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PAT Carta fragilità2Ad esaminare la Relazione geologica e la “Carta delle Fragilità” allegate al Piano di Assetto Territoriale (PAT) di Padova, non vi è in tutto il territorio comunale sito meno idoneo all’edificazione di quello attualmente individuato dalla Giunta Comunale per la costruzione del nuovo ospedale.

Diverse aree del nostro territorio sono segnalate a rischio idrogeologico: aree nelle quali eventuali nuovi interventi vengono condizionati alla realizzazione di opere di bonifica e di messa in sicurezza ed al principio dell’invarianza idraulica. Nel caso però delle aree di via Corrado – caso quasi unico in tutto il Comune – le indicazioni del PAT sono tassative. La Carta delle Fragilità le classifica come del tutto non idonee all’edificazione e l’articolo 7.3 delle Norme Tecniche stabilisce che in dette aree “…non sono ammesse nuove edificazioni”, mentre è consentita solo “…la realizzazione di infrastrutture pubbliche, interventi di manutenzione e ristrutturazione degli edifici esistenti comunque finalizzati alla riduzione dell’impatto geologico e idraulico”.

C’è da chiederci come detta prescrizione sia sfuggita all’esame di chi ha avanzato la nuova proposta di localizzazione dell’ospedale o del perché non ne sia stato fatto cenno nella relazione tenuta dal Sindaco Massimo Bitonci alla Commissione urbanistica di martedì 14 ottobre. L’impressione è che la fretta, dettata dalla necessità di fornire comunque una risposta alle scadenze imposte dalla Regione, sia stata anche in questo caso una cattiva consigliera.

Le ragioni portate a giustificazione della scelta del sito sono state sostanzialmente due. La prima riguarda la relativa vicinanza dell’area (destinata alle cliniche universitarie ed al campus della didattica e della ricerca medica) al vecchio polo sanitario e quindi anche alla rete dei servizi e delle attrezzature diffuse in tutto il contesto urbano circostante. La seconda è relativa alla proprietà pubblica delle aree in oggetto: per un 50 per cento del Comune e per l’altro 50 per cento dell’Università. Si tratta di due argomenti di indubbia rilevanza, ma non per questo risolutivi. Anche perché, pur prossime in linea d’aria, le due aree del nuovo e del vecchio ospedale non godono affatto di facili collegamenti.

Ma al di là di questo riteniamo che per giungere ad una scelta localizzativa appropriata vada considerata una ben più ampia ed articolata gamma di fattori, anche alla luce dei dieci punti definiti nel 2002 dall’allora Ministro Umberto Veronesi e dall’architetto Renzo Piano per una nuova concezione degli ospedali e dell’assistenza sanitaria. Un ospedale moderno non può essere considerato semplicemente come una “fabbrica della salute”, dotata esclusivamente di una propria razionalità funzionale ed indifferente ai luoghi in cui si colloca. Fondamentali sono la sua dimensione umana, la vivibilità degli spazi, le relazioni anche visive con l’ambiente ed il paesaggio che lo circonda, l’integrazione con il territorio e la città. Un nuovo ospedale aperto alla città può essere l’occasione per rigenerare parti importanti dell’organismo urbano. La scelta localizzativa deve dunque derivare da una visione strategica del futuro della nostra città, da una approfondita riflessione sulle problematiche e sulle trasformazioni urbane prevedibilmente indotte. Ed anche l’elaborazione del progetto architettonico dell’ospedale non può essere considerato un aspetto secondario della questione, delegandone in toto le competenze alla Regione o, ancor peggio, ad una società finanziaria operante in project financing. Come avviene in altre città europee, è auspicabile che venga quanto prima indetto un bando internazionale di progettazione, ma soprattutto la città deve poterne discutere sia da un punto di vista contenutistico e funzionale, sia anche da un punto di vista estetico.

