Partecipare è importante. Storie dalle Olimpiadi

Era l’estate del 2000, le Olimpiadi di Sidney. Stavo guardando le batterie di qualificazione maschili dei 100 metri stile libero di nuoto. Nelle prime batterie si sfidarono i campioni, in testa a tutti quel Pieter van den Hoogenband che stabilì il primato del mondo della disciplina proprio durante i Giochi, con un tempo di 47,84 secondi. Il meno veloce delle batterie fu Eric Moussambani, un ragazzo proveniente dalla Guinea Equatoriale che percorse i 100 metri in 1 minuto e 57 secondi, più del doppio del tempo impiegato dai più veloci. Eric non era nemmeno un nuotatore. Il suo sport era la pallavolo. Ma Eric non era a Sidney per conquistare una medaglia, ma ci era arrivato grazie a una wildcard riservata agli atleti provenienti da paesi in via di sviluppo. Al via della batteria di Moussambani c’erano altri due atleti. Il destino volle che entrambi fossero squalificati per falsa partenza. Quindi Eric si trovò a gareggiare da solo, con le telecamere di tutto il mondo pronte per riprendere un video che entrerà nella storia dei Giochi.

L’entrata in acqua di Eric fu disastrosa, la tipica spanciata da piscina comunale. Lo stile sgraziato, la gambata che non andava a ritmo con le braccia, come costume un semplice slip azzurro. Il pubblico, prima spiazzato, dopo pochi secondi iniziò a sostenere ed incitare il giovane atleta, accompagnandolo durante le due vasche. Sarà lo stesso Moussambani ad ammettere che nella vasca di ritorno rischiò di doversi fermare perché non ce la faceva più. Moussambani non aveva mai nuotato in una piscina olimpica prima di quel giorno. Si era infatti allenato per pochi mesi in una piscina di 20 metri di un hotel pur di partecipare alle Olimpiadi.

L’impresa valse ad Eric una fama inaspettata alla vigilia della gara: le tv e i giornali di tutto il mondo fecero a gara per acquistare l’anteprima della sua storia. Moussambani si ritrovò improvvisamente ad essere una star e a guadagnare centinaia di migliaia di dollari in sponsorizzazioni e apparizioni TV. Ma Eric non si dimenticò del suo paese e dell’opportunità che aveva avuto per poter partecipare alle Olimpiadi. Tornato in Guinea investì una parte del ricavato per costruire un vero centro sportivo, così che i giovani atleti del suo Paese potessero allenarsi in una struttura adeguata, e non in una piscina d’albego.

Domani inizieranno le Olimpiadi di Londra e Eric sarà presente come allenatore della nazionale di nuoto della Guinea. E noi tiferemo per lui e per i suoi giovani campioni!
Simone Fogliata

Mare, trekking e rispetto per l’ambiente a Massa Lubrensa (NA)

Tra Sorrento e la Costiera Amalfitana c’è una gemma nascosta ancora tutta da scoprire: Massa Lubrense, situata sulla punta estrema della Penisola Sorrentina, dove si incontrano il Golfo di Napoli e quello di Salerno.

E’ ormai qualche anno che trascorro a Massa le mie vacanze estive, incantato dall’atmosfera ancora autentica del paese, dalla bellezza del paesaggio e della gentilezza degli abitanti. Ma a queste condizioni già molto favorevoli, Massa aggiunge qualcosa di più: se infatti pensando alla vicina Napoli vengono in mente le immagini disastrose dei rifiuti abbandonati per le strade, qui lo scenario è molto diverso. A Massa si avverte un’attenzione speciale per l’ambiente, pur con le contraddizioni che sono evidenti in tutta la Campania (ad esempio i numerosi abusi edilizi risalenti ai decenni passati). Oggi la popolazione sembra infatti molto più consapevole della necessità di preservare l’ambiente in cui vive: lo testimonia il riconoscimento di Comune Riciclone con più del 65% di raccolta differenziata, risultato conseguito anche grazie alle onnipresenti esortazioni rivolte ai turisti a differenziare loro stessi i rifiuti.

