Feed on
Posts
Comments

downloadC’è una urgenza: quella di modificare subito le specifiche progettuali inserite nel bando di concorso dell’idrovia. Solo così il progetto partirà con il piede giusto.

Serve cioè cambiare i termini del contratto a monte del lavoro progettuale; perchè ora non sono imposti molti di quei paretri tecnici fondamentali per ottenere un opera veramente utile (ad es. dal punto di vista trasportistico), sui quali l’assessore Conte si è detto pubblicamente d’accordo.

Altrimenti alle associazioni rimarrà solamente lo spazio per le critiche a posteriori, con spreco di tempo ed efficacia.Chiariamo: è un bene che lo scorso 12 febbraio l’assessore regionale all’Ambiente, Maurizio Conte, abbia scritto alle associazioni che hanno chiesto di partecipare alla conferenza di servizi preliminare per il completamento dell’idrovia Padova – Venezia, invitandole a presentare in forma scritta i loro contributi, che saranno sottoposti all’attenzione del Raggruppamento Temporaneo di Professionisti incaricato del progetto.

Si tratta sicuramente di una buona notizia, che premia l’azione di quanti da anni stanno esercitando una forte pressione nei confronti della Regione affinché si decida a completare l’opera. La lettera dell’assessore Conte ha, però, aperto alcuni dubbi a cui è necessario dare urgente risposta.

L’anno scorso, Legambiente Veneto con sei circoli locali ed una decina di comitati ed associazioni, sorti per la difesa del territorio padovano e veneziano dal rischio idraulico, hanno sottoscritto un documento comune, che invita ad adeguare il progetto dell’idrovia affinché svolga al meglio le funzioni trasportistica, di tutela idraulico-ambientale e di sviluppo turistico-ricreativo del territorio che andrà ad attraversare. Il documento evidenzia, inoltre, alcune carenze del bando regionale per l’affidamento della progettazione preliminare, che rischiano di portare ad un risultato insufficiente se non addirittura negativo.

La richiesta della conferenza di servizi istruttoria, nelle intenzioni dei sottoscrittori del documento, aveva quindi la finalità di individuare, prima della progettazione preliminare, le esatte caratteristiche che il canale idroviario deve avere per raggiungere tutti gli obiettivi prefissati.

Ad esempio, si chiedeva che la sezione del canale fosse adeguata ai battelli previsti per la rete idroviaria veneto-lombarda,e che la portata dell’idrovia fosse non di 350 ma di 400/450 mc/s, per garantire un sicuro deflusso delle acque nelle occasioni di piena del sistema dei fiumi Brenta e Bacchiglione. E ancora, che scomparisse dalla pianificazione del territorio la contestatissima camionabile affiancata all’idrovia.

L’assessore Conte in più di un’occasione si è dichiarato favorevole a molte delle richieste fatte nel documento, ma per dare concretezza a questa posizione è necessario modificare le specifiche progettuali inserite nel bando di concorso. Solo così il progetto partirà con il piede giusto.

Chiedere alle associazioni, come è stato fatto, la presentazione di contributi critici, da sottoporre ai progettisti, non è la stessa cosa di modificare fin da subito i termini del contratto. Nel caso i progettisti non recepissero le nostre indicazioni, dovremmo intervenire all’interno dei tavoli di discussione promessi dall’assessore durante l’iter progettuale. Ma questo vuol dire allungare i tempi. E di tempo ne è stato perso fin troppo se si pensa che è dal 2006 che il prof. Luigi D’Alpaos, docente presso l’istituto di Idraulica dell’Università di Padova, sollecita il completamento dell’idrovia per ridurre il rischio idraulico del territorio e che in questo periodo il territorio è stato allagato più volte  con ingenti danni.

Ma c’è un ulteriore motivo di urgenza. Nei prossimi giorni verranno convocati, presso il Ministero delle Infrastrutture, gli Stati Generali degli operatori del settore per discutere del nuovo Piano Strategico  dei Porti. È prevista una drastica riduzione delle autorità portuali ed in questo quadro Venezia e Trieste si stanno già facendo la guerra. Un’immediata decisione sull’idrovia Padova – Venezia, intesa come parte integrante del sistema idroviario veneto-lombardo posto a servizio del futuro porto offshore al largo di Malamocco, può dare un contributo decisivo a favore di Venezia, fermo restando che la soluzione vincente è quella del porto diffuso dell’alto e medio Adriatico che includa anche gli scali sloveni e croati.

Serve quindi una risposta urgente che solo la conferenza di servizi preliminare può dare. Peraltro l’art. 14 bis della legge 241/90 sui procedimenti amministrativi consente l’indizione della conferenza di servizi preliminare anche in assenza del progetto, qualora ci sia uno studio di fattibilità dell’opera. Lo studio di fattibilità dell’idrovia esiste già dal 2012, presentato su richiesta della Regione dallo studio dell’ing. Rinaldo. Si convochi quindi subito la conferenza di servizi, aperta a tutti i portatori di interessi pubblici collettivi.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

Leave a Reply