Sergio Lironi, Presidente onorario Legambiente Padova

6 Responses to “Nuovo ospedale: a rischio idrogeologico già prima di nascere”

  1. Andrea Nicolello-Rossi ha detto:

    sprovveduti, cinici o distratti?
    difficile dirlo quando si ha fra le mani il PAT, documento di pianificazione strategica territoriale, approvato il 21.03.2014 dal Comune di Padova, ratificato dalla Provincia di Padova il 4.09.2014 (cioè mica anni fa!!) e nonostante ciò -dopo pochi mesi appena- si IGNORA, tranquillamente, una delle principali disposizioni in esso contenuto.
    Val la pena segnalare che il PAT porta la firma del capo Settore all’Urbanistica del Comune, arch. Fabris, lo stesso che ha curato – e firmato – la proposta e le slide che martedì scorso illustravano la geniale idea di costruire il Nuovo Ospedale in via Corrado fra i due fiumi, dove – 6 mesi fa – lo stesso Fabris (o suo fratello gemello??) sottoscriveva che nulla poteva essere edificato.
    Sono cinico io a ricordare che tutto questo avviene nei giorni di Genova?

  2. luca luciani ha detto:

    … a me sembrano, con le dovute precauzioni costruttive tecnologicamente avanzate, significativamente risolutive: “Le ragioni portate a giustificazione della scelta del sito sono state sostanzialmente due. La prima riguarda la relativa vicinanza dell’area (destinata alle cliniche universitarie ed al campus della didattica e della ricerca medica) al vecchio polo sanitario e quindi anche alla rete dei servizi e delle attrezzature diffuse in tutto il contesto urbano circostante. La seconda è relativa alla proprietà pubblica delle aree in oggetto: per un 50 per cento del Comune e per l’altro 50 per cento dell’Università. Si tratta di due argomenti di indubbia rilevanza …(cit. Lironi)” … aggiungerei, tra l’altro, anche il fatto che finalmente si potrebbe dare molto lavoro a diversi archeologi e che la necropoli potrebbe finalmente vedere la luce andando ad aumentare ancora di più sia le nostre conoscenze scientifiche quanto le nostre risorse culturali.

    • Marco Piepolli ha detto:

      certo Luciani, si potrà dare anche tanto lavoro agli angeli del fango quando ad esempio un argine si romperà.
      Ma allora delle due l’una: o la carta della fragilità, scritta da un pool di geologi e sottoscritta dal Capo Settore, è carta straccia, oppure lo sono le 6 slide che Bitonci ha presentato in Commissione Urbanistica martedì scorso.

  3. Mauro ha detto:

    Impressionante: oltre all’area di via Corrado, praticamente solo i fiumi sono classificati con lo stesso grado di non idoneità all’edificazione.

  4. Sindaco Bitonci tramite FB [ecopolis] ha detto:

    Il Sindaco Massimo Bitonci replica a questo articolo dalla sua pagina facebook: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=755230544526560&id=262873680428918

    • ecopolis ha detto:

      Grazie Sindaco Bitonci,
      pubblicando la carta della Protezione civile Lei ci da’ ragione.
      Se avesse letto con maggiore attenzione la legenda (dal latino: “le cose che devono essere lette, ciò che è da leggere”) si sarebbe accorto che l’area arancione di via Corrado corrisponde a “Rischio allagamenti R3-Rischio elevato – Pregiudicata l’incolumità delle persone, pregiudicata l’incolumità delle persone, danni ad edifici ed infrastrutture con inagibilità degli stessi, interruzione di funz. attività socioeconomiche”.
      Se vuole clicchi qui e trova la legenda (che è cosa differente dalla “leggenda”) oppure clicchi qui per la mappa della Protezione civile con sovrapposto l’edificato del nuovo Ospedale secondo le slide sue e del Caposettore all’Urbanistica arch. Fabris. E vedrà che l’ospedale affoga (sic) nell’area a “elevato rischio”

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