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bastione cornaroLa nuova amministrazione comunale ha messo fin dal primo giorno la valorizzazione del sistema delle mura e delle acque al centro della sua politica per la città, come risorsa per i cittadini e, in prospettiva non lontana, come fonte di ricchezza, attraverso l’incremento di flusso turistico che esse possono produrre.

Non abbiamo perciò dubbi sulla risposta che verrà data alla proposta avanzata dalla UIL e avallata dalla direzione generale dell’Azienda ospedaliera, di creare un parcheggio da 300 (trecento!) auto nella fossa accanto al baluardo Cornaro. Non potrà che essere negativa: non tanto per il vincolo posto dalla Soprintendenza, ma soprattutto perchè una risposta positiva sarebbe in aperto contrasto con ogni proposito di valorizzazione delle mura.

Che non sono solo dei “muri”, come ancora sembrano ritenere persone che dovrebbero essere colte e preparate: sono un sistema di opere, delle quali la fossa, una fascia di prato allagabile a pelo dell’acqua del fossato (che un tempo le circondava per tutto il loro perimetro), era parte integrante. Sistema che oggi solo qui, dal baluardo Cornaro al torrione Buovo, si conserva ancora, se non integralmente, perlomeno in forma leggibile.

Non è dunque un’area “abbandonata”, quel prato, ma “mura” anch’esso, quanto i mattoni e le pietre. Una gita a Ferrara (anche su google) aiuterebbe forse a capire.

E che dire del baluardo Cornaro, già massacrato al suo interno dalla costruzione del sanatorio, prima, e delle cliniche neurologiche poi, che lo sovrastano, quasi schiacciandolo? Circondato da un tappeto di variopinte e luccicanti vetture, il più grande e maestoso bastione della città, decantato dai contemporanei come una meraviglia dell’architettura applicata alla difesa, opera del più insigne inzegner militare che abbia operato a Padova, Michele Sanmicheli, rischierebbe di offrire un ben misero spettacolo a quei turisti che credessero di venire a visitare la più grande città murata d’Italia (dopo Roma)!

E tutto ciò proprio mentre si è appena deciso di trasferire finalmente altrove l’ospedale e le cliniche, rendendo possibile una concreta riqualificazione di tutta l’area, che andrebbe ripensata e ridisegnata proprio mettendone al centro le mura, il baluardo Cornaro e il canale San Massimo, da riportare alla luce, per farne una delle aree di pregio della città?

Questo è quanto prevede il Piano per il Parco delle Mura e delle Acque, presentato dal Comitato Mura e fatto proprio dall’amministrazione.

La sua realizzazione ha bisogno della partecipazione convinta di tutta la città, istituzioni, enti pubblici e privati cittadini. Consapevoli del fatto che la valorizzazione delle mura necessita di spazi liberi, dove ancora disponibili. Che non sono spazi “abbandonati” o “vuoti”, sono spazi vitali: per le mura, ma prima ancora per noi, per la nostra vita futura.

Comitato Mura di Padova

One Response to “Basta sfregi alle mura”

  1. Luca Luciani ha detto:

    Prima o poi bisognerà trovare il coraggio di determinare con precisione quali sono gli “spazi liberi ancora disponibili” delle mura e quali invece quelli che non lo sono più. Una volta determinata questa distinzione si dovrebbe decidere una volta per tutte cosa fare sia dei primi che dei secondi. Se si continua con questa assoluta ‘promiscuità concettuale’ il risultato non potrà che essere quello odierno: un disegno complessivo incomprensibile con aree spesso abbandonate alle erbacce, alla loro progressiva cancellazione, e alle superfetazioni.

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