Parco Acquatico di Abano: opportunità di rinascita o danno ambientale?

Area parco acquaticoChiudete gli occhi e provate ad immaginare: “Un parco, dedicato al benessere, per clientela adulta, in stile esotico con palme, grotte e piscine termali. Trattamenti di: fangoterapia, massoterapia, ozonoterapia comprensivi di ristorazione e pernottamento”. Che ve ne pare? E’ ciò che la famiglia Scappini, rappresentante della Società Rialto srl sogna di creare alle pendici del colle S.Daniele, ai confini del Parco Colli, per la città aponense.

Aquas Abano: è questo il nome dato alla nuova meraviglia dell’intrattenimento termale.

“Di tutto Abano ha bisogno ma non di un parco acquatico” afferma l’architetto Paolo Merlini, Presidente dell’associazione Salviamo Gli alberi.  “Il pericolo è quello di trasformare Abano in città dei divertimenti e dei balocchi, ponendo fine al termalismo tradizionale inteso come pace, serenità, cultura e natura”.

“Abbiamo cercato di studiare una struttura poco invasiva, ecosostenibile e dal buon impatto visivo. Puntiamo a lasciare libera la visuale dei Colli con il 90% dell’area a giardino. Il progetto prevede lo sviluppo di una superficie di 17.205 metri quadrati, di cui 7.200 saranno destinati al verde e 4.274 ad una serra bioclimatica. L’edificio che si vorrebbe realizzare avrebbe una capienza stimata di 350-400 persone. I posti auto saranno invece 200. (dati da: Il Mattino di Padova. Ndr)

Questo è quanto dichiarato, durante la Conferenza dei Servizi del 9 Marzo, dalla società Rialto Srl, la quale auspicherebbe il completamento dell’opera entro la fine del 2017 e, pertanto, si attenderebbe la necessaria variante urbanistica in tempi rapidi.

Molte sono le parti che hanno sollevato commenti, più o meno favorevoli, alla realizzazione di una simile struttura nella zona indicata.

Alessio Zanon di Forza Italia: «L’idea del parco non dispiace, ma desta perplessità la sua collocazione in una zona così delicata sotto l’aspetto idrogeologico».

Michele Ghiraldo di Ascom: «Bisognerebbe capire se questo parco sia coerente con la linea che si vuole dare in futuro alla città».

Flavio Manzolini della Lega Nord: «Il parco acquatico era uno dei punti del nostro programma alle amministrative e la zona migliore è proprio San Daniele. Abano deve divenire una città innovativa..».

Davide Cuccato del Gruppo M5S «E’ in una zona già compromessa dalla vicina zona industriale. Non inventiamoci progetti estranei al nostro territorio. Chiediamo al sindaco Claudio di indire apposito referendum».

Il parere del Sindaco di Abano non si fa certo attendere: «Il progetto del parco Aquas Abano piace e ha l’appoggio di questa Amministrazione. Il progetto riveste grande importanza per il nostro territorio perché lo rende più appetibile ai cittadini, ai turisti e crea posti di lavoro”. E aggiunge: “Da sottolineare il fatto che l’imprenditoria locale abbia deciso di investire nel proprio territorio. Dispiace per quelle categorie economiche che non comprendono il valore del progetto, sostenendo piuttosto il recupero delle strutture abbandonate in modo da non mettere in difficoltà quelle già esistenti. Penso invece che, dal punto di vista architettonico,  il parco acquatico andrebbe a riqualificare un’area piena di capannoni. Ovviamente ciò avverrebbe nel rispetto delle normative previste, coinvolgendo anche la Soprintendenza al fine di mitigare l’impatto ambientale».

Perchè tanto riguardo per quella che è in fondo un’area “di risulta? Se lo chiede fortemente Gianni Sandon, consigliere del Parco Colli, che aggiunge: “Lo si capisce bene guardando il contesto di cui l’area fa parte. Si tratta di quella fascia di territorio che fa da cerniera tra la città termale e il Parco regionale dei Colli. L’obiettivo del Piano Ambientale del Parco è di riqualificare quest’area attraverso uno studio progettuale speciale indicato col nome significativo di: “Atrio delle Terme”.

Troppe indicazioni lungimiranti sono state largamente disattese, nel corso degli ultimi 20 anni e colpevolmente sostituite da continui tentativi ispirati ad una vecchia logica fatta di singoli, disordinati interventi.

Praticamente qui si va a comporre  una nuova “marmellata”, un imponente complesso innalzato nel più completo disinteresse per lo skyline, che ancora oggi si può cogliere dall’anello ciclabile che passa proprio li davanti, lungo il Rialto.

E Sandon chiude desolatamente: “Siamo alle solite: le scelte urbanistiche continuano a farle i proprietari delle aree, più attenti ovviamente agli interessi loro che non a quelli del territorio“.

Flavio Boscatto, redazione ecopolis