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A metà ottobre al centro San Gaetano, dopo mesi di silenzio, è ripreso il confronto istituzionale sul progetto: “nuovo ospedale a Padova”. Il Sindaco, il Rettore, il Direttore dell’Azienda Ospedaliera e il Segretario regionale al Sociosanitario, sono stati i principali relatori. Sinceramente nell’attuale drammatico contesto politico, istituzionale ed economico, non è che un dibattito illusorio ed inconcludente per molte ragioni.

 Da oltre dieci anni la politica locale e regionale è impantana nella discussione sulla futuribile costruzione di un nuovo ospedale a Padova. Futuribile perché nessuna certezza, soprattutto per il finanziamento, è stata trovata per attuare questo oneroso progetto (…). In questi anni tanti (troppi) sono stati i preventivi di spesa: i balletti sulle cifre hanno fatto ubriacare. Vi era stata una iniziale stima di spesa sui 300 milioni di euro, poi 500, successivamente da 700 a 1200 milioni, non escludendo un tetto da 2 miliardi includendo arredi e tecnologia.

 Ora dicono che “sarebbero sufficienti” 700 milioni. Realisticamente se l’obiettivo è la realizzazione di un nuovo ospedale, i costi nei 6/7 anni necessari per la costruzione non potranno essere inferiori al miliardo e mezzo di euro. Se la Giunta regionale non vuole riproporre lo strumento speculativo del project financing, dove andrà a reperire le risorse per realizzare il nuovo ospedale?

 A questa domanda non seguirà alcuna credibile e realistica risposta, perché il fondo nazionale per i LEA sanitari, storicamente, soffre di una pesante sottostima, e in Veneto il “dichiarato” pareggio di bilancio è il risultato delle preoccupanti contrazioni delle prestazioni ai cittadini e del blocco al turn-over del personale.

Inoltre, i recenti tagli governativi alla sanità determineranno, per il Veneto, una riduzione del finanziamento di circa 500 milioni di euro, dagli effetti devastanti soprattutto sul socio-assistenziale.

 Per continuare a garantire qualità e quantità di prestazioni pubbliche sociosanitarie in Veneto e a Padova, rispetto all’esaltazione politica sul nuovo ospedale, le priorità sono ben altre.

Il nuovo piano sociosanitario regionale dovrà essere adeguatamente finanziato per poter estendere omogeneamente, in tutto il territorio veneto, i suoi effetti riformatori: sui servizi territoriali; sui livelli essenziali sanitari e socio-assistenziali; sulla prevenzione; sulla riabilitazione; sulle aggregazioni dei medici per prestazioni primarie H24; sulla ricerca medico-scientifica; sull’eccellenza clinica; sulle nuove schede ospedaliere e territoriali confacenti alla universalistica certezza delle prestazioni assistenziali; sugli standard “personale – pazienti – ospiti” nelle strutture sanitarie e nei centri servizi per non autosufficienti e disabili.

 Alle centinaia di migliaia di persone non autosufficienti e disabili e alle loro famiglie la Giunta regionale del Veneto, invece di fantasticare in faraonici ed irrealizzabili progetti immobiliari in sanità, sarebbe bene che si impegnasse a finalizzare sufficienti risorse economiche e professionali: alla domiciliarità; alla residenzialità protetta; all’ADIMED; ai centri diurni – CEOD; all’assegno di cura; alla riduzione della compartecipazione dei cittadini; al finanziamento del fondo previsto dalla legge regionale 30 del 2009.

 Nel sociosanitario e nell’assistenza queste sono le priorità, soprattutto in un periodo di crisi che sta cancellando migliaia di posti di lavoro, con l’azzerando del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni; altro che perdere tempo in promesse e in favole sul nuovo ospedale a Padova.

 Franco Piacentini – Coordinatore Dipartimento Welfare CGIL Veneto

 

2 Responses to “Nuovo ospedale a Padova? Sono altre le priorità”

  1. roberto.marinello ha detto:

    condivido appieno tutto quello scritto, come al solito i progetti faraonici,che tra l’altro consumano ulteriormente territorio, servono spesso a “nascondere” mancanze e carenze che sono molto bene indicate in questo articolo!
    Roberto Marinello pediatra

  2. Gianni ha detto:

    Sono cose del tutto condivisibili ma….. dette del tutto inutilmente ormai centinaia di volte e da anni anche sui media.
    La macchina procede lo stesso, con i suoi noti funzionari incuranti di tutto(anche se ai convegni vengono a fare i “comprensivi”……se fiutano un’aria non positiva).
    Bisognerebbe esser tutti un po’ meno chiacchieroni e piu’ fattivi nell’opporsi. E bisognerebbe non scordarsi sempre tutto e ricominciar sempre daccapo.
    Per tutto l’anno 2011-2012 ci fu una lungo e attento lavoro di analisi giornalistica di Ernesto Milanesi su tale tema che svelo’ il chiaro sistema di interessi che, per esempio, stava dietro la semplice scelta del sito,eppure…tutto silenzio e ciacole inconcludenti lo stesso.
    Milanesi dimostro’ con il suo lavoro di avere una conoscenza per nulla superficiale di personaggi funzionariali e questioni di fondo.
    Eppure si continua con la vaghezza e la “denuncia” generica. E nessuno che ci spieghi se è vero o meno che ci si spartiscono gli appalti! E in un bel gioco da “compromesso storico”!
    Lo stesso Milanesi fece con la Torre della Ricerca. E anche li, appena (e ne dubito….) una procura della Repubblica si sveglierà, ne usciranno delle belle.

    Gianni Buganza, cittadino comune non graduato

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