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Il 16 settembre è stata firmata, dagli assessori regionali competenti, la convenzione per la realizzazione di una pista ciclabile lungo il Bacchiglione, da Veggiano a Codevigo. È il tratto padovano del percorso ciclabile regionale R1, dal Lago di Garda a Venezia.

Un cittadino di Veggiano ci ha fatto pervenire un esposto, contro la scelta di realizzare la pista in asfalto all’interno di zone golenali e su teste d’argine attualmente ancora allo stato naturale.

Quello dell’asfaltatura delle piste ciclabili in aree ad alto pregio naturalistico è un problema annoso, che si è posto anche per la realizzazione dell’anello dei colli Euganei, dove le scelte sono state spesso contraddittorie.

Il semianello sud, ad esempio, è stato realizzato, tra il 1998 ed il 2002, in “stabilizzato” (piuttosto male purtroppo). Anche per il semianello nord il progetto esecutivo del 2007 prevedeva la stessa tipologia di fondo. A lavori già quasi ultimati, nel 2010, improvvisamente la Provincia ha mutato orientamento, prendendo la decisione, sconcertante, di asfaltare la pista.

L’asfalto offre indubbiamente alcuni vantaggi. La relazione descrittiva del tracciato di Veggiano li richiama puntualmente: la pista in asfalto è flessibile, consente un’ottima scorrevolezza con tutti i tipi di bicicletta, viene utilizzata anche dagli utenti con pattini a rotelle e da carrozzine, si asciuga subito, non mantiene pozzanghere, può essere percorsa con facilità anche subito dopo una pioggia intensa, è di facile manutenzione contro la crescita di erbe infestanti, consente senza danni il transito delle macchine agricole per la manutenzione dei fondi attigui.

L’associazione “Amici della bicicletta” è decisamente favorevole a questo tipo di soluzione, ma vi è chi fa scelte diverse, soprattutto quando si tratta di percorsi storici o inseriti in contesti ambientali di pregio. Ad esempio nella Treviso Ostiglia, in parte completata, il tratto trevigiano è stato realizzato in “stabilizzato” mentre quello padovano è in asfalto.

Si tratta, quindi, di una scarsa sensibilità ambientale della Provincia di Padova? Può essere, anche se, nella citata relazione descrittiva, si dice che il bitume può essere trattato con graniglie di colore chiaro per attenuare il colore nero dell’asfalto e che nelle situazioni in cui si ravvisano particolari emergenze ambientali e storico architettoniche, la pavimentazione della pista potrà essere attuata tramite soluzioni tecniche particolari, da concordarsi direttamente con la Soprintendenza.

Per quanto ci riguarda, continuiamo a difendere la naturalità dei luoghi, che deve essere rispettata anche nell’esecuzione delle moderne infrastrutture. Un giusto approccio ci sembra quello che è stato usato per alcuni tratti arginali, che sono stati adattati, con buon esito, all’uso ciclo-pedonale negli ultimi anni. Possiamo citare, ad esempio, l’argine dal ponte sulla Vigonovese al Bassanello, quello lungo il Bacchiglione verso Brentelle e Tencarola, il primo tratto dell’argine sul canale di Battaglia. Si tratta di argini con superficie naturale, che sono facilmente percorribili da pedoni e ciclisti anche in condizioni di maltempo. Ma soprattutto sono argini ciclabili interclusi ai mezzi motorizzati, mentre le piste asfaltate troppo spesso inducono utilizzi impropri, che confliggono con la mobilità dolce e che sono difficili da contrastare.

In attesa che il P.T.R.C (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento), adeguato nella componente paesaggistica, fornisca al riguardo precisi indirizzi, la compatibilità ambientale del tracciato andrebbe definita dalla Provincia e dai comuni, sentite le relativa commissioni.

Le osservazioni del cittadino di Veggiano andrebbero, comunque, recepite dalla Provincia, soprattutto laddove segnalano che il tratto golenale tra Cervarese e Trambacche ricade in una zona esondabile, che è stata sommersa dalla piena del 2010. Un’alternativa più sicura, costituita da un tratto arginale già chiuso al traffico e in disuso, è peraltro già esistente a breve distanza.

