinamento, l’inciviltà, la speculazione edilizia e tutto il male che stiamo ancora facendo al nostro territorio, in mezzo scorre (ancora e per fortuna) il fiume.

Giovanni Cestaro

Il sindacalista e lo scrittore

Questo libro raccoglie gli elaborati degli studenti che hanno partecipato ai concorsi su Bruno Trentin e Mario Rigoni Stern. La qualità dei testi e il buon numero di scritti pervenuti alla prima edizione – prima esperienza per lo Spi del Veneto – dei concorsi collegati alla Festa regionale di LiberEtà (svoltasi ad Asiago nei giorni 26, 27, 28 giugno 2009) testimoniano l’esito molto positivo dell’iniziativa.

Oltre settanta studenti – universitari e delle medie – hanno “incontrato” la vita e l’impegno sociale del sindacalista della Cgil, Bruno Trentin, e dello scrittore Mario Rigoni Stern, scoprendone il valore e l’attualità. A vario titolo sono stati interessati a questa iniziativa e alla relativa pubblicazione alcuni amici di Bruno Trentin (Guglielmo Epifani, Carlo Ghezzi, Giorgio Ruffolo) e di Mario Rigoni Stern (Bepi De Marzi, Pino Guzzonato, Sergio Frigo, Ermanno Olmi) e alcuni di loro hanno affiancato lo sforzo profuso dagli studenti con un proprio contributo.
Franco Piacentini

Pecoranera

Il 14 luglio ho incontrato un nuovo amico.Alla Costigliola quel giorno era ospite un ragazzo di 28 anni, un giovane carnico, schivo, magro, biondo. Era venuto, su invito, per parlare di sé, del suo libro, della sua nuova esperienza. Devis, questo il suo nome, vive nel paese della sua famiglia, in una località della Carnia, Raveo. Quando aveva 24 anni decise di lasciare il lavoro di perito informatico, ben avviato a Udine, e di dedicarsi anima e corpo a coltivare la terra della dura montagna. Desiderava provare a vivere della natura e con la natura, sperimentando cosa volesse dire una vita agricola. All’inizio, novello Tureau, volle misurarsi con la fatica e la solitudine, poi provò anche la vita in comunità ma senza successo; l’obiettivo era l’autosostentamento. Col tempo, ma non ci ha messo molto, capì il pericolo di non aver bisogno degli altri e decise di cominciare a scambiare prodotti agricoli, legname e relazioni.Questo suo agire senza proclami, è controcorrente, impopolare è facilmente etichettabile come neoromantico, naif. Devis comunque non ha alcun desiderio di insegnare nulla ad alcuno. Devis parla della sua vita, delle sue esperienze degli ultimii 10 anni, con una semplicità e proprietà di linguaggio rare. Denota una profondità non comune, una capacità di analizzare le situazioni e le relazioni senza giudizio, senza apporre etichette. Devis appartiene a quei giovani delle nuove generazioni che sanno vivere comprendendo i propri e gli altrui errori, dimostrando benevolenza e mitezza, non giudizio. Devis è diventato un amico, anche se lui non lo sa; con la sua delicatezza è riuscito a toccare le corde degli affetti e ad entrare nel cuore degli ascoltatori e dei lettori.

A proposito, Devis Bonanni (questo il cognome) ha scritto un libro edito da Marsilio “Pecoranera. Un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura”.

Dario Brollo

Idrovia Padova-Mare

L’idrovia tra Padova e l’Adriatico è un’opera che assicurerebbe la salvezza dalle periodiche e devastanti alluvioni per tutti i territori che il canale attraversa. Come sappiamo da esempi olandesi potrebbe procurare anche lavoro stabile, qualificando il paesaggio. La sua esistenza si lega anche al successo del Terminal off shore veneziano , poiché crea al contempo i presupposti per l’allargamento dell’area retroportuale fino a Padova.Di riflesso renderebbe molto ragionevole pensare ad una “città metropolitana”: Padova-Venezia-Chioggia, la quale si configurerebbe come la coerente ed omogenea struttura amministrativa della comune attività portuale e logistica. Si tratta insomma di saper trasformare una necessità – la sicurezza idraulica – in una virtù occupazionale. Il canale che noi proponiamo ha dimensioni e portate d’acqua che non si conciliano con chi invece vuole costruire una strada a pagamento “camionabile” sul suo argine destro.  La scelta tra le due opere va però al di là del contesto padovano, poichè diventa l’assunzione di un altro modello di sviluppo per il Veneto e della gestione del suo restante spazio disponibile.

Questo è il soggetto della trasmissione radio che offriamo all’ascolto (durata 90 min. ca)

Carlo Crotti