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San LazzaroPuoi trovare l’articolo completo di Sergio Lironi cliccando QUI.

L’ipotesi, molto “europea”, di mantenere l’ospedale cittadino e le cliniche universitarie all’interno della città (che, nel caso di Padova, avrebbe potuto rappresentare una soluzione possibile, prevedendo oltre ad interventi di ristrutturazione statica e funzionale degli edifici anche un ripensamento in favore della valorizzazione della cinta muraria e del patrimonio storico e paesaggistico limitrofo) pare, ormai, tramontata.

Sia per le motivazioni addotte dall’Università e dall’Azienda Ospedaliera […], sia in considerazione del discutibile progetto, di insostenibile impatto ambientale, presentato dall’Amministrazione comunale. […]

Come procedere all’individuazione della nuova area e quali problematiche comporta detta scelta?

Miseramente naufragata l’ipotesi di localizzare il nuovo ospedale nelle aree attualmente occupate da AcegasAps e CUS (anche perché, nonostante quanto il sindaco Bitonci ha continuato ad affermare, il PAT di Padova ne esclude tassativamente l’edificabilità), sarebbe stato opportuno procedere con la definizione di una griglia di criteri di valutazione delle diverse soluzioni alternative, arrivando successivamente ad una scelta condivisa e trasparente nelle motivazioni. […] Purtroppo, sembra che anche per questa scelta le ragioni della pregiudiziale contrapposizione tra opposti schieramenti politici debbano prevalere sulle ragioni della razionalità funzionale e tecnica.

A seguito dell’ultimo incontro avvenuto in Regione appare quasi certa la scelta delle aree di San Lazzaro. Scelta che, va riconosciuto, presenta alcune condizioni favorevoli: la facile accessibilità sia con i mezzi del trasporto pubblico (ove fosse realizzata la prevista nuova stazione del Servizio Ferroviario Metropolitano) sia veicolare; la presenza di una casa dello studente; la proprietà pubblica di una parte delle aree e la possibilità di futuri ampliamenti (anche se andrebbe ricordato che alcune di queste aree erano destinate a consentire l’utilizzo dei crediti edilizi […]). Ammesso e non concesso che questa sia la scelta definitiva concordata tra i diversi enti, appare quanto mai urgente e necessario aprire una pubblica discussione su altri aspetti fondamentali.

Innanzitutto la nuova cittadella della salute e le infrastrutture connesse devono rappresentare l’occasione di riqualificare l’intero quadrante nord-est della città, riconnettendo, grazie alla nuova centralità urbana individuata nella stazione SFMR, i quartieri di Mortise e San Lazzaro e dando vita ad una realtà multifunzionale che integri gli spazi dell’abitare con quelli dei servizi, della ricerca, dello studio, del lavoro e del tempo libero […].

Non secondaria sarà la qualità funzionale ed architettonica del complesso ospedaliero, la cui progettazione non può essere delegata ad una società di project financing […]. Vi sono oggi in Europa esempi eccellenti di nuovi ospedali, quasi sempre frutto di concorsi di progettazione e dibattiti pubblici, che dialogano con l’ambiente urbano e che nell’organizzazione e composizione degli ambienti interni manifestano una nuova concezione dell’assistenza sanitaria.

Non si può infine prescindere dalla definizione degli interventi da effettuare nell’area dell’attuale polo ospedaliero, prevedendo la demolizione di parte degli edifici esistenti e la formazione di un parco in grado di valorizzare alcuni fondamentali elementi simbolici della nostra identità urbana.

Cruciale sarà anche la necessità di una rigenerazione urbana, che veda la stretta collaborazione di Comune, Università e Ater, del quartiere Portello, che dallo spostamento delle molte attività oggi presenti nell’area trarrà inevitabilmente un impoverimento economico e sociale.

Puoi trovare l’articolo completo di Sergio Lironi cliccando QUI.

