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I cementifici emettono dosi massicce d’inquinanti, anche di dieci volte superiori a quelle degli inceneritori, e nell’area di Monselice, dove  insistono non uno bensì tre cementifici, il primo cittadino nonché responsabile della tutela della salute, non muove un dito nemmeno di fronte all’intenzione di chiudere definitivamente l’unica centralina ARPAV funzionante nella sua città.

Ad accrescere la nostra preoccupazione non sono solo le notizie che giungono da Taranto, ma altresì i risultati dell’indagine epidemiologica sulla salute respiratoria della popolazione residente a Fumane (VR), altro polo cementifero del Veneto (I risultati di questa prima parte d’indagine disponibile sul sito biometria.univr.it/fumanestudy/reports.html) Gli indicatori sanitari utilizzati dalla sezione di epidemiologia e statistica dall’Università di Verona, fanno riferimento agli anni 1999 – 2009 e riguardano due realtà a confronto, quella di Fumane su cui insiste un cementificio, e quella di Mezzane, sempre nel veronese, dove si trova una fabbrica di batterie per auto. I bambini di Fumane lamentano irritazione agli occhi, ricoveri e assenze sono superiori ai loro coetanei di Mezzane e aumentano nei giorni successivi ai picchi di PM10. In generale ricoveri e rischi ospedalieri, tutte le diagnosi per tutti i tipi di tumore, le malattie del sistema cardiocircolatorio, dell’apparato respiratorio, aborti e complicazioni della gravidanza sono nettamente superiori a Fumane rispetto agli abitanti di Mezzane. Tra i bambini si registra una percentuale maggiore di asma e riniti, stati infiammatori delle vie aeree e maggiori ricoveri per cancro. .Anche il consumo di farmaci per malattie ostruttive delle vie aeree e per le allergie è maggiore nel centro di Fumane. Le differenze tra i due Comuni oscillano tra il 15 e il 70% a sfavore di Fumane.

Questi risultati c’impongono di rilanciare con forza anche nel nostro territorio la richiesta di un’immediata indagine epidemiologica su tutta la popolazione, poiché qui insistono tre cementifici nel raggio di 5 km, e attorno ai due cementifici di Monselice sono presenti numerosi plessi scolastici con migliaia di alunni. Invitiamo i Consigli Comunali, i rappresentanti dei genitori, i medici di base di questo territorio a far sentire la loro voce per chiedere la verità sullo stato di salute della popolazione e sui rischi cui siamo esposti, a chiedere a gran voce che sia evitato l’utilizzo dei rifiuti, sia come combustibile sia come sostitutivo alla materia prima nei processi produttivi.

Le risultanze finora emerse dall’USL 17, le rassicurazioni di un Sindaco e di un assessore provinciale, nonostante la loro professione di medici, non sono più sufficienti. Dobbiamo capire qual è in prezzo in termini di salute che i nostri bambini e i nostri concittadini stanno pagando per l’inquinamento prodotto.

Francesco Miazzi – Consigliere Comunale “Nuova Monselice”. A cura della Redazione di Ecopolis

N.d.r. E’ di questi minuti la notizia della sospensione delle attività dello stabilimento di Monselice da parte di Italcementi. Ora sono necessarie misure urgenti per ricollocare i lavoratori in altri comparti con più futuro, ma non possiamo commentare che positivamente questa evoluzione naturale e ovvia della vicenda, vista la crisi, strutturale e non temporanea, del comparto edilizio nel nostro paese come in tutti i paesi di terziario avanzato.

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