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E’ democraziadi dicembre la notizia che il Sindaco Bitonci vuole vendere la parte delle azioni Acegas ApsAmga gruppo Hera non sottoposte al vincolo stabilito dal “patto di sindacato” con l’intento “di recuperare circa 26 milioni di euro da spendere per l’attuazione degli indirizzi generali di governo” dandone una motivazione “economica e non politica, utile a non incorrere in mutui e spese passive”.

Il proposito si pone in perfetta continuità con l’ex giunta Zanonato e con l’attuale Governo Renzi: vendere le quote delle partecipate per fare cassa tenendo fuori dal patto di stabilità gli importi recuperati.
Il centro destra padovano che all’epoca, forza di opposizione, era contrario all’operazione di fusione per incorporazione di AcegasAps Holding s.r.l. in Hera s.p.a. perché annullava il rapporto di forza della nostra città nella gestione dell’acqua, ora addirittura propone di privatizzare un bene comune per eccellenza.
Il Partito Democratico, ora all’opposizione, non è contrario alla vendita, ma solamente vuole che si sappia dove il sindaco vuole spendere i soldi recuperati.

Sembra quindi che la direzione verso cui stanno andando la principali forze politiche sia esattamente all’opposto di quanto emerso dall’esito referendario che diceva SI alla gestione pubblica e NO al profitto in bolletta.
E’ forte la preoccupazione in un momento come questo, che coincide con la scadenza del patto di sindacato (31/12/2014), in cui sull’esempio di Ferrara e Forlì altre città medio piccole, strozzate dai debiti e dal taglio delle entrate da parte del governo, rischiano di uscirne per fare cassa.

Appare evidente la contraddizione di una società come Hera quotata in borsa, inevitabilmente tesa alla valorizzazione del titolo, alla generazione di profitti, alla distribuzione di dividendi piuttosto che al rispetto degli indirizzi gestionali coerenti con gli interessi delle comunità (l’equità del servizio, la riduzione degli sprechi di acqua e della produzione dei rifiuti, la salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente etc.) cui quel servizio è rivolto. Senza poi considerare le gravi omissioni come quelle compiute dai manager Hera della sede di Bologna che come mostrato dalla trasmissione Report del 16 novembre u.s. hanno nascosto di fronte ai malori dei loro dipendenti che la sede è costruita sopra una ex discarica di prodotti cancerogeni. E ancora l’indebitamento crescente che espone l’azienda a rischi di perdite rilevanti che verranno ripianate con i soldi pubblici.

Quindi ribadiamo l’assoluta necessità di eliminare il profitto dalla tariffa – come sancito dal 2° quesito referendario- e prefigurare per i beni comuni una forma gestionale come l’azienda speciale consortile. Si tratta di due condizioni inscindibili e imprescindibili, chiaramente enucleate nella nostra proposta di legge di iniziativa popolare.

Così come auspichiamo che i 12 comuni serviti dal gestore AcegasapsAmga, a cominciare da Padova che è il più grande, arrivino a scorporare il servizio idrico per ricondurlo sotto la piena sovranità delle loro comunità contestando innanzitutto il truffaldino Metodo tariffario idrico (MTI) dell’Authority dell’energia il gas e il servizio idrico (AEEGSI) che, in barba ai referendum, ha reinserito il profitto nella bolletta dell’acqua che ora pesa ben il 21% sull’importo pagato.

Infine invitiamo i Consiglieri del M5Stelle e di Padova 2020 ad uscire allo scoperto ed ad esprimere il loro pensiero e i loro programmi su questo tema.

Gianni Sbrogiò, Comitato 2Si Acqua bene comune

sintesi a cura di Mauro Dal Santo, redazione ecopolis

N.d.R.: la scelta di inserire una vignetta di Charlie Hebdo in apertura di questo articolo è stata presa da ecopolis newsletter e non dall’autore del presente contibuto

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