Feed on
Posts
Comments

autobus_APS_PadovaLa (presunta) perdita economica dell’azienda di mobilità padovana viene tirata in ballo quando si tratta di fare fusioni, tagliare corse, aumentare il costo del biglietto. Ma le cose, o meglio i conti, sono un po’ più complessi.

Cerchiamo di fare chiarezza; come argomentammo anni fa (vedi qui dossier), prima con il Pd poi con la LegaNord, per cercare di evitare – inutilmente purtroppo – che un pezzo importante della città venisse svenduto a Sita con danni che oggi stanno emergendo.

L’azienda del trasporto pubblico padovana non è mai stata un colabrodo. E’ una azienda che fa servizio di pubblica utilità, senza dimenticare la sostenibilità economica, rispettando la legge che sancisce che questo genere di servizi deve essere in parte finanziato. I problemi vengono da altri.

Intanto il “buco” di APS è fittizio: i soldi che APS Holding aveva di debito sono nei confronti del Comune di Padova, ma non per attività, bensì per canoni: ovvero concessioni (come gli stalli per i parcheggi) che l’azienda di proprietà del Comune deve pagare al Comune stesso! Sostanzialmente si tratta del meccanismo di scatole cinesi: in realtà si può dire che negli ultimi quattro anni APS ha generato entrate al Comune per quasi 8 milioni di euro.

APS Mobilità è un’azienda virtuosa per quanto riguarda il recupero dei costi dalla tariffazione: con il 42% di spese recuperato tramite la vendita dei biglietti in Italia è dietro solo a Bergamo (45%) e a pari merito con Prato (42.85%). La legge italiana impone un recupero almeno del 35%, quindi siamo virtuosi. La media italiana è del 30%. Se poi la Regione Veneto non copre neanche il 50% dei costi come chiede la legge, ecco che iniziano i guai.

Inoltre la Regione Veneto finanzia il tram in maniera non idonea (in questo caso si tratta di una scelta politica, non di inadempienza come nel caso degli euro/km dei bus): se si allineasse a quanto altre Regioni riconoscono come costo al km per mezzi innovativi e non inquinanti (come la Lombardia, per rimanere in zona) anche il buco, fittizio, non esisterebbe.

La bassissima velocità commerciale degli autobus in città (di 14 km/h, la più bassa in Veneto), dovuta alle scelte della Proprietà (cioè del Comune) che non ha mai voluto fare le corsie preferenziali, ingenera una inefficienza che costa milioni di euro. Detto in altri termini, aumentando di 2 km/h la velocità commerciale avremmo un risparmio, a parità di corse, di quasi 2 milioni (e forse quale utente più soddisfatto e qualche padovano che decide di lasciare l’auto per prendere il bus).

Infine la beffa: nell’ultimo decennio la peggior perdita di Aps Mobilità è stata la svalutazione di Infracom, giochetto imprenditoriale ereditato da Giustina Destro e Forza Italia; azienda (“leader” di telecomunicazioni e datacenter, sic!) le cui azioni sono finite nella pancia di Aps Mobilità non si sa bene per quale ragione (o meglio, si può intuire), delle quali non è stato possibile liberarsi perchè sul mercato non c’erano acquirenti disposti a comprare quote di una società cronicamente in perdita.

Se poi a tutto questo aggiungiamo due note compagnie assicurative, la Generali e la Unipol-Fondiaria che dal 2010 al 2014 hanno fatto cartello anti-concorrenza per partecipare a 58 gare di appalto per l’RCA dei bus di 15 aziende, tra cui l’APS Mobilità, che è valso loro una condanna dall’Antitrust al pagamento di una multa di 29 milioni di euro, si capisce che per alcuni la mobilità pubblica è stata una vacca da mungere.

Tutte queste considerazioni non sono nuove, le abbiamo già scritte in un dossier del 2014 per dimostrare che APS Mobilità in realtà è (era) un’azienda sana, forte di un capitale di 49.000.000 di euro interamente versato.

Oggi si ripropone il vecchio adagio delle perdite per scaricare su utenti la diminuzione delle frequenze, il taglio delle linee (cioè dei km) e un (in un futuro prossimo) l’aumento del costo del biglietto. Almeno sappiatelo, non è così.

Andrea Nicolello-Rossi e Andrea Ragona, Legambiente Padova

Leave a Reply