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BalcaniStazione di Padova, lunedì mattina: prendo il treno per Venezia e da lì per Trieste. Non è l’inizio di una delle mie normali giornate di studio o lavoro, e la mia destinazione non è né in Veneto né in Friuli: Ljubljana.

L’autista dell’autobus forse sa che sono in vacanza, visto che ci regala una meravigliosa panoramica di Trieste avventurandosi su una stradina stretta e ripidissima, che dovrà poi ripercorrere all’indietro e abbandonare per uscire dalla città.

Nella capitale slovena gironzolo per qualche ora, scopro un clima molto “mittel-europeo”, dai prezzi nei negozi ai bidoni della differenziata frequenti e puliti.

Per arrivare a Zagabria trovo un treno comodo e poco costoso, e scopro poi che sarà l’ultimo di questa settimana: in queste zone il pullman regna incontrastato. La mattina dopo arrivo in centro e mi rifugio subito in un bar a fare colazione, incuriosito da una bella immagine di torta e desideroso di ripararmi dalle gocce di pioggia. Molto appagato, più tardi mi concedo un museo per sfuggire di nuovo ai capricci del cielo, poi una visita ad un lago artificiale quando il sole ha la meglio.

Trascorro la notte in pullman per ritrovarmi a Sarajevo la mattina presto. Dopo una lunga camminata ad intuito, mi ritrovo a dominare dall’alto tutta la città, le sue casette su e giù per le colline, i palazzoni più nuovi nella parte bassa in secondo piano, ovunque piccole moschee e cimiteri con strette lapidi bianche.

Mostar, famosa per il suo ponte distrutto e poi ricostruito, è diventata un giocattolino turistico pieno di negozi di souvenir, ristoranti e vecchie moschee restaurate dove si entra a pagamento ed a nessuno interessa di che religione sei o quanto irrispettoso sia il tuo abbigliamento. Anche qui parecchi muri scheggiati ed alcuni scheletri di palazzi ricordano che è passata una guerra, giusto vent’anni fa.

Il mio viaggio termina di nuovo in Croazia con Dubrovnik e Spalato, con il loro passato ancora vivo nelle architetture importanti e monumentali ed il loro presente vivace di porti sull’Adriatico e aeroporti low-cost.

Mi porto a casa la piacevole sensazione di un vero viaggio zaino in spalla, in cui ho potuto fissare storia e storie come né i telegiornali né la scuola avevano saputo fare, conoscere altri ragazzi e attraversare luoghi senza l’assillo di tappe e formule obbligate. Niente di speciale, ma se lo fai con lo spirito giusto qualsiasi scoperta ha valore. E dunque, perché non condividerlo?

Lorenzo Marinelli

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