Le mille storie del Bacchiglione

Essendo nato vicino al canale S. Chiara, ho avuto la fortuna sin da bambino di “assaporare” vari luoghi d’acqua di Padova: non erano ancora stati tombinati i canali interni e mi ricordo di partite a “cucco” vicino al Ponte della Morte, di attraversamenti in stile Tarzan e di qualche pesce rosso pescato nella cabaletta di Prato della Valle e portato a casa di corsa per poterlo mettere in una vaschetta; poi, a 10 anni, mio padre mi ha regalato l’abbonamento alla Rari Nantes ed ho cominciato a frequentare, più che la piscina, il Bacchiglione. Le nuotate, i tuffi dal trampolino e, soprattutto, le uscite in barca col “caicio” hanno fatto parte della mia formazione giovanile fino quando la mia famiglia si è trasferita a Brusegna e ho dovuto sostituire, per motivi economici, l’abbonamento alla piscina con i tuffi dal ponte ferrato e con i bagni alla “spiaggetta” dietro l’Istituto Agrario.Poi il lavoro, la famiglia, i bambini piccoli, mi hanno tenuto lontano da questo mondo ma senza farmelo evidentemente dimenticare; così l’anno scorso, dopo quasi cinquantenne, sono ridiventato socio della Rari Nantes (adesso si occupa solo della parte relativa alla voga veneta), ed ho ripreso a girare per il fiume. Vorrei quindi consigliare a chi non avesse avuto mai l’opportunità di farlo, di partire (o come me in “mascareta”, o in canoa, in canotto o con qualunque altro tipo di imbarcazione possibilmente non a motore) dal Bassanello, lungo il Bacchiglione, verso Tencarola, Selvazzano o magari Creola, e restare meravigliati dell’esistenza, a poche centinaia di metri da strade trafficate e rumorose, di un ambiente naturale ancora così bello e suggestivo. Parafrasando il titolo di un film concludo dicendo che, nonostante l’inquinamento, l’inciviltà, la speculazione edilizia e tutto il male che stiamo ancora facendo al nostro territorio, in mezzo scorre (ancora e per fortuna) il fiume.

Giovanni Cestaro

Il sindacalista e lo scrittore

Questo libro raccoglie gli elaborati degli studenti che hanno partecipato ai concorsi su Bruno Trentin e Mario Rigoni Stern. La qualità dei testi e il buon numero di scritti pervenuti alla prima edizione – prima esperienza per lo Spi del Veneto – dei concorsi collegati alla Festa regionale di LiberEtà (svoltasi ad Asiago nei giorni 26, 27, 28 giugno 2009) testimoniano l’esito molto positivo dell’iniziativa.

Oltre settanta studenti – universitari e delle medie – hanno “incontrato” la vita e l’impegno sociale del sindacalista della Cgil, Bruno Trentin, e dello scrittore Mario Rigoni Stern, scoprendone il valore e l’attualità. A vario titolo sono stati interessati a questa iniziativa e alla relativa pubblicazione alcuni amici di Bruno Trentin (Guglielmo Epifani, Carlo Ghezzi, Giorgio Ruffolo) e di Mario Rigoni Stern (Bepi De Marzi, Pino Guzzonato, Sergio Frigo, Ermanno Olmi) e alcuni di loro hanno affiancato lo sforzo profuso dagli studenti con un proprio contributo.
Franco Piacentini

Pecoranera

Il 14 luglio ho incontrato un nuovo amico.Alla Costigliola quel giorno era ospite un ragazzo di 28 anni, un giovane carnico, schivo, magro, biondo. Era venuto, su invito, per parlare di sé, del suo libro, della sua nuova esperienza. Devis, questo il suo nome, vive nel paese della sua famiglia, in una località della Carnia, Raveo. Quando aveva 24 anni decise di lasciare il lavoro di perito informatico, ben avviato a Udine, e di dedicarsi anima e corpo a coltivare la terra della dura montagna. Desiderava provare a vivere della natura e con la natura, sperimentando cosa volesse dire una vita agricola. All’inizio, novello Tureau, volle misurarsi con la fatica e la solitudine, poi provò anche la vita in comunità ma senza successo; l’obiettivo era l’autosostentamento. Col tempo, ma non ci ha messo molto, capì il pericolo di non aver bisogno degli altri e decise di cominciare a scambiare prodotti agricoli, legname e relazioni.Questo suo agire senza proclami, è controcorrente, impopolare è facilmente etichettabile come neoromantico, naif. Devis comunque non ha alcun desiderio di insegnare nulla ad alcuno. Devis parla della sua vita, delle sue esperienze degli ultimii 10 anni, con una semplicità e proprietà di linguaggio rare. Denota una profondità non comune, una capacità di analizzare le situazioni e le relazioni senza giudizio, senza apporre etichette. Devis appartiene a quei giovani delle nuove generazioni che sanno vivere comprendendo i propri e gli altrui errori, dimostrando benevolenza e mitezza, non giudizio. Devis è diventato un amico, anche se lui non lo sa; con la sua delicatezza è riuscito a toccare le corde degli affetti e ad entrare nel cuore degli ascoltatori e dei lettori.

