Non si abbattano gli olivi senza ricerca. Firmate [ultimo giorno]

Ulivi del SalentoGli ulivi del Salento si seccano e muoiono; hanno cominciato a farlo non più tardi del 2013 e la situazione rimane ancora oggi irrisolta.

Per chiedere di indagare più approfonditamente, capire le sperimentazioni naturali e i loro risultati, fino al 24 aprile è possibile firmare la petizione promossa dal Centro Servizi Volontariato del Salento

Perchè gli ulivi muoiono? Si tratta degli effetti del “Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo” (CDRO) ma, come spiega questo articolo di National Geographic del 17 novembre 2013, non sembra esserci una causa unica. “Il CDRO”, spiega ancora Giovanni Martelli, a capo del laboratorio che si sta occupando delle indagini sulla causa della malattia, “è verosimilmente il risultato dell’azione di tre diversi attori: il lepidottero Zeuzera pyrina (rodilegno giallo), le cui larve scavano delle gallerie nel tronco e nei rami dell’olivo che facilitano l’ingresso del secondo attore, un complesso di funghi microscopici del genere Phaeoacremonium. Il terzo attore è il batterio Xylella fastidiosa. Un batterio da quarantena, che può colpire non meno di 150 specie diverse di piante e che, quindi, va sicuramente isolato”.

Spiegazioni più approfondite vengono proprio dal Forum Fitoiatrico di Veneto Agricoltura (25 giugno 2014): la relazione di Antonio Guario e Anna Percoco del Servizio Fitosanitario della Regione Puglia conferma la complessità del fenomeno di disseccamento, fornisce dati sulle analisi svolte e sulle misure adottate (a norma di legge) per il contenimento ma, soprattutto, ribadisce il ruolo fondamentale della ricerca nel pianificare un piano di lotta e contenimento.

Proprio all’esigenza di approfondimento e studio si appellano i cittadini, preoccupati per la possibile perdita di milioni di ulivi, per l’impatto sull’economia e l’immagine del Salento, per il massiccio impatto degli agenti chimici utilizzati nella lotta al batterio e per l’assenza di una seria sperimentazione al fine di curare le piante malate e contrastare attivamente sintomi e malattia. Lo sottolinea Luigi Russo del comitato #difendiamogliulivi, ricordando il ruolo fondamentale del dialogo delle autorità con la cittadinanza.

L’Espresso riepiloga le tappe di questo “caso nazionale” in maniera comprensibile e portando i dati, a volte anche discordanti, fin dall’esordio del problema al Piano Silletti, con qualche spiegazione su cosa c’entri (o non c’entri) la multinazionale Monsanto, quale sia il ruolo delle diverse amministrazioni (locali ed europee) e delle associazioni, e su quale potrebbe essere il prossimo evolversi della vicenda in base alle decisioni già prese e agli incontri programmati. Nel complesso, però, “le certezze scarseggiano, come le risorse destinate all’emergenza”.

In compenso, si moltiplicano i testimonial: dopo i Sud Sound System e Sabina Guzzanti, anche le Iene (con Nadia Toffa) prendono a cuore la questione e guadagnano alla causa Caparezza, Al Bano e molti olivicoltori che rivendicano la validità di metodi tradizionali e pratiche agronomiche.

Tra incontri, scontri e inevitabili eradicazioni, rimane indispensabile continuare a documentarsi e chiedere chiarezza e ricerca. Chiunque può farlo, firmando, anche virtualmente e fino al 24 aprile, la petizione promossa dal Centro Servizi Volontariato del Salento

a cura di Annalisa Scarpa, redazione di ecopolis

One thought on “Non si abbattano gli olivi senza ricerca. Firmate [ultimo giorno]

  1. Condivido le finalità della difesa degli ulivi! Ma non solo gli ulivi, fondamentali per la ns economia agricola in vaste aree d’Italia, ma anche gli alberi in città subiscono un taglio giustificato dal fatto che dissestano i marciapiedi, (forse è possibile trovare il modo di sollevare il piano dei marciapiedi, lasciando in libertà le radici).

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