5 Responses to “Nuovo ospedale e progetto urbano devono procedere di pari passo”

  1. Io penso che l’esigenza di un nuovo ospedale non vada data per scontata bensì sottoposta a un ampio dibattito. In provincia esistono strutture nuove, funzionali e sottoutilizzate, la città è piena di edifici vuoti dove possono essere svolte attività ambulatoriali in forma decentrata. Inoltre un’unica megastruttura fra 40 anni sarà vecchia e il problema si porrà di nuovo. Sicuramente un bel campus soddisfa le ambizioni di qualche barone e di qualche “investitore”, ma i soldi della sanità, soprattutto quando sono pochi, sarebbe meglio spenderli per assumere infermieri e medici.
    In ogni caso l’area di San Lazzaro è a 2/300 metri da una delle autostrade più trafficate di italia, il che vuol dire inquinamento dell’aria e acustico, non proprio il massimo per un ospedale… certo per lo stesso motivo non è il caso di coltivarci il broccolo padovano, ma magari la canapa per le lenzuola ci starebbe bene.

  2. roberto affranio scrive:

    Condivido quanto sopra. Ricordo che il sindaco Bitonci ha fatto campagna elettorale (e ha vinto) promettendo no al nuovo ospedale. Mi sono perso qualcosa nel frattempo? L’idea di costruire una nuova enorme struttura a Padova è agghiacciante. Non ne abbiamo abbastanza di cemento a Padova? I movimenti e i partiti di opposizione dovrebbero opporsi fermamente al progetto, il cui scopo ultimo (nessuno potrà mai convincermi del contrario) è arricchire politici e costruttori. Fermiamo il progetto del nuovo ospedale!!!!!!!

  3. maurizio nazari scrive:

    Condivido l’impostazione del ragionamento di Spartaco Vitiello. Penso diversamente, da Spartaco, quando afferma “un’ unica megastruttura fra 40 anni sarà vecchia e il problema si porrà di nuovo”. No, per il “partito del cemento” (PdC), la necessità di ampliare-ristrutturare il nuovo mega-ospedale si riproporrà subito entro 10-20 anni dalla sua realizzazione; come stiamo osservando, al PdC non manca certo la fantasia né la classe politico-dirigente per realizzare i propri desideri. Un recente esempio vicino a noi, nel tempo e nello spazio: al O.C. di Camposampiero, al inizio degli anni ’90 furono realizzate delle nuove bellissime e moderne sale operatorie. Nel 2004 partì il progetto di nuove sale operatorie (non necessarie perché quelle esistenti modernissime e funzionali), realizzate puntualmente dopo 6 anni (quantunque fosse cambiata la dirigenza del Alss (o forse non a caso per la continuità) e insieme alle sale altre e varie opere murarie, non necessarie (ricordo che il debito pubblico è aumentato negli ultimi 8 mesi di 100 miliardi con il rinnovo dei contratti dei lavoratori fermi da 5 anni e con il blocco del turnover). Da maggio, su il Mattino di Pd, decine e decine di articoli sul nuovo ospedale, un articolo sulle inaccettabili liste d’attesa per una prestazione sanitaria e addirittura il blocco delle prenotazioni, un articoletto sulla chiusura dei corsi universitari per infermieri specializzati nella cura dell’infanzia, perché si preferisce assumere infermieri generici che costano meno (a proposito dell’eccellenza), due-tre articoli su due concorsi in Veneto per l’assunzione di un infermiere ciascuno, a cui hanno partecipato ogni volta sui 2500-3000 infermieri laureati. Due articoli, poi il silenzio-censura, sui dati PNE (piano nazionale esiti di Agenas) da poco usciti che mostrano come molti reparti specialistici in Italia, ma anche nel Veneto, siano a rischio per le buone cure sanitarie. Esempio, nel 2013, nell’ Alss 17 Bassa Padovana si eseguivano 83 interventi all’ anno per tumore al seno, ora si continueranno a fare nel nuovo super-reclamizzato ospedale di Schiavonia (realizzato in finanza di progetto!!!). Da almeno 15 anni i dati della società internazionale dei tumori della mammella, e anche i parametri del Ministero della salute, dicono che la soglia minima, sottolineo minima, per un buon risultato nella cura del tumore della mammella sono 150 interventi all’anno per struttura. Per molte malattie e cure, leggendo i dati del PNE, si possono trarre le stesse conclusioni: non sono le strutture murarie l’essenziale, quello che conta è una buona organizzazione del lavoro con buoni e preparati professionisti: lì vanno, prevalentemente, investiti i soldi. Queste poche mie note volevano mostrare solo come “la realtà sia testarda e non sia possibile per nessuno inquinarla o manipolarla per sempre”, ma in questo paese lo sforzo di quelli che vogliono la difesa del nostro Ssn, e con esso della democrazia, deve, purtroppo, essere maggiore che altrove. Pochi giorni or sono il Presidente della Autorità Nazionale Cantone ha detto: ” Noi siamo l’unico sistema che continua a scegliere delle cariche da parte di organismi politici… si continua a chiedere quale tessera di partito ha quel primario o quel direttore generale o direttore amministrativo”. C’è allora una relazione diretta fra quello che dice la massima autorità anti-corruzione in Italia e la sistematica violazione della legalità in sanità? In Italia il Parlamento ha votato la legge che dice: i tempi d’attesa per una prestazione sanitaria con l’impegnativa debbano essere uguali a quelli, per la stessa prestazione, fornita in libera professione (legge Turco 120/2007 art1 comma 4 lettera g); in Italia il Parlamento ha votato la legge che dice: i cittadini esercitano, con l’impegnativa del medico di medicina generale, la libera scelta del luogo di cura e dei professionisti del Ssn (legge Bindi 229/1999 art 8bis comma 2). Almeno che non si tratti di malafede è comprensibile per tutti la lungimiranza del Parlamento, visti i dati del PNE, quando legifera che ci sia il diritto alla informazione sulle prestazioni numeriche (che sono correlate alla qualità delle cure) dei quel professionista e/o reparto e la conseguente scelta. Scriveva il filosofo Norberto Bobbio ” Si ricordi che il più forte argomento addotto dai reazionari di tutti i paesi contro i diritti dell’uomo, in specie contro i diritti sociali, non è già la loro mancanza di fondamento, ma la loro inattuabilità. Quando si tratta di enunciarli, l’accordo è ottenuto con relativa facilità, indipendentemente dalla maggiore o minore convinzione del loro fondamento assoluto: quando si tratta di passare all’azione, fosse pure il fondamento indiscutibile, cominciano le riserve e le opposizioni. Il problema di fondo relativo ai diritti dell’ uomo è oggi non tanto quello di giustificarli, quanto quello di proteggerli: E’ un problema non filosofico ma politico”. Dovremmo almeno riuscire ad imporre-realizzare un dibattito (numeri di articoli, convegni, manifestazioni) sul tema dei diritti in sanità almeno pari a quello che sta realizzando il PdC.

