Feed on
Posts
Comments

piano di ristrutturazione all'ItalcementiE’ banale e miope addebitare agli ambientalisti e alla Magistratura la decisione di Italcementi di destinare lo stabilimento di Monselice alla sola macinazione, rinunciando per il momento al progetto di “revamping” su cui era pronta a investire 160 milioni di euro.

Il ripensamento di Italcementi non è certo dovuto né agli ambientalisti né alla Magistratura, ma è la conseguenza della presa d’atto che lo scenario economico è profondamente cambiato, che l’andamento del mercato dei materiali da costruzione è in rapida discesa (con il consumo di cemento in Italia sceso ai livelli di cinquant’anni fa) e che la presenza di tre cementifici nel raggio di 5 chilometri è divenuta, a seguito della crisi, assolutamente ingiustificata e incompatibile con l’andamento economico.

Italcementi e Zillo, sia a Este che a Monselice, hanno da mesi autoridotto la produzione, facendo funzionare i forni a potenzialità ridotta o alternandoli nel corso delle settimane, o addirittura arrestando gli impianti (com’è successo nel corso dell’estate). Solo il Sindaco Lunghi sembra non essersene accorto.

Tutti sanno quanto questi industriali siano insensibili al discorso ambientale e refrattari a iniziative per la salvaguardia della salute della popolazione.  Ma non sono così sprovveduti da buttare ingenti capitali per il rilancio di una produzione industriale in caduta libera. Solo il Sindaco Lunghi può crederci.

Peccato solo che sia un accidente storico come la crisi economica a imporre delle soluzioni drastiche e precipitose (se non vogliamo chiamarle ricattatorie), che creano disagio e inutili divisioni nei lavoratori e nella popolazione.

Con un po’ di lungimiranza si poteva intervenire per tempo con una pianificazione concertata tra le parti politiche, sindacali e imprenditoriali per definire l’inevitabile ridimensionamento del comparto e la necessaria riconversione degli impianti e dell’occupazione.

Ci auguriamo che, sull’onda di quanto sta avvenendo a Taranto, si crei un’intesa tra lavoratori e ambientalisti, i quali reclamano gli stessi diritti e le stesse attenzioni per l’ambiente e la salute di tutti i cittadini.

Legambiente – Segreteria Regionale e  Circolo “Dai Colli all’Adige” di Este. A cura della Redazione di Ecopolis

One Response to “Monselice, chiude Italcementi”

  1. Gianni Sbrogiò ha detto:

    L’articolo finisce con: “Ci auguriamo che, sull’onda di quanto sta avvenendo a Taranto, si crei un’intesa tra lavoratori e ambientalisti, i quali reclamano gli stessi diritti e le stesse attenzioni per l’ambiente e la salute di tutti i cittadini”.
    Un pò di ottimismo ci vuole sempre, ma a Taranto, da quel che so non vedo, purtroppo, questa intesa. “Il Comitato lavoratori e cittadini liberi e pensanti” formato da cittadini e da pochi lavoratori che seguono i sindacati di base non vogliono morire lavorando, ma sono isolati. Non bastano, come si può ben vedere, le azioni della magistratura, contro le quali ci sono, nelle rispettive funzioni, stato, autorità locali e sindacati. La posizione della Fiom è ondivaga. Finchè non si ha chiaro in testa che una produzione va chiusa con la lotta dei lavoratori, non se ne esce. Fermata dell’impianto o della produzione, risanamento o riconversione, riapertura dell’impianto o della produzione, garanzia del salario per tutti coloro che ne sono interessati e per tutto il tempo necessario alla riconversione è la strategia che bisogna praticare per risolvere il problema. Se tutto questo non si riesce a praticarlo le scelte saranno fatte sempre contro gli interessi di chi lavora.

Leave a Reply