Biogas di Limena. Perchè il cattivo odore?

biogas_Limena_odoriA marzo è iniziata a Limena una raccolta di firme per sollecitare l’Amministrazione Comunale ad intervenire sul problema del cattivo odore proveniente dall’impianto di biogas situato nell’area del Tavello (è quello della Società Agricola Tosetto s.s., da 1 MW, inaugruato ad ottobre 2009 da Giancarlo Galan).

Già un paio di anni fa, partendo da una segnalazione di questo tipo per lo stesso impianto, i tecnici dell’ARPAV avevano scoperto una situazione di gravissimo inquinamento da PCB (policlorobifenili), classe di composti organici considerati inquinanti persistenti, dalla tossicità in alcuni casi simile a quella della diossina (vedi ecopolis del maggio 2013). I dati emersi avevano fatto scaturire un’ordinanza del Sindaco per la messa in sicurezza dell’impianto.

Cosa c’entravano i PCB con un impianto che sfrutta gli scarti agricoli? Apparentemente nulla, a meno che non si ipotizzi un apporto di sostanze estranee a quelle previste dal corretto utilizzo degli impianti. Rimane il fatto che dell’indagine aperta dalla magistratura non si hanno notizie.

E’ chiara la preoccupazione per una situazione come questa, in particolare laddove si consideri che non c’è una chiara normativa che imponga l’analisi del digestato, il sottoprodotto di un impianto di biogas che viene usato come ammendante in agricoltura.

Già all’epoca della prima rilevazione del problema, data l’assenza di informazioni alla popolazione da parte della Amministrazione Comunale, Legambiente Limena aveva promosso una serata informativa durante la quale, oltre ad approfondire il caso, si era sviluppato il tema generale degli impianti che sfruttano questa tecnologia. Era risultato evidente già allora che in generale gli impianti di biogas possono essere un’opportunità per l’agricoltura e per l’ambiente nella misura in cui concorrono all’integrazione del reddito agricolo, alla valorizzazione dei suoi sottoprodotti che altrimenti sarebbero trattati come rifiuti, al contributo che possono dare all’uscita dalle fonti fossili in quanto fonte energetica rinnovabile non intermittente e per altri aspetti di sostenibilità ambientale … a patto che gli impianti siano correttamente dimensionati alle caratteristiche dell’azienda e progettati nel rispetto e nella valorizzazione dell’ambiente in cui si installa (origine delle materie prime, consumi di acqua ed input energetici, incremento della sostanza organica nel suolo e della biodiversità, uso efficiente del calore in uscita sottoprodotto dal processo, garanzie per la salute e per l’impiego corretto del digestato, ecc.).

Tornando a Limena, non appare coerente l’azione dell’Amministrazione Comunale che mentre nel caso dell’inquinamento di PCB era riuscita ad attivare un’azione di monitoraggio sul digestato secondo le indicazioni scaturite da apposite Conferenze dei Servizi, si è mostrata inerte per quanto riguarda la reiterata situazione del maleodore affermando di non avere alcun strumento di intervento al riguardo.

Perché se è vero che un cattivo odore non rappresenta necessariamente un pericolo per la salute, è comunque vero che può interferire pesantemente con il benessere delle persone. Così come si può tranquillamente affermare che impianti ben progettati, e correttamente condotti, non sono fonte di cattivi odori.

Cosa fare allora? Considerando soprattutto i sostanziosi contributi in conto energia per questi impianti che permettono brevi tempi di ammortamento dell’investimento, proponiamo all’Amministrazione (così come abbiamo fatto con le osservazioni al P.A.T.) di intavolare con la proprietà un trattativa volta ad arrivare, in un congruo numero di anni, ad un ridimensionamento e ad uno spostamento dell’attuale impianto, oggi situato troppo vicino alle abitazioni ed in una zona di particolare pregio paesaggistico come il parco del Tavello, area SIC (Sito di Importanza Comunitaria per la salvaguardia della biodiversità) e ZPS (Zona di Protezione Speciale per la conservazione delle specie di uccelli viventi allo stato selvatico).

Perché non si può fare finta di niente, il migliaio di firme già raccolte lo sta a dimostrare: una soluzione va trovata!

