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ospedale padovaÈ necessario valorizzare l’attuale complesso Clinico-Ospedaliero di Padova? Sì, perché? Continua la pubblicazione di nuovi contributi ad un dibattito ora un po’ sopito in vista delle elezioni regionali.

In questo contributo il dottor Tullio Todesco osserva che “l’intesa fra Regione, Università e Comune di Padova per costruire un nuovo Ospedale in periferia a  nord-ovest della città  è stata annullata, essendo l’area inadatta e poco accessibile. I fautori di quel progetto contrastano la volontà di valorizzare il Complesso esistente, espressa dal Sindaco, indicando collocazioni alternative, prive però di requisiti indispensabili, a parte la superficie edificabile. Non è adatta l’area del piccolo e assai prezioso aeroporto, cui la città non può rinunciare, né quella in periferia est a San Lazzaro; inoltre entrambe, a causa di problemi di viabilità, non tollererebbero ulteriore sovraccarico di traffico.

D’altra parte il volume che raccoglie “Studi e progetti per il Nuovo Ospedale di Padova e la Facoltà di Medicina”,  curato magistralmente dal professor Umberto Trame, sotto il titolo “La ricollocazione del nuovo Ospedale – criteri di scelta e valutazione delle alternative possibili”, richiama parte delle normative Europee in merito, che specificano la necessità di considerare:

  • l’intera area  e non la singola opera progettata;
  • l’intero processo di definizione e l’individuazione di scenari futuri, tanto più avendo di fronte periodi, per l’entrata a regime, medio-lunghi;
  • una consultazione attiva e aperta e non la semplice informazione della cittadinanza che conduca a scelte se non condivise  quantomeno condivisibili.

Si tratta di norme tecniche e di buon senso da osservare accuratamente nell’insediamento di una struttura complessa, che assomma servizi di alta frequentazione e della massima importanza socio-sanitaria, culturale e economica, che devono svilupparsi in armonia con l’ambiente, integrandosi con la città in uno stretto rapporto di interdipendenza, difficilmente realizzabile in assenza di tutte le condizioni adatte.

È indispensabile perciò, per il bene della popolazione, conservare l’attuale collocazione dell’ospedale, unica nella città, vicina al centro e provvista di tutti i requisiti favorevoli (la viabilità sufficientemente scorrevole, la facile accessibilità grazie a vari servizi di trasporto pubblico multidirezionali).

Lo stesso professor Trame sottolinea la necessità che la città storica sia rispettata e “soggetta a processo di conservazione  e di recupero sempre più attento e condivisibile”; anche per questo va scartata in via definitiva l’ipotesi di abbandono dell’attuale complesso: creerebbe una grave ferita nell’assetto urbanistico e pesanti problemi di recupero ambientale. Avendo a disposizione una superficie di oltre 350.000 metri quadrati e una volumetria di oltre 900.000 metri cubi, si può realizzare un graduale programma di ristrutturazione degli edifici esistenti, prevedendo, nel progetto, anche un riassetto dei servizi più funzionale e adeguato ai tempi.

La stampa locale ha dato molto spazio a coloro che sostengono l’opportunità di un nuovo complesso, giudicando l’attuale obsoleto e inadatto agli interventi di riqualificazione. In realtà le passate Amministrazioni ospedaliere  hanno affrontato sempre con cura e determinazione i lavori di adeguamento in base alle esigenze degli utenti e al progresso scientifico. Si può fare ancora, nel rispetto dell’intrinseco valore storico-culturale e patrimoniale e delle qualificate attività dell’Ospedale e del Policlinico esistenti, il cui prestigio subirebbe un grave scadimento se venisse confinato in periferia, subendo le conseguenze della sospensione e del trasferimento dei servizi.

dott. Tullio Todesco, ex dirigente apicale del SSR

Area medica Igiene e Organizzazione

 

 

5 Responses to “Ospedale a Padova: riqualificare l’esistente”

  1. monica lazzarin ha detto:

    Assolutamente si!!!! Totalmente d’accordo con questa analisi e ricordo che la ristrutturazione del vecchio ospedale e’ il motivo principale per cui il sindaco e’ stato votato dalla maggioranza dei cittadini padovani.
    Vogliamo l’ospedale dove si trova adesso, e’ tutto da dimostrare lo svantaggio della ristrutturazione rispetto ad una nuova costruzione che portera’ solo disagi e una spesa enorme, tipicamente fuori controllo.
    L’ospedale dove si trova adesso e’ frubile da tutti, soprattutto dai padovani a cui dovrebbe essere principalmente rivolto, in maniera semplice ed efficiente. Risulterebbe poi slegato anche dall’universita’, con cui adesso e’ in totale connessione. Quale scomodita’ anche per gli studenti…non capisco perche’ l’universita’ sia cosi’ favorevole a un suo spostamento.
    Una sua ristrutturazione e’ invece l’unica strada percorribile.
    Vorrei vedere mantenute le promesse, almeno una volta!

    • gianni ha detto:

      sono d’accordo l’ospedale può essere ristrutturato e quindi lasciato dove si trova.Per il nuovo ospedale si è mosso il solito magna,magna,che noi cittadini dovremo pagare,siamo stufi,che il sindaco rispetti le promesse elettorali.

    • Stefano ha detto:

      L’università è favorevole allo spostamento perché ha i conti sott’occhio e sa bene quali siano le difficoltà di operare nell’eccellenza se affianco alla sala operatoria hai i muratori che demoliscono.

  2. pierluigi matteraglia ha detto:

    Il progetto del “Nuovo Ospedale” così nominato è, a mio avviso, una questione mal posta, nel senso che non si tratta di riqualificare il sito esistente o di rilocalizzare un servizio. La questione dal punto di vista urbanistico è questa: il sistema ospedaliero padovano è l’attività più importante della città e modificarlo vuol dire incidere sudi essa in maniera rilevante e quindi occorre pensare alle trasformazioni che verranno prodotte nella città. Ho avuto occasione più volte di ripeterlo: ripensare il sistema ospedaliero padovano (potenziarlo con un nuovo policlinico universitario a valenza europea, che non vuol dire fare un nuovo ospedale svuotando il giustinianeo per portarlo da un’altra parte: su questo ahimè c’è ancora confusione) vuol dire fare un progetto urbano ragionando tecnicamente, urbanisticamente, ambientalmente e socialmente sulle funzioni, sull’indotto, sul sistema esistente, sui trasporti e sulla viabilità, sulle funzioni centrali ecc.
    Esprimere e raccogliere opinioni e pareri come fa Ecopolis fa parte della questione sociale che ben pochi prendono in considerazione.
    Che si possa collocare il nuovo policlinico nell’area attuale lo abbiamo accertato con alcune sperimentazioni al DICEA dell’Università di Padova, ma questo vuol dire fare solo una parte del progetto urbano del sistema ospedaliero padovano.
    Ma non è in gioco solo Padova città autonoma ma anche la Padova che sta al centro dell’area metropolitana veneta che è una realtà che la politica, purtroppo miope, non vede e se ne riconoscesse le potenzialità capirebbe che il suo governo le permetterebbe di competere con i sistemi metropolitani europei. Allora il sistema ospedaliero va pensato anche in questa visione.
    Mi rendo conto che il commento è molto sintetico, ma spero di aver contribuito alla discussione.

  3. Stefano ha detto:

    Sono in disaccordo con questo post. L’ospedale deve essere una macchina che risponde a requisiti di funzionalità che i vecchi stabili non garantiscono se non con inutili spese di adeguamento (come dimostra la spesa sostenuta per rendere antisismiche le stanze che ospitano le attrezzature per la PET. Inutile dire che affermare che un’area non è idonea solo basandosi sull’attuale e non su una visione d’insieme più ampia è un po’ miope. Certo, se accettiamo che il sindaco cancelli la seconda linea di tram che doveva arrivare a Padova ovest, che la regione non abbia alcun interesse a mettere in piedi un sistema ferroviario regionale che serva l’area, che non ci sia una possibile riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico su gomma, è evidente che qualsiasi area è deficitaria nell’accessibilità, ma alla stessa maniera lo potrebbe diventare l’attuale con un possibile taglio delle corse.

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