Clicca qui per leggere il comunicato stampa della Regione sulla pista ciclabile della Regione sulla pista ciclabile del  Bacchiglione.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

7 Responses to “Come realizzare la ciclabile Veggiano-Codevigo?”

  1. Antonio ha detto:

    salve, quando sono andato in Germania ho percorso sempre piste ciclabili in aree rurali asfaltate.
    Non ho altre esperienze estere dirette.
    Però mi viene detto che anche in Olanda è così. Lì insomma si vuole privilegiare la percorribilità. Da noi il territorio è talmente compromesso che probabilmente l’asfaltatura è una ennesima permeabilizazzione del suolo, oltre che un messaggio culturale non corretto nei confronti del rapporto con suolo, permeabilità, corridoi ecologici.
    Sarei curioso di conoscere l’opinione degli Amici della Bicicletta.
    Trovare un giusto equilibrio è difficile. Certo che molte asfaltature nell’anello dei Colli (comunque una grande incompiuta) mi sembrano eccessive.
    Sono tratti che si percorrono non per motivi di collegamento casa – lavoro (o casa – studio) per cui qualche km/h in meno dovuto al fondo stradale meno liscio/scorrevole e qualche fondo di pantalone schizzato dal fango in più sono accettabili mentre disturba molto di più l’asfaltatura.
    Buona giornata

    • Michele ha detto:

      Buonasera, mi trovo d’accordo con quanto dice il Sig. Antonio.
      Con una precisazione, che anche io sono amante del cicloturismo e ho fatto migliaia di chilometri con una bici che ha quasi 50 anni, e in Austria, sebbene anch’io abbia visto tratti ciclabili in asfalto in prossimità dei paesi, ho visto pochissimo asfalto nelle zone pregievoli, ad esempio lungo l’itinerario della Drava, affluente del Danubio.
      Ho visto invece molta terra battuta/sterrato… credo che inzaccherarsi un po’ sia addirittura giusto!
      Abito a Veggiano e provo un affetto profondo per i suoi luoghi.
      Mai avrei pensato di oppormi proprio ad una pista ciclabile, e invece ora credo che sia giusto contestare quest’opera.
      La situazione a Veggiano (PD), come in tutto il Veneto e in tutta Italia, è estremamente dolorosa, e a suo modo Veggiano è stato anch’esso un “laboratorio” di scempio ambientale. Uno storico Sindaco di Veggiano, tale Lorenzo Tommasini, ha lasciato un’eredità pesantissima al paesino: villette a schiera a nastro, come si suol dire.
      Veggiano era stupefacente per la sua “naturalità”, adesso lo è già molto meno…ma è ancora forse uno dei baluardi del bel paesaggio Veneto, ed è molto vicino ai Colli Euganei. Ribellarsi contro l’ennesima colata di asfalto e cemento è molto più che legittimo.
      Dopo lo “sterminio dei campi” come lo definì il grande Andrea Zanzotto, adesso i soliti politicanti affaristi e speculatori vogliono infinocchiarci con le parole: ci parlano di progetti di valorizzazione del fiume Bacchiglione, di mobilità sostenibile, di passeggiate ecologiche. Questa è robaccia.
      Non dovrebbero nemmeno azzardarsi a tirare in ballo l’ecologia, peraltro termine usato continuamente a sproposito.
      La realtà è che la suddetta pista ciclabile passante anche per Veggiano è una strumentalizzazione che serve a far girare ancora una volta l’economia e ad ingrassare i portafogli dei prestigiatori del cemento e dell’asfalto.
      Spacciandola per una pista ciclabile, e dandole così una “veste nuova”, si fa passare a tutti gli effetti una nuova strada sull’argine e in zona golenale, con il risultato, ad esempio, di ridurre drammaticamente lo spazio che la fauna selvatica ha a disposizione per sopravvivere. In secondo luogo sull’argine non potranno più passarci i cavalli come invece è accaduto finora.
      Sarebbero presenti già dei tratti asfaltati dismessi e delle carrareccie, potrebbero essere armonizzati con una buona segnaletica, tutt’al più si potrebbe usare un po’ di pietrisco…e invece si vuole fare una bella colata ex novo, e sennò dove sta il guadagno! http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2012/11/veggiano-e-la-pista-ciclabile-sul-bacchiglione/
      Ma questi sono solo piccoli esempi…un resoconto completo è presente online a questo link: http://issuu.com/ilsorpassodellespecie/docs/osservazioni_ciclabile
      Mi viene in mente il mitico Giancarlo Ferron, guardiacaccia vicentino.
      Nel suo libro d’esordio “Ho visto piangere gli animali” a pag 129 inizia un capitoletto dal titolo “Lasciatela in pace”. Il titoletto si riferisce alla Montagna e ai soliti umani saccheggiatori che Ferron classifica rispettivamente come “affamati, micofagi, rapinatori della montagna, ammazzatutto”…i più “divertenti” sono forse gli “affamati”, cioè quelli che vivono specialmente in pianura e in alcuni periodi dell’anno risalgono le montagne a bordo delle loro potenti auto. Parcheggiano appena possono sulle pendici della montagna, tirano fuori vettovaglie, tavolini, ombrelloni sgargianti, sdrai, asciugamani, palloni, etc. Mangiano, urlano, ascoltano il telecronista della partita di calcio a tutto volume. Poi se ne vanno lasciando dietro di sè sacchetti e solchi degli pneumatici sull’erba.
      Ecco, questo esempio mi sembra paradigmatico anche per la ciclabile che passerà per Veggiano. Secondo me la natura non va fruita, termine che presuppone un diritto dell’uomo a tutti i costi, ma va meritata!
      Raggiungere la cima di una montagna per vedere il panorama e stare bene costa fatica, non sarà mica che adesso stendiamo i tappeti rossi ai ciclisti e ai pedoni perchè così possano “godere” delle bellezze del fiume Bacchiglione.
      Nella relazione sulla ciclabile si parla di “valorizzazione ambientale”, ma come si fa a parlare di valorizzazione con l’asfalto?
      Una volta incontrai dei ragazzi attorno ai 25 anni che passeggiavano lungo l’argine a S.Maria di Veggiano…avevano 3 cani. Mi spiegarono che abitavano a Selvazzano (PD) e si trovavano lì per la bellezza dei luoghi e la loro naturalità. Scappavano da Selvazzano dilaniato dal cemento e dal sindaco Enoch Soranzo, che con un’ordinanza ha vietato ai cani di scorrazzare sull’argine. Selvazzano: 22 mila abitanti e più di 8 supermercati!!
      I paesani di Veggiano, e anche chi non è di Veggiano, hanno il sacrosanto diritto di ribellarsi contro i palazzinari, i politicanti incapaci che mancano di avvedutezza, lo scempio del territorio, il consumismo e lo sviluppismo.

