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gasparotto_padova_rigenerazioneCome i nostri lettori sanno, lo scorso 3 dicembre è stato sottoscritto da 18 enti, ordini ed associazioni regionali, un “Patto per un programma regionale di strategie e politiche di Rigenerazione Urbana Sostenibile – Obiettivi e valori per le città venete del futuro”. Un importante passo per stabilire delle linee guida lungo le quali dovrebbe tendere la progettazione – e ancor più la ri-progettazione – integrata e partecipata delle nostre città.

Ricerca-azione sociologica, animazione sociale, attivazione di comunità …. con tutto questo patrimonio partecipativo gli architetti, ingegneri, costruttori, riescono ad entrare in relazione?

Perchè individuati i criteri e sottoscritti gli intenti del Patto è probabilmente giunto il momento di concretizzarli nelle realtà più o meno consolidate della nostra città, partendo proprio da quei contesti dove il degrado fisico e sociale è più evidente, ma che al tempo stesso offrono grandi opportunità sostenute dalla presenza di progetti di riqualificazione già in atto.

Esempi da seguire sono quelli di Co+ e di Mimosa, due realtà indipendenti che talvolta si incontrano e collaborano tra loro operando nella zona della stazione di Padova. Di entrambi abbiamo già esplorato le attività e i progetti in altri numeri di ecopolis – illustrando le iniziative di Co+ per piazzetta Gasparotto e di Mimosa il progetto GreenLine nell’area antistante la stazione nell’angolo di viale Codalunga -, ma quello che ci interessa capire ora è come queste iniziative, che cercano di coinvolgere gli abitanti del quartiere, possano essere supportate nella loro opera di rigenerazione urbana e sociale, da una progettualità che intervenga nei punti critici dell’area aiutando a disinnescare quei meccanismi che creano marginalizzazione e degrado.

Entrambe le realtà sono tese a promuove la crescita della coesione sociale attraverso i canali dell’arte, della cultura e della partecipazione per stimolare la popolazione eterogenea del quartiere a mescolarsi senza stereotipi e pregiudizi. L’intento è quello di ampliare la rete dei soggetti finora coinvolti rendendo gli abitanti stessi protagonisti dei progetti di riqualificazione dei luoghi in cui vivono e lavorano.

Tra le prossime iniziative in questo senso vi saranno a febbraio il Teatro sociale e di comunità a cura di Officine Arte Teatro (un esempio possibile? una zuppa di quartiere seguita da uno spettacolo messo in scena da attori professionisti sulla base dei racconti degli abitanti del luogo); in aprile l’inaugurazione, con momento di semina collettiva, dell’orto urbano fuori suolo, coaudiuvata dall’azienda Orto sul Terrazzo operativa nel Coworking; un ciclo di incontri sulla progettazione e rigenerazione territoriale, il prossimo dei quali si terrà lunedì 9 febbraio e ospiterà Sergio Lironi, architetto e presidente onorario di Legambiente Padova e Mauro Sarti, progettista per i contratti di quartiere a Mestre.

Tutte queste attività, che ormai animano da diversi anni la zona della stazione, hanno ottenuto, e continuano ad incrementarlo, un ottimo riscontro da parte della cittadinanza, innescando meccanismi virtuosi di partecipazione che andrebbero a questo punto sostenuti da una ri-progettazione di quei luoghi che tenga conto delle criticità e delle potenzialità emerse da queste esperienze.

Al lavoro delle associazioni che operano nel sociale andrebbero affiancati urbanisti ed architetti che sintetizzino, attraverso modifiche concrete degli spazi, le diverse esigenze individuate dal lavoro di chi opera a stretto contatto con gli abitanti del quartiere, così da portare avanti progetti di riqualificazione integrati e partecipati, come sostenuto nel Manifesto per la Rigenerazione Urbana e Sostenibile, che mettano al primo posto la persona e i suoi bisogni.

Elena Coppola - redazione ecopolis

2 Responses to “Stazione e rigenerazione: ora tocca agli architetti”

  1. Elena Ostanel scrive:

    Aggiungo che quello che partirà da febbraio, e durerà per tutto l’anno, è un percorso di teatro sociale e di comunità a cura di Officine Arte Teatro, che prevede una serie di eventi di quartiere per coinvolgere gli abitanti dell’area stazione e Arcella.
    Il finanziamento delle attività è il bando Culturalmente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il progetto The Next Stop.
    Elena

  2. Enrico Lain scrive:

    Personalmente non mi è chiara l’intenzione dell’ultimo paragrafo: architetti e urbanisti ne escono un po’ da tecnici strumentali alla costruzione/realizzazione della città, ancora una volta rappresentata sinteticamente come un palcoscenico dell’incontro/scontro tra pubblico e privato.
    Per chiarezza ritengo sia più utile auspicare che urbanisti e architetti partecipino attivamente al policy making e al processo di alfabetizzazione (anche come destinatari), mettendo a disposizione creatività, capacità critica ed esperienza di management e direzione lavori. Abbiamo una grande professionalità da mettere a disposizione della città, e possiamo essere al contempo umanisti e innovatori.
    Enrico, associazione Giovani Architetti di Padova e provincia.

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