  4. Gianni scrive:

    Condivido pienamente. Ma di “dibattito” ce ne è stato abbastanza,fin troppo, e anche ricerche giornalistiche di qualità e da anni ed anni (di pensi al lavoro di Ernesto Milanesi sul Mattino e sul Manifesto,per esempio),e qui non si comprende che dibattito o meno quelli vanno avanti lo stesso – e belli dritti ( e nella sostanza, come mostrano i fatti).
    Ed intanto si tace su cio’ che è stato compiuto,per es., a Monselice, con partito dei costruttori e finanza di progetto in sinergia e che i cittadini pagheranno di tasca loro per decenni.
    Gianni

  5. maurizio nazari scrive:

    E’ vero, Gianni, ma le contraddizioni aumentano e, in questa fase, a me sembra che gli sforzi per informare l’utenza vadano aumentati proprio perché che le tesi del il Partito del cemento (PdC) hanno il 95% dello spazio sui giornali, anche grazie la forma (falsa, cioè fra gente dello stesso partito) democratica del contraddittorio. Non c’è spazio almeno uguale per chi cerca di segnalare che il depauperamento economico del Sistema sanitario universale, unito agli interessi corporativi dei medici serve al progetto, tanto amato da Confindustria, di riportarci al sistema mutualistico. Stiamo cercando di fare un primo incontro pubblico il 14 dicembre per fare gli auguri al nostro Ssn che compie 36 anni il 23 dicembre prossimo ed è troppo giovane per morire.
    Sei invitato alla festa
    Saluti
    Maurizio Nazari (katemau@protec.it)

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