Insomma, per fare delle vacanze sostenibili, immersi in una natura spontanea, lussureggiante, eppure dolce e amichevole, non è sempre necessario allontanarsi dalla civiltà e percorrere migliaia e migliaia di chilometri. E poi Massa non deluderà nemmeno gli amanti del trekking, che saranno sicuramente appagati dalle lunghe camminate a cui bisogna necessariamente sottostare per raggiungere alcuni tra gli angoli di mare più belli che mi sia capitato di vedere qui in Italia!

Qui il sito del Comune.

Giorgio Bonomi

Frutta e verdura dal campo

Abito in appartamento, non ho giardino e il terrazzo è troppo piccolo per dare spazio a qualcosa di più di qualche vasetto di basilico e rosmarino. Ma ho iniziato lo stesso qualche mese fa a seguire il blog Frutta e Verdura dal campo – coltivare l’orto per passione, capitandoci per caso, come spesso mi succede quando faccio le mie ricerche su Google.

Come si può intuire, questo blog (qui il link) è il diario pressoché giornaliero tenuto da un appassionato di orticoltura, un ragazzo bergamasco che si nasconde dietro lo pseudonimo di Troppo Barba. Solo un appassionato, non un vero contadino, ma un ragazzo come tutti noi, che un giorno ha provato a piantare qualche pianta e giorno dopo giorno ci ha preso gusto, fino a farlo diventare la sua passione principale, della quale, come dice lui stesso, non ne ha mai abbastanza.

Dal 2008 Troppo Barba ci mostra nel suo blog successi e insuccessi, traguardi e delusioni, con la finalità di aiutare i suoi lettori, e sperando anche di ricevere qualche dritta da veri guru dell’orticoltura, magari impietositi dai suoi (talvolta) clamorosi errori.
Non aspettatevi però troppi termini tecnici o noiose dissertazioni sulle condizioni più propizie per la semina! Frutta e verdura dal campo si fa leggere con piacere anche da chi, come me, di orto non ne sa un granché, ma che comunque è affascinato dalla riscoperta della natura non solo in senso estetico, dalla curiosità per come nascono le cose, dal rispetto per ritmi e stagionalità che ci sono sempre più sconosciuti. Troppo Barba esprime il piacere che trae dal rapporto con la terra, dispensa piccole perle di saggezza, ma sa sempre prendersi alla leggera e affrontare con ironia anche le sue piccole sconfitte.

Morale della favola: io ho fatto richiesta al Comune di un pezzettino di orto sociale … anche voi vi farete contagiare?

Irene Tognazzo

Cosimo Rega. Tra arte e carcere

Ritrovare la propria condizione umana, il proprio ruolo nella società attraverso l’arte, grazie al teatro in particolare.

E’ successo, può succedere, deve poter continuare a succedere. E’ questo il senso profondo della testimonianza in diretta radiofonica che ci consegna Cosimo Rega, ergastolano, in una lunga intervista (clicca qui per ascoltarla) con Loredana Lipperini, una delle storiche conduttrici di Fahrenheit, programma su libri ed idee in onda tutti giorni su Radio Rai 3.

E’ questo il consiglio che rivolgo ai lettori di Ecopolis per l’estate: prendetevi 30 minuti e riascoltate grazie al podcast questa intervista del marzo scorso, che è ricca di spunti. Non solo per le argomentazioni lucide, sincere e senza scorciatoie che fornisce Cosimo Rega, ma anche grazie alla conduzione della Lipperini. Oltre al teatro e al cinema (Rega è uno degli attori protagonisti del film dei fratelli Taviani Cesare deve morire all’epoca del programma appena premiato con l’Orso d’oro al Festival di Berlino) l’intervistatrice insiste con gli aspetti personali dalla vicenda umana, giudiziaria e carceraria.

Sembra una forzatura, eccessiva, chiedere di riportare i fatti, la biografia. Invece è un modo per non concedere, a noi ascoltatori, di svicolare dall’affrontare una domanda profonda: come intendiamo, nel nostro intimo, la pena: come vendetta, come contrappasso, espiazione? come ci poniamo di fronte a chi, con dolore, ci parla della sua colpevolezza, del suo delitto compiuto trent’anni fa? cosa ci smuove, sapendo che la dimensione del perdono è riservata a chi ha subito l’affronto?

