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MelaUgo Bardi è un professore di chimica-fisica dell’Università di Firenze. Da anni cura un blog sul progressivo esaurimento delle risorse (ugobardi.blogspot.com). Il blog è molto aggiornato ha un nutrito seguito di lettori; è interessante leggere anche i commenti, per poter seguire il dibattito.

Il blog ha carattere tecnico-scientifico, ma è facilmente comprensibile, grazie allo sforzo divulgativo dell’autore, e dei suoi collaboratori. Si può imparare a leggere un grafico, o a capire alcuni termini-chiave (per esempio BAU: in inglese, Business As Usual, che identifica lo scenario in cui il sistema consumistico continua come se niente fosse; oppure EROEI, che misura il ritorno energetico di una fonte di energia: petrolio, idroelettrico, uranio, carbone, fotovoltaico ecc.)

Ugo Bardi concentra i suoi lavori sul modello del ‘picco’ di una risorsa. Per “picco” si intende il massimo di produzione, raggiunto il quale la produzione può solo diminuire. In questi primi decenni del XXI secolo abbiamo raggiunto, o raggiungeremo presto, il massimo produttivo delle risorse necessarie per sostenere una civiltà industriale complessa, energivora, consumista e sovrappopolata: il picco del petrolio certamente, ma anche di molti prodotti agricoli e minerali.

Vedendo le crisi economiche da questa angolazione, il Professore si chiede: ha ancora senso parlare di crescita economica? I decisori politici sono a conoscenza di queste prospettive, oppure potrebbero facilmente avere accesso ai dati e a personale tecnico in grado di illustrare loro cosa significano. E allora, perché continuano a riproporre il modello della crescita come unica soluzione per i problemi di occupazione e debito?

Probabilmente la risposta non è in una mancanza specifica della classe dirigente, ma in che ci riguarda tutti da vicino. La risposta è che la nostra visione del mondo, di tutti noi, è basata sulla crescita, vista non come modello, uno dei tanti tra i quali scegliere, ma piuttosto come un vero e proprio imperativo categorico, in mancanza del quale non c’è nulla. Possiamo solo crescere nei consumi, per creare (poca) occupazione, al prezzo di sempre minori tutele salariali, del welfare, e ambientali. Questo “gioco” è nato negli anni del petrolio facile, è può essere abbandonato solo con grande difficoltà. Non a caso, i primi movimenti ambientalisti moderni sono nati dopo le crisi petrolifere degli anni ’70.

Adesso, però, tutto questo sta diventando progressivamente impossibile da sostenere. Nel suo blog, il Professore, e i suoi colleghi, tentano anche di descrivere i possibili scenari dei prossimi decenni. L’unico scenario in cui si scorge un po’ di ottimismo, è quello di un’umanità finalmente libera dalla “droga” della crescita, capace di un gesto di responsabilità verso le generazioni future (o anche solo verso la propria vecchiaia!): siamo entrati nell’era delle conseguenze, e non possiamo più permetterci comportamenti “adolescenziali”.

La consapevolezza delle sfide sta crescendo, anche se troppo lentamente. Il Prof. Bardi ha recentemente partecipato alla nuova trasmissione “Scala Mercalli” scalamercalli.rai.it di Luca Mercalli su RAI3: tutte le notizie in http://twitter.com/ScalaMercalli

Marco Bolzoni – Redazione ecopolis

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