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Vai all'articoloDal centenario in corso sull’inizio della Grande Guerra una delle iniziative maggiormente interessanti è quella di provare a riabilitare la figura dei cosiddetti “disertori o, per meglio definirli in modo meno infamante, dei “disobbedienti di guerra”.

Trattasi di tutti quei combattenti che, a causa di situazioni vissute al fronte al limite della sopportabilità umana, decisero di rinfoderare le proprie baionette e provare a fuggire lontano dalle trincee e da una guerra di logoro posizionamento che stava sempre più acquisendo i tratti di una spaventosa carneficina.

Il tutto è stato, per chi se lo ricorda, ben descritto sia dal libro “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu che dal film, ad esso ispirato (e boicottato a suo tempo) “Uomini contro” di Francesco Rosi.

In una lettera del 12 settembre 2014, firmata da Albino Bizzotto dei Beati costruttori di pace, con altri 10 preti, ed indirizzata a papa Francesco […] si afferma:

«Migliaia e migliaia di soldati sono stati processati e uccisi perché si sono rifiutati di ubbidire a ordini contro l’umanità. Sono stati bollati come vigliacchi e disertori ma per noi sono profetici testimoni di umanità e di pace e meritano di essere esplicitamente ricordati nella celebrazione della memoria».

Papa Francesco, però, pur pronunciando un forte discorso contro la guerra («[…] la guerra è una follia. La guerra distrugge l’essere umano») non ha raccolto tale invito.

Ad ogni modo i firmatari dell’appello credono che i fucilati per “codardia” o “disobbedienza”, durante il Grande Massacro del 14-18, vadano riabilitati storicamente e giuridicamente in tutti i Paesi. Per questo hanno redatto una lettera che viene pubblicata qui a seguire per raccogliere adesioni.

Quest’azione va considerata all’interno di un più grande impegno quotidiano contro gli armamenti e contro tutte le guerre.

APPELLO

PER LA RIABILITAZIONE STORICA E GIURIDICA DEI SOLDATI ITALIANI FUCILATI PER DISOBBEDIENZA O DECIMATI NEL PERIODO 1915-18

Signor presidente del Consiglio, Matteo Renzi

Signora ministra della Difesa, Roberta Pinotti

e per conoscenza, signor presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Il centenario della Prima Guerra Mondiale deve essere l’occasione per fare i conti con un capitolo doloroso e rimosso dalla memoria nazionale, quello di mille e più soldati italiani – il numero esatto non è conosciuto – fucilati e comunque uccisi dal piombo di altri soldati italiani perché ritenuti colpevoli di codardia, diserzione o disobbedienza. Fra di loro ci sono anche i decimati, estratti a sorte da reparti ritenuti “vigliacchi” e passati per le armi «per dare l’esempio».

L’Italia detiene il record pesante di essere al primo posto. Un esercito di 4 milioni e 200 mila soldati al fronte ne “giustiziò” circa 1000. L’esercito francese, che iniziò la guerra nel 1914, un anno prima, ebbe 6 milioni di soldati e 700 fucilati. Nell’esercito inglese furono 350 e in quello tedesco una cinquantina.

La Gran Bretagna ha adottato nel 2006 un provvedimento sulla grazia dei soldati dell’ Impero Britannico durante la guerra 14-18. In Francia dopo un discorso di Jospin del 1998 se ne sta discutendo e avanzando verso una soluzione politico-giuridica che potrebbe essere presa a breve.

Pur tenendo conto delle differenze politiche, culturali e giuridiche tra i vari Paesi attendiamo dal Parlamento italiano una decisione che faccia giustizia di quell’immensa ingiustizia.

Cioè di esseri umani che furono “giustiziati” perché sostanzialmente:

  • Si rifiutarono di battersi e di morire per niente.
  • Vollero mettere fine ai massacri
  • Rifiutarono di uccidere altri esseri umani con differenti uniformi
  • Fraternizzarono oltre le trincee,

La riabilitazione deve essere collettiva:

  • Perché è impossibile differenziare i casi dei fucilati. Molti documenti sono andati persi e gli archivi nel kaos.
  • Perché i soldati spesso sono stati fucilati collettivamente da plotoni d’esecuzione alla presenza di truppe radunate per l’occasione
  • Perché quelle esecuzioni dovevano terrorizzare la coscienza collettiva dei soldati.

La riabilitazione di questi cittadini italiani fucilati ingiustamente richiede probabilmente un’apposita legge.

Possiamo contare sulla vostra sensibilità e disponibilità?