Alla “società” rimane da constatare che il carcere non basta a restituire uomini. Le occasioni passano attraverso altre strade: arte, bellezza, lavoro. Anche – o soprattutto – per chi è un fine pena mai.
Andrea Nicolello

ConAltriMezzi

C’è, a Padova, dentro e attorno alla Facoltà (ex, a dire il vero, ormai) di Lettere, un gruppo di giovani che ha deciso di non arrendersi ai luoghi comuni sulla formazione umanistica, e che prova a scardinare, sul web e sempre più anche offline, il corto circuito di un’Università che dialoga solo con se stessa. ConAltriMezzi è il nome scelto da questa redazione-collettivo, attiva dal 2010, ad oggi responsabile di www.conaltrimezzi.com, un blog “collettore eterogeneo e trasversale di cultura, attualità, letteratura, politica, arte, narrativa e poesia”; una rivista – online e non – al suo settimo numero, di ambientazione padovana e in uscita proprio questi giorni; una raccolta di racconti “under 30”, Writenotdie, uscita alla fine del 2011; una rete di iniziative, contatti, proposte rivolte al pubblico del web e non solo.Sul sito trovate articoli, recensioni, saggi, interviste, racconti e poesie, ma soprattutto provocazioni, tentativi di leggere (e scrivere) la realtà con arguzia e intelligenza.

Ecco, quindi, qualche buona ragione per entusiasmarsi di fronte a questa scommessa:

  1. perché è un’iniziativa giovane, e di giovani rassegnati ce ne sono fin troppi in giro. Non dentro ConAltriMezzi;
  2. perché gli studenti e i padovani potrebbero cominciare a parlarsi, prima o poi, e magari anche di argomenti di reciproco interesse, come cultura, politica e letteratura;
  3. perché la letteratura serva a qualcosa: non solo a riempire di firme libretti universitari che in capo a pochi anni scompariranno nel buco nero della burocrazia;
  4. perché è possibile far le cose sul serio senza prendersi troppo seriamente, e perché scrivere bene è una questione di stile, di cura, di attenzione a contenuti di interesse;
  5. perché se cominciate a leggere il sito non potrete non affezionarvi alla “creativa idiozia” di questi giovani dalla penna facile ma non banale… ed eventualmente entrare a farne parte.

Mi piace pensare che un blog letterario a così tante dimensioni possa essere un tentativo aggiornatissimo e nostalgico assieme di recuperare spazi di incontro: tra aspirazioni personali e cultura/vita pubblica/società; tra giovani e meno giovani, padovani e non padovani, lettori e non lettori, studenti e professori, web addicted e feticisti della carta stampata. Mi piace pensare che per costruire qualcosa di nuovo possa bastare, a farlo come si deve, semplicemente prendere la parola.

Annalisa Scarpa

Donne globali e lavoro di cura

“Che due donne lavorino per guadagnare può essere una bella idea, ma che due madri lavoratrici si dedichino interamente al lavoro è una bella idea che è andata troppo oltre. Alla fin fine sia le donne del Primo mondo che quelle del Terzo sono pedine di un più vasto gioco economico di cui non hanno scritto le regole”.

La citazione è tratta da un importante saggio di Hochschild Donne Globali – tate , colf, badanti, 2004, Feltrinelli, che segnalo come interessante lettura in merito ad un tema di estrema attualità politica e sociale che riguarda le donne all’interno della società globale.
Prendo spunto da questo saggio, per individuare in breve alcune riflessioni in merito al tema delle politiche di genere e l’immigrazione e quali possano essere alcune soluzioni alle disparità di genere.

Clicca qui per iniziare la lettura.

Alessandra Stivali

Girolibero. Le vacanze in bici

Alzi la mano chi almeno una volta non ha pensato di fare una vacanza in bicicletta? Molte mani alzate, non poteva essere diversamente in una platea di lettori di Ecopolis.

Poi però è mancato il tempo, dove andiamo, ho una buona bici ma mi mancano le borse, io lo farei ma gli amici/moroso/figli (metteteci chi volete) non mi seguono, se ne riparla il prossimo anno.

