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caserma_romagnoli_stop_cemento_padova“Chi investirà dovrà cedere il 70 per cento dell’area al Comune dove nasceranno impianti sportivi, un parco, una sala pubblica che costituiranno il nuovo centro di Chiesanuova”.

Così, nel virgolettato di un recente articolo sul Gazzettino, il sindaco di Padova difende la Variante al Piano degli Interventi (P.I.) che definisce i criteri di valorizzazione dell’ex caserma Romagnoli.

Questi criteri limitano l’edificabilità a 75.000 mc (circa il 60% del volume attuale) per uso residenziale (almeno il 40%), turistico-ricettivo e commerciale-direzionale con esclusione delle grandi strutture di vendita. I nuovi edifici dovranno essere concentrati nel 30% dell’area ed il rimanente 70% (105.000 metri quadrati) dovrà essere ceduto al Comune.

È questa la soluzione proposta dal Comune per quello che dovrebbe diventare il nuovo centro identitario di Chiesanuova? Tutto concentrato nel solo rettangolo della caserma?

Legambiente aveva presentato delle circostanziate osservazioni sia al Documento Preliminare che alla successiva delibera di adozione della Variante al P.I., in cui si chiedeva che la stessa Variante avesse un più ampio respiro strategico e riguardasse non tanto il semplice cambio di destinazione d’uso della caserma, quanto la creazione della nuova centralità urbana di Chiesanuova.

Si chiedeva al sindaco di volare alto, di realizzare un intervento a scala urbana, magari riprendendo quella visione di città che Legambiente ha da sempre sostenuto: una città policentrica, in cui i quartieri periferici fossero rigenerati attraverso la creazione di un loro centro identitario, dotato di un’area pedonalizzata in grado di ricucire il territorio, al momento tagliato in due dalle vie di penetrazione alla città. Un’area in cui insediare le funzioni pubbliche e private e gli spazi di socializzazione per favorire la vita di relazione della comunità. Insomma un luogo bello che riproponesse nei quartieri periferici il modello del centro storico.

Il sindaco Bitonci ha invece preferito guardarsi l’ombelico e limitare la nuova centralità all’interno dei confini della caserma, demandando al successivo Piano Urbanistico Attuativo le scelte e le soluzioni per integrare il nuovo intervento con il resto del quartiere. Ma il P.U.A. sarà di iniziativa privata e va da sé che chi acquisterà dal Demanio l’area per realizzare la riconversione della Romagnoli presenterà un piano attuativo limitato al solo perimetro della caserma. Nulla gli potrà essere chiesto all’esterno di detto perimetro. La ricucitura del territorio, per dotare così Chiesanuova di una vera centralità urbana, resterà a carico del Comune che chissà se, e quando, la potrà realizzare.

E pensare che sarebbe anche bastato accogliere la seconda proposta di Legambiente, che chiedeva di subordinare qualsiasi trasformazione della Romagnoli ad un piano guida che, attraverso un processo partecipativo, individuasse la parte del tessuto urbano da riorganizzare per la formazione della nuova centralità urbana. Ma nemmeno questa richiesta è stata accolta dall’amministrazione comunale.

A questo punto siano i cittadini di Chiesanuova ad intervenire per far valere le loro ragioni e contestare la prassi adottata dal comune, secondo la quale il contributo del pubblico deve limitarsi a qualche proposta iniziale e non invece alla concreta elaborazione delle scelte strategiche del territorio in cui abita.

Lorenzo Cabrelle, Legambiente Padova

4 Responses to “Caserma Romagnoli, il Sindaco si guarda l’ombelico”

  1. Luca Luciani ha detto:

    … perchè ad un privato dovrebbe essere richiesto di pensare e progettare a sue spese la parte esterna del perimetro dell’area su cui vuole sviluppare il proprio intervento? … semmai sarà compito del comune con propri progettisti e relativi fondi, no? … i ‘privati’, e cioè, in un modo o nell’altro, tutti noi, non sono ‘mucche da mungere’.

  2. Lorenzo Cabrelle ha detto:

    I privati possono intervenire all’esterno dell’area di proprietà per completare le opere di urbanizzazione necessarie ad un corretto inserimento del loro intervento nel contesto urbano che si vuole trasformare. E questo può avvenire a scomputo del contributo di costruzione, senza cioè mettere le mani nelle tasche di chi investe. Per fare questo bisogna però che ci sia un piano guida, a scala vasta, che indichi come l’organizzazione del territorio dovrà avvenire per conseguire l’obiettivo della realizzazione della centralità urbana di Chiesanuova. Ed è di tutta evidenza che il centro identitario del quartiere non può essere circoscritto all’interno della Romagnoli.

  3. Luca Luciani ha detto:

    … “possono”, ma perchè dovrebbero visto che questo si traduce in maggiori costi oltre a quelli dell’operazione economica che decidono di intraprendere … se un’amministrazione comunale o un governo mi obbligasse a ciò che non mi compete come imprenditore io non la prenderei affatto bene e non mi riterrei di risiedere in uno stato libero, ma in una dittatura di un qualche colore … ovviamente non mi sto riferendo a tutti quegli oneri e a quegli obblighi necessari e fondamentali per rendere vivivibile, sostenibile, di qualità, e raccordabile con i servizi esistenti, le nuove strutture che deciderò di realizzare in quanto imprenditore e non mecenate della città …

  4. Luca Luciani ha detto:

    … “a scomputo del contributo di costruzione” significa che in questo caso l’amministrazione comunale non incasserebbe alcuna risorsa economica aggiuntiva … dove dovrebbe trovare le risorse economiche per provvedere ad attrezzare il 70% dell’area che sarà ceduta al Comune? …

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