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Quando il progetto per la costruzione di 34.000 metri cubi in zona Parco Iris è stato presentato in commissione urbanistica, il Caposettore Fabris ha dichiarato che la domanda era regolare e che non si poteva non accoglierla.

Una dichiarazione a nostro giudizio troppo frettolosa, visto che l’ultima stesura della domanda dei privati per avviare l’iter di lottizzazione è arrivata il giorno stesso in cui si è svolta la commissione.

Con l’assistenza dell’avvocato Paolo Francesco Brunello, abbiamo infatti rilevato diverse irregolarità e carenze nella domanda presentata in Comune. Ad esempio il piano è del tutto inadeguato ad una valutazione da parte dei consiglieri, in quanto prevede la costruzione di nuove case e di parcheggi sopra ad edifici esistenti. Non è certo possibile per il Comune esprimere una seria valutazione urbanistica su un progetto così grossolano.

Questo piano inoltre non può essere accolto, anche perché ci sono altri vizi formali sulle identificazioni dei proponenti e sulla regolarità della documentazione presentata. Eppure il Comune sembra far di tutto per approvarlo e per far credere ai consiglierei che non c’è alternativa. Abbiamo segnalato ad esempio quanto parziale e fuorviante sia lo schema di delibera predisposto per l’approvazione del piano. In esso si richiama un ricorso al TAR presentato dai costruttori contro l’illegittimo silenzio dell’Amministrazione, ma questo ricorso non è mai stato depositato in Tribunale e quindi in sostanza non esiste, anche perché non si può certo contestare al Comune un silenzio su una nuova domanda presentata nemmeno un mese fa. O ancora, l’approvazione del piano viene definita un atto dovuto, ma non è assolutamente vero. Il Comune deve esaminare la proposta, non approvarla per forza, tanto più alla luce delle irregolarità e incongruenze che abbiamo evidenziato.

Al contrario l’unico atto dovuto di cui dovrebbe farsi carico il Comune è la modifica della pianificazione urbanistica di quest’area. Una modifica che si può fare anche in presenza di piani già approvati e in fase molto più avanzata di questo, purchè ce ne siano i motivi di interesse pubblico. Qui i motivi per non costruire sull’area verde ci sono eccome: basti pensare al rischio di allagamenti in una zona come quella di via Forcellini e via Canestrini. A Genova nei giorni scorsi ci sono state piogge che hanno raggiunto anche i 150 mm in un’ora, ossia tre volte tanto di quanto accade nel maggio del 2010 a Padova mandando sott’acqua l’intero quartiere. Non è questo un motivo sufficiente per il Comune per rivedere i progetti urbanistici in questa zona? Eppure nelle carte preparate dal Comune non si trova traccia di questa possibilità, lasciando intendere che costruire ancora sia l’unica cosa da fare.

Andrea Ragona, Presidente di Legambiente Padova

2 Responses to “Iris, memoria contro il cemento”

  1. luca luciani scrive:

    … veramente ci impiegammo ca cinque anni per arrivare a definire in modo partecipato, quartiere per quartiere, il PAT … che prevedeva anche una parte di costruzioni oltre alla possibilità di costruire altrove grazie ai crediti edilizi: http://aieu.org/padova_4.html

    … nessuno però allora avrebbe mai potuto immaginare la crisi di risorse economiche e finanziarie in cui siamo precipitati.

  2. Comitato Iris scrive:

    Anche il Comitato Iris ha presentato un documento con indicate le previsioni grossolane del piano presentato (parcheggi nei terreni dei privati che non hanno aderito, ecc.) e soprattutto con indicate le possibili soluzioni a questa assurda cementificazione indicate tra l’altro anche da una diverse sentenze (qui il documento completo http://goo.gl/yFWmuN). Assieme al documento abbiamo inoltre consegnato 5.000 firme raccolte contro alle nuove case in questa zona.
    La risposta del Comune? Lunedì il piano va in Consiglio comunale per essere approvato.

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