Invece siete ancora in tempo, per questa estate o, quantomeno, per capirci di più. A Vicenza esiste da 10 anni Girolibero, che definirla una agenzia di viaggi è riduttivo. Nel loro catalogo scrivono: “vacanze facili in bicicletta, pedalare da una destinazione all’altra e godersi il panorama”.

Sono 8 persone che pensano che la bici sia uno dei mezzi migliori per fare turismo. Dalle foto che hanno pubblicato sul catalogo l’età media sembra sia sui 40 anni (con una netta prevalenza di donne): quindi imprenditorialità giovanile e di genere.

Nel catalogo propongono oltre 200 destinazioni, in tutta Europa. Ci sono le classiche austriache, tedesche, danesi o olandesi su lunghe piste ciclabili, ma si spazia in Polonia, Ungheria, Lituania, Svezia …. oltre alle vicine Francia, Svizzera, Slovenia. Itinerari di più giorni (5-8-10 gg) con alberghi selezionati e prenotati. Tutta la parte logistica a cura dell’agenzia, noleggio bici, trasporto bagagli, cartografia, assistenza …

Ci sono proposte per chi si avvicina individualmente o con gli amici. Chi è solo può optare per quelle di gruppo con guida. Non mancano gli itinerari benessere (la fanno da padrone le località termali mittleuropee). La chicca sono le proposte per famiglie: non solo itinerari facili (pianeggianti, su piste ciclabili e tappe brevi) ma anche la possibilità di noleggiare carrellini, cammellini, seggiolini, family tandem. E per finire c’è pure il bici + barca (un po’ più caro, sic!).

Detto così sembra poco, invece è affascinante, ecologico, molto professionale; andate sul sito www.girolibero.it o chiedete il catalogo, è ricco di optional, suggerimenti, chiarimenti.

Poi, una volta preso gusto, ci si può organizzare in proprio, ispirandosi alle località suggerite (ma questo è meglio non dirlo a quelli di Girolibero).

Renata Casetta

ps: chissà perché di quelle proposte in Italia ce n’è una sola che si svolge interamente in pista ciclabile?

Tempo di crisi? Attacchiamoci al G.A.S.!

Cara Redazione di Ecopolis,

Vi racconto di un paio di  “buone pratiche ” con cui ho avuto a che fare negli ultimi tempi. La prima e’ il Gruppo di Acquisto Solidale TUTTOGAS Padova delle ACLI. Non sto a spiegare ai 12670 letttori di ECOPOLIS cosa sia un Gruppo di Acquisto Solidale. Recentemente nella nuova sede della Parrocchia della SS Trinità all’Arcella, ho trovato una situazione frizzante, un sacco di soci, un via vai di gente che mi ha piacevolmente sorpreso. La maggior parte dei prodotti viene fornita da produttori locali, biologici ma non solo, o dal commercio equo e solidale.Il punto distribuzione è gestito benissimo per la maggior parte da Paola e Rita, che coordinano una decina di volontari che si alternano nei turni. Mario, Emanuele, Bruno ed Emanuela del Consiglio Direttivo sfornano continuamente idee e proposte (serate di approfondimento, incontri con i produttori) che danno un significato vero alla S di Solidale. Il piccolo guadagno ottenuto dal primo anno di attività è stato convertito in generi alimentari e donato alla parrocchia.

Ho avuto  la ventura di conoscere da vicino  anche un’altro GAS cittadino, BIOREKK:  partito da più tempo di noi, è molto ben strutturato, con una attenzione al territorio e alla sostenibilità  veramente notevoli.

In questo periodo durissimo di crisi, si sente da più parti invocare come via d’ uscita la fantomatica “crescita”, senza che nessuno si prenda la briga di spiegare cos’é. Sarà mica  la crescita delle autostrade, zone industriali, centri commerciali pieni di roba inutile per riempire discariche e inceneritori?  Sinceramente, preferisco la crescita di queste esperienze piccole, ma significative, dove la crescita è della sobrietà, delle relazioni  tra le persone e  del rispetto dei produttori e dell’ambiente.  E non trascuriamo anche i significativi risparmi che si hanno nella spesa…

E quindi, se vogliamo sintetizzare in uno slogan
Tempo di crisi? Attacchiamoci al G.A.S. !