A proposito, Devis Bonanni (questo il cognome) ha scritto un libro edito da Marsilio “Pecoranera. Un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura”.

Dario Brollo

Idrovia Padova-Mare

L’idrovia tra Padova e l’Adriatico è un’opera che assicurerebbe la salvezza dalle periodiche e devastanti alluvioni per tutti i territori che il canale attraversa. Come sappiamo da esempi olandesi potrebbe procurare anche lavoro stabile, qualificando il paesaggio. La sua esistenza si lega anche al successo del Terminal off shore veneziano , poiché crea al contempo i presupposti per l’allargamento dell’area retroportuale fino a Padova.Di riflesso renderebbe molto ragionevole pensare ad una “città metropolitana”: Padova-Venezia-Chioggia, la quale si configurerebbe come la coerente ed omogenea struttura amministrativa della comune attività portuale e logistica. Si tratta insomma di saper trasformare una necessità – la sicurezza idraulica – in una virtù occupazionale. Il canale che noi proponiamo ha dimensioni e portate d’acqua che non si conciliano con chi invece vuole costruire una strada a pagamento “camionabile” sul suo argine destro.  La scelta tra le due opere va però al di là del contesto padovano, poichè diventa l’assunzione di un altro modello di sviluppo per il Veneto e della gestione del suo restante spazio disponibile.

Questo è il soggetto della trasmissione radio che offriamo all’ascolto (durata 90 min. ca)

Carlo Crotti

Pioverà benza

C’è un video musicale che merita di essere conosciuto da chi legge Ecopolis, perchè parla di ambiente e ciclabilità: Pioverà Benza, degli Useless Wooden Toys feat Dargen D’Amico.

Il testo è a tratti nonsense, ma ci fa capire quel che c’è da capire. Dipinge un futuro non tanto lontano dal presente, con ciclisti in guerra urbana contro le auto per la sopravvivenza, e un ambiente così inquinato che in cielo le nuvole sono cariche di benzina invece che di acqua! Se la parte letteraria porta con sé un tono mortifero e pessimistico, la parte video è esempio di vita, perché mostra un deposito di auto in cui un team di demolitori e saldatori costruiscono una bici con pezzi di automobili…ecco proprio questo secondo me è il messaggio più forte del video, e penso che i depositi, i magazzini, le fabbriche dismesse, i ferrovecchi, i mercatini dell’usato, e tutti i luoghi del rifiuto siano i posti che ogni giovane abbia da frequentare per passare al meglio i suoi momenti di felicità, trovando e mettendo in pratica idee creative per ridare utilità a ciò che altri non hanno saputo utilizzare. Lo scienziato dice: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Che ne dite, Accumuliamo? Bruciamo & respiriamo? O Trasformiamo? La A, la B, o la T? A chi sceglie la T: buon divertimento!!!!!

Matteo Lenzi

Tra ecologia e letteratura

Serenella Iovino, Ecologia Letteraria. Una strategia di sopravvivenzaEdizioni Ambiente, Milano 2006.

L’ecologia sta conquistando negli ultimi decenni una rilevanza di primo piano in ambito accademico. Il nuovo lessico, specie in filosofia morale e politica, (ri)scopre termini quali olismo, anti-specismo, complementarietà, rapporti orizzontali non gerarchici, cura, responsabilità. Il fiorire esplosivo di questa corrente culturale non ha lasciato indifferente la stessa letteratura. “Come possiamo, da critici letterari, rispondere alla crisi ecologica in atto?” Questa la domanda che ha inaugurato nell’ambiente anglosassone dei primi ’90 il cosiddetto ecocriticism: una corrente di critica letteraria ecologicamente orientata, che a sua volta influenza reciprocamente autori e romanzieri contemporanei.

Può la letteratura salvare il mondo? , se la crisi ecologica è una crisi innanzitutto culturale. La letteratura pare dunque lo strumento più indicato per allenare sguardo e fantasia su altri mondi possibili, su oggetti non ancora innalzati a dignità di soggetti rappresentabili; un’essenziale operazione pedagogica sulle possibilità di concepire creativamente e in altro modo i rapporti con la comunità bio-organica di cui siamo parte.

L’autrice – docente di Filosofia Morale all’università IUAV di Torino – parte precisamente da tale premessa per introdurre per la prima volta l’ecocriticism in Italia, con un lavoro di grande merito. Opere e autori analizzati sono a volte delle piccole perle misconosciute al grande pubblico. Lo riproponiamo con piacere, a sei anni dalla pubblicazione.

N.B. E’ previsto uno sconto del 30% per i soci Legambiente su tutti i volumi della Casa Editrice.

Davide De Martini