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cemento okIl Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova organizza il XXV Corso di aggiornamento 2015 “Paesaggi in abbandono, paesaggi ricomposti: il giardino e la trasformazione degli spazi marginali”.

Il Corso, coordinato da Antonella Pietrogrande, intende affrontare la questione del giardino e della creazione paesaggistica che, da molto tempo, hanno un legame privilegiato con gli spazi marginali, trascurati. Si pensi ai parchi pittoreschi inglesi del Settecento – sorti spesso su lande, foreste, terre abbandonate – o a quei giardini urbani che – come quello di Buttes-Chaumont a Parigi, costruito su una ex-cava – rendono prezioso un paesaggio dismesso dall’industria, occupano terreni incolti e, a volte, anticipano la città, ordinandone lo sviluppo intorno a sé.

Mai però, come negli ultimi trent’anni, il giardino era stato così fortemente associato al degradato, all’abbandonato e al marginale. Mai era stato così legato all’idea di recupero, di rigenerazione e di riappropriazione di ciò che non ha, o non ha più, un uso definito e programmato. La crisi del modello industriale, dominante dal dopoguerra fino alla metà degli anni Settanta, è una delle cause di questo fenomeno. Molte delle più importanti realizzazioni di questi ultimi decenni, nel campo dell’architettura del paesaggio, rientrano in un progetto di riconversione di spazi lasciati a se stessi, sia che si tratti di vaste aree post-industriali smantellate, come nella Ruhr tedesca, o di tracciati di ex-linee ferroviarie dismesse, come la Promenade plantée a Parigi o l’High Line a New York, o di spazi urbano-industriali, come i porti fluviali o marittimi delle grandi città.

Possiamo cogliere questa tendenza anche a Padova, dove nei primi anni Duemila è stato creato il Parco d’Europa, moderno giardino multifunzionale, sorto sull’area rigenerata dell’ex-Snia Viscosa, risultato di una conversione del degrado in opportunità. Il giardino dei margini non è però solo quello che nasce dopo l’abbandono e che cura le ferite inferte dagli uomini. È anche una risposta data alla marginalità prodotta da un’urbanizzazione che crea interstizi e vuoti, guastata dalla speculazione, sottomessa alle leggi della concorrenza e della mobilità.

Il Corso metterà a fuoco il significato di questi nuovi giardini, considerati rigeneratori della città, dei territori e dei legami sociali.

Come da tradizione, il Corso padovano propone il punto di vista di vari specialisti: dall’architetto al paesaggista, dall’ingegnere all’agronomo, dal filosofo al botanico, dal letterato allo storico.
Gli appuntamenti – aperti con cadenza settimanale a insegnanti, studenti universitari, tecnici e appassionati del settore – avranno inizio il 15 gennaio e termineranno il 28 maggio 2015. Oltre alle lezioni teoriche, sono previsti: tavole rotonde, seminari, un laboratorio di botanica, visite a giardini e a paesaggi, convegni e viaggi studio.

Le lezioni si svolgono presso l’aula magna del Dipartimento di Biologia, viale Giuseppe Colombo 3, zona Portello, e presso il Complesso Didattico di Biologia e Biomedicina Fiore di Botta, via del Pescarotto, 8, il giovedì, ore 16.30 – 18.30. Contributo di partecipazione 95 € (studenti 50 €). www.giardinostoricounivpadova.it; email: segreteria@giardinostoricounivpadova.it.

Iscrizioni: con bonifico, sulle coordinate bancarie GRUPPO GIARDINO STORICO PADOVA BANCA FRIULADRIA PADOVA – SANTA CROCE IBAN: IT39X0533612147000040119540, oppure presso Libreria “Il Libraccio”, via Portello 42, Padova tel/fax.0498075035, e-mail: libraccio@interfree.it

Antonella Pietrogrande, Gruppo Giardino Storico di Padova

N.d.R.: la scelta di inserire una vignetta di Charlie Hebdo in apertura di questo articolo è stata presa da ecopolis newsletter e non dall’autore del presente contibuto

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