Feed on
Posts
Comments

etichettaturaChe ci piaccia o meno, sarà l’anno del cibo: l’enormità dell’occasione di Expo 2015 a Milano renderà difficile non parlare di alimentazione, di cibi e di gusto anche ai più diffidenti nei confronti della grande manifestazione fieristica.

Occuparsi di alimenti, infatti, significa occuparsi anche della tutela del consumatore, di controllo della filiera produttiva, di buona informazione sulla loro composizione e caratteristiche. Significa occuparsi della loro provenienza e, quindi, sostenibilità.

Occorre informarsi, o meglio, essere correttamente informati per nutrirsi tenendo in considerazione salute, etica e ambiente: non è da sottovalutare perciò il potere di una buona (o ingannevole) etichetta.

Ma cosa sia una “buona etichetta” è il frutto del lavoro di contrattazione tra consumatori, associazioni di categoria, produttori e istituzioni politiche e, soprattutto, può variare anche molto nel tempo.

Il regolamento in vigore da dicembre viene spiegato e commentato sul sito del Ministero della Salute :  http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_215_allegato.pdf,

ma per i più avventurosi esiste anche l’apposita sezione sul portale ec.europa.eu: http://ec.europa.eu/food/food/labellingnutrition/index_en.htm .

Senz’altro sono sempre di più le informazioni sui cibi che consumiamo: dettaglio degli ingredienti, inclusa, ad esempio, la qualità degli oli vegetali utilizzati; provenienza, obbligatoria per un numero sempre maggiore di categorie di alimenti; dichiarazioni nutrizionali che siano realmente informative e non semplici inviti all’acquisto.

Eppure molto è ancora il lavoro che si può fare secondo il parere dell’esperto di diritto alimentare Dario Dongo che, proprio sul magazine di Expo2015, auspica un’ulteriore uniformità tra i Paesi dell’UE; una sempre maggiore facilità a raggiungere le informazioni rilevanti, ad esempio sugli allergeni, anche nella ristorazione; un quadro legislativo nazionale unificato e coerente.

Ma la questione fondamentale sembra quella dell’indicazione dello stabilimento di produzione dei prodotti a marchio italiano (ma non necessariamente Made in Italy): “Se non viene modificato l’attuale regolamento risulta impossibile identificare l’origine territoriale degli alimenti confezionati dalle catene di supermercati” denuncia Il fatto alimentare che, insieme a Great Italian Food Trade e Io leggo l’etichetta  chiede con insistenza un intervento del Ministero dello sviluppo economico. Ma il valore, anche economico, di ciò che viene prodotto in Italia è talmente chiaro anche ai produttori che le stesse catene di supermercati sembrano inclini a collaborare, al di là degli obblighi di legge.

E’ spontaneo chiedersi cosa possa fare il singolo cittadino per influire su argomenti di così vasta scala. Coldiretti, ad esempio, ha raccomandato di prendere parte alla consultazione popolare indetta dal Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali, nell’ambito del programma Campolibero.

Così il segretario generale Vincenzo Gismundo presenta l’iniziativa: “La normativa comunitaria offre agli stati membri la possibilità di introdurre disposizioni sull’etichettatura dell’origine degli alimenti assegnando un ruolo fondamentale alle valutazioni dei consumatori circa l’importanza di queste informazioni e il valore aggiunto attribuito ai prodotti in relazione al territorio di provenienza. Il questionario , che è rivolto a consumatori, produttori e operatori, si compone di 11 domande ed è di agevole compilazione, con l’indicazione per ogni domanda di un’opzione di risposta tra quelle individuate”.

Ecco qui il link: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8123

Sono stati circa 21 mila i questionari compilati, a testimonianza che questo è un tema molto sentito, e che vale la pena di essere approfondito.

 Annalisa Scarpa – Redazione Ecopolis

Leave a Reply