Concludiamo con un invito alle istituzioni, in primis la Regione Veneto, a tener conto delle caratteristiche sopra citate in fase di autorizzazione di nuovi impianti per evitare che soluzioni teoricamente in linea con un corretto rapporto uomo/natura sfocino nei fatti in un danno all’ambiente che ci circonda.

Orio Scanferla, Presidente Legambiente Limena

6 thoughts on “Biogas di Limena. Perchè il cattivo odore?

  1. … ma come un ridimensionamento e uno spostamento dell’attuale impianto? … e tutto questo a spese di chi dovrebbe essere? … insomma, detta in un modo o in un altro, nemmeno più gli impianti di recupero/riciclo per la produzione di energia pulita vanno bene. Mentre per esempio all’Aquila, città di ca 70.000 abitanti dove nuovamente mi trovo, nella maggior parte del territorio non esiste una raccolta differenziata di ALCUN TIPO … e non esiste nemmeno una Legambiente che in casi così eclatanti dica qualcosa … mah!

  2. Ho letto nei giorni scorsi che il titolare dell’impianto si giustificava per gli odori del mese di marzo asserendo che erano dovuti a dei lavori tecnici all’impianto.
    Ma quando mai? Ho partecipato la sera del 22 dicembre alla marcia podistica del Tavello e assieme a circa altre 400 persone ho potuto sentire l’odore, acre e nasueante, che alle 21 di sera proveniva dall’impianto.
    Poi, non contento, nella giornata di Santo Stefano, che forse ricorderete è stata bella e mite, con mia moglie, suo fratello e mia cognata abbiamo fatto il giro del Tavello. Passando in viale Trieste a fianco dell’impianto mia cognata per poco non sveniva per i miasi opprimenti che si respiravano.
    E’ indecente che sia stato concesso il permesso ad un impianto così grande, in una zona così bella. Vergogna! Fate i controlli!

  3. Gentile Luca,
    come ricordato nell’articolo le mille firme raccolte stanno a testimoniare che persiste un problema che va affrontato. Auspico un tavolo tecnico comune-proprietà-arpav per individuare, adottare e monitorare nel tempo tutti gli interventi necessari alla soluzione del problema. La dimensione dell’impianto e la vicinanza alle case sicuramente non aiuta e la questione dello spostamento, in prospettiva, va posta: va ricordato che l’attuale normativa regionale, diversamente da quella vigente all’epoca della realizzazione del biogas in questione, che fu tra i primi in Veneto, non permette la realizzazione di questa tipologia di impianti in area SIC-ZPS.

    Confermo quanto scrivi … non tutto ciò che è “green” va bene. Bisogna considerare il saldo energetico e la sostenibilità dell’intero ciclo, a maggior ragione quando ci sono in campo gli incentivi.

    Infine non conosco la realtà di L’Aquila, a cui fai riferimento, ma se è così, considerato che mi sembra che tu sia attento e sensibile alle questioni ambientali, ti invito a prendere contatto con i referenti locali dell’associazione e ad impegnarti in prima persona. Legambiente è volontariato ambientale, c’è bisogno dell’aiuto di tutti.

  4. Hai ragione: cerco di essere attento e sensibile in materia ambientale. Però cerco anche di essere almeno un poco pragmatico: 1) la scala dei problemi: un impianto che comunque riciclando e riutilizzando produce energia elettrica ‘pulita’ vs un”intera città che potrebbe fare la raccolta differenziata e che non la fa; 2) cerco di essere attento anche agli investimenti degli imprenditori privati. Alla luce di queste due attenzioni penso che spesso (quasi sempre) Legambiente Padova esageri i toni, sia poco equilibrata, sia sempre contro gli imprenditori e lo sviluppo (anche quelli ‘verdi’ come in questo caso), sia iper-massimalista in tutto, ma soprattutto sia profondamente contro diverse categorie di lavoratori che ‘intraprendendo’ con la loro impresa e, pagando salatissime tasse, continuano a permettere al paese la sua enorme corruzione e il dispendio di una macchina pubblica farraginosa, spesso inutile, spesso improduttiva, e in generale eccessivamente mastodontica. … per il resto è da una vita che faccio altri tipi di volontariato e di impegno civile: mi basta e avanza … se volete comunicare voi a Legambiente L’Aquila che forse è il caso di proporre una serrata raccolta differenziata, bene, altrimenti andiamo pure avanti con scale dei problemi invertite.

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