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CIMG9323Affrontare la crisi dei cambiamenti climatici vuol dire intervenire soprattutto sull’agricoltura industriale che, insieme al sistema alimentare globalizzato, è responsabile di una gran parte delle emissioni di gas serra a livello mondiale (solo come esempio, si veda questo articolo).

Provvedere al proprio sostentamento in maniera autonoma e non industriale significa poter coltivare spazi anche di piccole dimensioni come balconi, giardini, tetti condominiali o appezzamenti comunali di gestione collettiva.

Un’idea, questa, che sta lentamente prendendo corpo nelle società occidentali e che vede nel Movimento della Decrescita Felice l’alfiere più consono per la divulgazione.

Anche a Padova un’associazione affiliata a tale Movimento esiste e opera presso la Ca’ Sana in Via Santi Fabiano e Sebastiano 13 (zona aeroporto), organizzando serate-evento e cene nelle quali, in un clima conviviale e ospitale, ci si può liberamente informare su tutto ciò che concerne la filosofia e il pensiero del fondatore Serge Latouche.

Tra gli argomenti più gettonati, i metodi di coltivazione alternativa e, nello specifico, l’agricoltura sinergica: una modalità di coltivazione che persegue l’auto-fertilità del suolo tramite la coltura vegetale. La tecnica è stata elaborata dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip, la quale si è a sua volta ispirata ai dettami e insegnamenti di Masanobu Fusuoka un agricoltore-microbiologo giapponese precursore della Permacultura (La rivoluzione del filo di paglia, Lib. ed. Fiorentina, 1981).

Dal momento che le risorse naturali a disposizione non sono certo inesauribili, è necessario comprendere quanto i nostri comportamenti possano diventare dannosi nel momento in cui i consumi quotidiani superano il fabbisogno individuale.

Solo attraverso un convinto percorso di crescita personale può divenire possibile elaborare una fattiva coscienza ecologica in grado di creare alla fine una nuova società di cittadini responsabili che sappiano mantenere inalterato il rapporto tra uomo e natura.

L’agricoltura sinergica basa la sua essenza su 4 principi cardine:

-niente aratura,

-niente uso di fertilizzanti,

-niente diserbo,

-niente pesticidi,

nonché sul principio che, mentre la terra fa crescere le piante, esse ricreano suolo fertile attraverso i propri residui chimico-organici, in convivenza sinergica con microrganismi, batteri, funghi e lombrichi di vario genere. In questo modo il suolo viene considerato un organismo autonomo auto-rigenerante: i prodotti ottenuti con questa pratica acquistano un diverso sapore e una maggiore qualità organolettica, restituiscono alla terra più energia di quanta ne prendano, promuovendo meccanismi di auto fertilità del suolo e contribuendo a rendere l’agricoltura perfettamente sostenibile.

Nella pratica, tale tecnica prevede l’uso di bancali (aiuole), di 120 cm di larghezza e 50 di altezza. Il suolo viene ricoperto con pacciamatura destinata a divenire concime di superficie e che va ad alimentare la terra dagli strati superiori. In questo modo si stabilisce nel suolo l’habitat stabile ed equilibrato per tutti i suoi “abitanti”: lombrichi ed altri esseri microscopici vegetali o animali.

E’ un ritorno alla maniera di coltivare primordiale. Un modo di recuperare il tempo esatto e necessario per ogni cosa, che si accompagna alla negazione di tecnologie invasive di coltivazione e di produzione inquinante.

Un progetto di orto sinergico a scopo didattico è già attivo a Padova, presso il Parco Fenice. Per ogni informazione, e per incontrarci clicca QUI.

Movimento per la decrescita felice

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