La montagna abbandonata

MINOLTA DIGITAL CAMERAC’era questo vecchio seduto su una pietra piatta che era messa come panchina fuori dal tabià. Di tabià ne restavano sei o sette, quasi tutti in rovina, posti in uno spiazzo di prato tra bosco infinito che è detto su la Costa e che i pini avevano cominciato a rimangiarsi già da tempo. La porta era aperta e usciva fumo, e usciva fumo anche tra gli interstizi delle travi, così che il tabià ne restava tutto avvolto. Il vecchio stava lisciando dei rami di nocciolo per farci dei bastoni bianchi e appuntiti, di quelli per camminare in montagna che nessuno usa più (ora si usano le racchette sottili e leggere in alluminio), ma magari qualcuno prende per ricordo. Una volta, in agosto, questo vecchio l’avevo incontrato a Passo Giau che vendeva i suoi bastoni ai turisti, in mezzo a centinaia di macchine parcheggiate,  con in faccia un’espressione stordita.

Sono entrata con lui, in mezzo a quel fumo, ma bisognava mettersi seduti sul pavimento fatto di tronchi, e allora il fumo leggero stava sopra alle teste in una cappa densa e si poteva respirare. Sul fuoco, tra le pietre al centro dell’unica stanza, c’era una griglia piccola coi ferri deformati che aveva sopra della polenta e poco formaggio duro che si abbrustoliva lentamente, rinsecchendo, e colando gocce di grasso che si infiammavano sulla brace. Con un ferro il vecchio infilzava prima la fetta di formaggio e poi la polenta e le teneva un po’ lontano dal viso e dal fuoco.  E poi, dopo un tempo lungo, iniziava a mangiare piano, addentando insieme le due parti. E intanto raccontava di quel posto, in cui da solo tornava ogni anno, che sta a metà tra il villaggio di Pécol e Ciamp, e dove un tempo si fermavano con le vacche, per un alpeggio intermedio prima di raggiungere il pascolo e la casèra su a Ciamp.  Un passaggio che aveva ripetuto ogni anno per quarant’anni, prima con i genitori e poi coi figli.

 “Vusto fa’ che? ormai i è dui a sta’ a Bolzan, qua no’ i ven pi. Qua sta sol i veci e i pez.”  (*)

Christianne Bergamin

 (*) Che ci vuoi fare? ormai sono andati ad abitare a Bolzano, qui non vengono più. Qui restano solo i vecchi e i pini

One thought on “La montagna abbandonata

  1. Brava Christianne, che ha descritto con tratto leggero l’abbandono della montagna, che chi ama andare per sentieri poco frequentati purtroppo verifica di continuo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.