Stefano Pagnin

Felicità e percezione della felicità

La realtà è quella che ognuno si inventa ogni giorno, mi disse una volta una mia amica dotata di ironia. Si inventa? Siamo davvero così creativi? Certo i tentativi di manipolare la realtà servono a portare l’acqua al proprio mulino, ma bisognerebbe essere capaci di chiedersi qual è il mulino e di chi è. Chi ha stabilito la gerarchia valoriale di riferimento, quella che può essere presa come indicatore di felicità? Quella in cui si possono trovare voci come: hamburger con patate fritte, centro commerciale, suv, o apparizione in tv. Questioni di felicità o di percezione di felicità. Questione di suggestioni e di comunicazione manipolata per far credere che va bene così e allevare un popolo di conformisti del benessere.

Oggi la crisi ha dato la sveglia e la realtà si mostra sempre meno manipolabile e cruda. L’hamburger torna ad essere un cibo povero e il problema di essere assomiglia sempre di più a quello di sopravvivere. Nell’aprire gli occhi sarebbe meglio recuperare uno sguardo critico da sostituire a quello attonito della fine di un sogno (o di una sbronza). Può essere utile leggere un libro, proporrei “Decrescita. Idee per una civiltà post-sviluppista” (Sismondi editore). E’ un libro del 2009 ma non per questo meno attuale e poi i suoi autori stanno tutti dalle nostre parti, cosa che non guasta. Soprattutto se ci si orienta a cogliere una bella opportunità cui il libro può fare da viatico: quella di partecipare alla III Conferenza Internazionale sulla Decrescita (Venezia 15/23 settembre, www.venezia2012.it).

Gianni Ballestrin

Un bluesman per il Piovego

Lunedì 30 luglio, ore 21.30, nel canale Piovego, nell’anfiteatro fluviale tra la golena San Prosdocimo e il cinquecentesco Castelnuovo, a bordo di una delle tipiche imbarcazioni in legno della tradizione di voga alla veneta degli Amissi del Piovego, suonerà e canterà il bluesman Claudio Bertolin, accompagnato dalla batteria di Sandro Friso e alla voce da Beatrice Borsetto.Il Blues è intimamente legato all’acqua, anzi è espressione musicale del rapporto tra le persone e l’ambiente fluviale. Just a bluesmanè il titolo della performance che Bertolin, il “bianco che interpreta il blues come un nero”, dedica al Piovego e alla Golena di San Prosdocimo, in esclusiva per gli Amissi.La Golena San Prosdocimo, più nota come San Massimo, è un habitat monumentale storico e ambientale, disegnato nel Cinquecento dai veneziani con la realizzazione della nuova cortina muraria difensiva. Trasformata in discarica nel novecento, fino al 1984 deposito dei mezzi della nettezza urbana, è stata fatta riscoprire ai padovani, e non solo, dall’opera di recupero, anche a suon di badili, da parte degli Amissi del Piovego, che vi hanno la sede e le loro barche di voga alla veneta.

Periodicamente è oggetto di insensate autorizzazioni comunali e della sovrintendenza all’installazione di capannoni e infrastrutture che si sovrappongono alla vista del sito, per utilizzi che sfruttano la bellezza del posto ma senza apportare reale apprezzamento.

Per dare una dimostrazione concreta di fruizione sostenibile consapevole coerente con il genius loci, da tempo gli Amissi promuovono Blues ONDE Piovego. Musica in barca, in acustica e a decibel rispettosi della quiete del vicinato, è accompagnata dalla visita guidata al sito, dalle prove di voga alla veneta e dalla convivialità con drink e food per il dopo cena. Senza tendoni e infrastrutture, che impattano sulla visibilità delle mura. Ai partecipanti, ad invito, è chiesto un contributo di 10 euro che ha destinazioni diverse.

Lunedì 30 luglio Claudio Bertolin, figura storica del blues italiano -nonché porteato- darà voce a come vivere correttamente il fiume. Per palcoscenico il Piovego, per platea il prato della Golena. Info e prenotazioni Amissi del Piovego: cell. 3487077807; info@amissidelpiovego.it;  www.amissidelpiovego.it

Maurizio Ulliana