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IMG_5360Appena entro al Centre Songhaï percepisco un cambio netto rispetto a quello a cui mi aveva abituato Porto Novo, grande metropoli del Benin, con i rifiuti accatastati ai lati delle strade e la grande povertà che si legge in ogni angolo (il Benin è uno dei paesi più poveri dell’Africa). All’interno del Centre Songhaï regna ordine, pulizia, operosità. E non mi trovo in un “resort” o in uno di quegli Hotel costruiti appositamente per i turisti occidentali, che non vogliono vedere nulla del Paese che li sta ospitando se non le grandi bellezze che ha da offrire e sfruttare. No. Mi trovo, anzi, in una struttura che può solo esserci d’esempio, vincitrice di numerosi premi internazionali. Si tratta infatti di un centro agricolo che basa il suo funzionamento su idee e principi di sostenibilità e sviluppo che non hanno niente da invidiare ai migliori casi europei.

La nostra visita comincia osservando un modellino della tenuta, attorno al quale un’orgogliosa guida ci fa fare un primo tour “virtuale” di tutta l’area. Non può mancare, nelle spiegazioni, un po’ di storia di questo luogo: il termine “Songhaï” si riferisce ad un florido impero dell’Africa occidentale fondato fra il XIV ed il XVI secolo, simbolo di prosperità socio economica. Il Centro venne fondato nel 1985 da Fr. Godfrey Nzamujo, Dottore in Elettronica, Microbiologia e Scienze dello Sviluppo. L’obiettivo è quello di sviluppare in maniera concreta delle alternative alla crisi socio-economica del continente, far rinascere i valori della civiltà africana, sfruttare gli innumerevoli vantaggi offerti da questo continente e promuovere un utilizzo giudizioso delle risorse locali in maniera rispettosa dell’ambiente. In seguito vennero aperti altri centri, che ora formano una rete che unisce varie città beninesi. La visita prosegue. Il centro è veramente enorme e pieno di sorprese. Grandi coltivazioni di piante tipiche, dalle quali vengono ricavati succhi, creme, polveri, saponi poi rivenduti nel piccolo negozio del centro; allevamenti di polli, tacchini, faraone; sviluppo e produzione di tecniche di filtraggio dell’acqua, tema di grande importanza per tutta la popolazione; vasche di piscicoltura e tanto altro ancora. Da quasi due anni, ci dice la sempre più fiera (giustamente) guida, il centro attua una raccolta differenziata, separando con particolare attenzione la plastica: questa viene poi sminuzzata, divisa per colori e materiali e riciclata per la creazione di nuove bottiglie e contenitori che poi andranno ad essere utilizzati per la vendita degli altri prodotti, in un ciclo che cerca di essere il più possibile chiuso. Altro tema che il centro ha abilmente sviluppato è quello energetico: Songhaï è praticamente autosufficiente. Impianti fotovoltaici posti sui tetti dei laboratori sfruttano una risorsa che certo all’Africa non manca, mentre i rifiuti organici vengono utilizzati per la produzione di biogas.

Questo centro è diventato un esempio per il Paese e molti giovani studenti delle università trovano in Songhaï una “palestra” per il loro futuro lavorativo.

Insomma, chiunque volesse visitare il Benin, affascinante patria del Voodoo, dovrebbe assolutamente fare un salto in questa struttura, un “laboratorio per l’Africa e per il mondo”, come recita il sito.

Morrone Giulia

One Response to “Centre Songhaï, un modello di sviluppo sostenibile”

  1. Francesco ha detto:

    Articolo molto interessante. Ulteriore esempio di come le eccellenze sono presenti anche nel continente africano.

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