    • lorenzo cabrelle ha detto:

      In effetti, in Europa, la maggioranza delle piste ciclabili sono in asfalto. Ne ho percorse in Francia, in Germania e in Austria e ne ho viste in Olanda. Gli Amici della Bicicletta, stando a quel che mi si dice, le preferiscono. La Provincia di Padova, forse per invogliare il turismo internazionale delle due ruote, di fatto le sta imponendo ovunque. Personalmente sono per la tutela della naturalità nelle zone di pregio ambientale. Ad esempio, il tratto dell’anello dei Colli che costeggia il canale Rialto ed è affiancato da campi lo avrei realizzato nel cosiddetto “stabilizzato”. In fin dei conti non si tratta di piste in cui deve necessariamente prevalere la scorrevolezza. Una velocità moderata consente di apprezzare meglio la bellezza dei luoghi. Anche in questo caso si tratta, comunque, di un aspetto culturale che deve essere sostenuto e fatto crescere.
      Lorenzo Cabrelle

  2. Tamara Vicenzetto ha detto:

    Come per tutte le cose in Italia si copia dall’Europa solo ciò che fa più comodo. Certo che in altri paesi si trovano piste ciclabili asfaltate, ma ci sono anche le reti ecologiche e l’ingegneria naturalistica. Da noi aumenta la frammentazione del suolo ed il degrado del paesaggio quando in altri paesi europei si riesce persino a asfaltare nuove strade diminuendo il consumo del suolo, migliorando la viabilità e riqualificando i corsi d’acqua.
    Sarebbe un motivo di vanto personale nei confronti degli amici stranieri che la Provincia di Padova imponesse dei modelli più completi e sostenibili.

  3. Michele ha detto:

    Sottoscrivo quanto dice Tamara.

  4. Stefania ha detto:

    Gli Amici della Bicicletta favorevoli alle asfaltature delle piste ciclabili sugli argini???
    Un altro esempio di approccio corporativo ai problemi, di chi non sa guardare al di là del proprio naso senza comprendere la complessità dei fenomeni e che non sa cogliere la potenzialità della specificità italiana e delle aree rurali, arginali, boschive (ecc.); questa sì può rappresentare un quid verso il ciclo turismo straniero.

    Complimenti, continuiamo così, facciamoci del male a colpi di miopia e a saper guardare solo nel proprio giardinetto.

    ps: tralascio le considerazioni circa il fatto che asfaltare una zona golenale sia uno spreco di risorse, visto la frequenza delle piene. Ma chi va in bici non sa di barche ….

  5. Michele ha detto:

    grande Stefania.

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