Grazie per l’attenzione,

 Daniele Barbieri, giornalista

David Lifodi, giornalista

Francesco Cecchini, scrittore

INVIARE ADESIONI A: <francesco_cecchini2000@yahoo.com>

5 Responses to “Un appello per riabilitare i «decimati», i disertori, i disobbedienti di guerra”

  1. lina meneghetti ha detto:

    Pur comprendendo le ragioni dell’iniziativa la ritengo intempestiva e fuori luogo, perchè , in un momento in cui abbiamo nostri soldati sparsi nelle zone di crisi del mondo, manda un segnale equivoco ai popoli non-europei.
    Molti di questi non lo interpreteranno nella forma con la quale viene proposto, ma come un segnale di debolezza e lassismo, che , nel caso dell’ISIS e magari agli occhi di coloro tra le loro fila che torneranno in Italia, li rafforza nell’idea di usare la violenza contro le società occidentali.
    Detto in altre parole, non è un messaggio che aiuti il dialogo.
    Mi dispiace che Legambiente si sia fatta coinvolgere su un tema ben distante da quelli ambientali, che le sono caratteristici .
    Grazie dell’attenzione
    Lina Memeghetti

  2. Gianni ha detto:

    Gentile signora Meneghetti,
    reduce da una visita a Caporetto,
    Le esprimo il mio piu’ fermo, fermissimo (ma cortese) dissenso.
    Bella iniziativa,da continuare/sostenere/portare avanti.
    Firmiamola tutti.
    Gianni

  3. Stefano Andreoli ha detto:

    Ho fatto l’obiettore di coscienza nel 1994 grazie a coloro che vent’anni e più prima di me, rifiutarono di indossare la divisa e finirono in carcere. Alberto Trevisan nel 1970 venne rinchiuso nel carcere militare di Gaeta, nel quale erano detenuti anche gli ex ufficiali nazisti Kappler e Raeder (responsabili delle stragi delle Fosse Ardeatine e di Marzabotto). Alberto ricorda che i secondini e il cappellano militare trattavano lui e gli altri “disertori” con disprezzo, mentre ai due boia nazisti riservavano un atteggiamento deferente e il massimo dei confort.
    Figuriamoci se non sono d’accordo a rendere giustizia a chi venne ucciso per essersi rifiutato di uccidere! Invece nutro poca anzi scarsissima fiducia che l’appello venga raccolto da governo e forze politiche: da più di un decennio sono persino riusciti a cambiare il senso delle parole e a rendere politicamente corretta la guerra chiamandola “missione di pace”!
    Grazie a Barbieri, Lifodi e Cecchini per l’iniziativa.
    Un caro saluto a tutti.
    Stefano Andreoli

  4. Francesco Cecchini ha detto:

    L’ opinione di Lina Meneghetti e’,innanzittutto, semplicistica. L’ iniziativa che ha innanzitutto un valore, a mio avviso, politico e culturale va vista all’ interno di una più vasta contro il militarismo, la corsa agli armamenti e le guerre, in primis, ora come ora, quelle d’ ingerenza dell’ imperialismo. I promotori dell’ iniziativa sono, per esempio, sostenitori della lotta liberazione nazionale del popolo curdo, anche contro l’ ISIS.
    Pur non essendo un obiettore di coscienza sono d’ accordo con il commento di Andrea che ringrazio per adesione e diffusione.
    Inoltre colgo l’ occasione per invitare a leggere quello che ho scritto ieri sul blog di Daniele Barbieri sul 4 novembre 1918.
    Un caro saluto.

  5. lina meneghetti ha detto:

    Francamente non capisco come si possa essere contro le spese militari e poi mi si scriva che si vuole sostenere lo sforzo dei curdi.
    Non è il loro uno sforzo militare per non essere massacrati ? Come li si potrebbe aiutare se non avessimo armi e strumenti al contorno da dargli ?

    Sarà per la mia età avanzata ; sarà perchè mi fà ancora ribrezzo l’incredulità di un Chamberlain a Monaco, che riteneva impossibile che un Hitler volesse una guerra, ma io penso avessero ragione i Romani, quando dicevano : “Si vis pacem , para bellum”.
    Questa espressione non è un invito alla guerra, ma la strada per conservare la pace. Ci dice che la cosa peggiore che si possa fare è quella di creare squilibri di forze.
    Quelle sono le situazioni nelle quali si creano le migliori condizioni per far infiammare un nuovo conflitto. Non è forse cominciato così il secondo conflitto mondiale ?

    Quanto poi all’occasione offerta dal ricordo del Primo conflitto mondiale, non vorrei si confondesse quel momento e quelle circostanze con l’attualità.
    Lo stesso Papa non ha forse dichiarato che è scoppiata la Terza guerra mondiale ?
    Qualcuno ne vede la similitudine con quella di 100 anni fa ?
    Io vedo dalle mail che ho ricevuto un’incredulità non dissimile da quella del Chamberlain nel 1938.
    A che serve commemorare il Primo conflitto, se non ci aiuta a comprendere quello in corso?
    Tutto qui !
    Lina Meneghetti

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