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3Roberto mi ha raccontato di quando, da bambino, alle elementari (molto tempo fa…) ha portato a casa il suo primo libro di geografia. La prima cosa che ha guardato suo nonno Albano è stato dove era Caporetto, dove molti dei suoi amici coscritti sono caduti durante la Grande Guerra. E grande fu la sua costernazione quando scoprì che Caporetto era diventata Iugoslava, e aveva perfino cambiato nome… siccome questa cosa ha colpito anche noi, decidiamo di fare una gita a Kobarid (Caporetto) per visitare il museo della Prima Guerra Mondiale, dove sono custoditi reperti e memorie di questa tragedia che ha sconvolto l’Europa esattamente 100 anni fa. Al confine, la prima cosa che notiamo sono le ex dogane: mentre dalla parte italiana gli edifici sono chiusi e fatiscenti, dalla parte slovena sono stati trasformati in un bel ristorantino e in un negozio di souvenir… Nella bellissima campagna al di là del confine, curata e ordinata, non c’è neanche un traliccio, palo di corrente o del telefono, tanto che ci chiediamo come si possa vivere in questi bellissimi borghi senza le nostre comodità… oppure semplicemente le linee sono state interrate. L’ingresso del paese di Kobarid é un bel viale alberato con platani, il museo è proprio in centro del paese. Non è il primo museo commemorativo che visitiamo, ma questo ha un respiro diverso: nelle sale del bel palazzo antico, insieme ai classici fucili 91 e mitragliatrici e pezzi di bomba, c’è anche un’ampio spazio dedicato al  quotidiano dei soldati, il rancio, l’infermeria, il gioco (la maggior parte dei soldati di ambo le parti erano ragazzi..). Nessun segno di trionfalismo o militarismo, ma un chiaro e forte messaggio contro la guerra. Ci colpisce molto una serie di fotografie di soldati feriti ricuciti alla bell’e meglio: è la prima volta che troviamo il vero volto della guerra in un museo, quello sfigurato dei sopravvissuti. Qui  viene dato ampio spazio e illustrazione al “sentiero della pace“, percorso inaugurato nel 2007 che, per una lunghezza di 100 km, mette in collegamento i musei all’aperto, i resti più importanti, i monumenti commemorativi del fronte della prima guerra nell’alto isontino (http://www.potmiru.si/ita/zemljevid). E’ diviso in cinque parti, ogni parte può essere percorsa in un giorno. Usciamo dal museo, e affrontiamo un pezzettino di sentiero a pochissima distanza dal paese, sul fiume  Isonzo (Soča in sloveno ) . Lasciate le auto in un comodo parcheggio, in brevissimo tempo la carrareccia ci porta in un posto incantato, un paesaggio pieno di alberi e frescura e tagliato dalla lama verde smeraldo delle acque del fiume. Sembra impossibile come questo fiume, associato a battaglie costate centinaia di migliaia di morti, scorra sereno verso l’Adriatico, non più con in “braccio i cadaveri dei soldati” ma sballottando felici canoisti da tutta Europa. I ragazzi di 100 anni fa risalivano a piedi queste vallate carichi di fucili e con il destino segnato, ora sono i pulmini con colorate canoe sulla bagagliera che trasportano i giovani fino alle sorgenti dell’Isonzo. Solo una pausa serena tra carneficine o la nuova Europa sarà in grado di garantire un diverso destino ai nostri figli?

Stefano Pagnin, Roberto Brescello – Circolo Wigwam Il Presidio

3 Responses to “Una gita a Caporetto, dove la storia ci parla”

  1. Io sono un po’ ignorante ma leggendo questa pagina difficiente dimenticherò …..
    Sono commossa.
    Bravi Roberto e Stefano sono orgogliosa di voi
    Ciao anna

  2. gianni scrive:

    Penso che questo ferragosto mi porterà a Caporetto.
    Ci pensavo da tempo,in relazione al Centenario; la vostra breve cronaca mi ha convinto ulteriormente.Grazie.
    Gianni

  3. Gianni scrive:

    Un appello per riabilitare i «decimati», i disertori, i disobbedienti di guerra

    BREVE PREMESSA

    In una lettera

    del 12 settembre 2014 firmata da Albino Bizzotto dei Beati costruttori di pace con altri 10 preti ed indirizzata a papa Francesco, in occasione della sua visita a Redipuglia, il 13 settembre 2014, si afferma: «Migliaia e migliaia di soldati sono stati processati e uccisi perché si sono rifiutati di ubbidire a ordini contro l’umanità. Sono stati bollati come vigliacchi e disertori, per noi sono profetici testimoni di umanità e di pace, meritano di essere esplicitamente ricordati nella celebrazione della memoria». Papa Francesco, pur pronunciando un forte discorso contro la guerra («Trovandomi qui,in questo luogo, trovo da dire soltanto una cosa: la guerra è una follia. La guerra distrugge l’essere umano») non ha raccolto l’invito. Noi crediamo che i fucilati per “codardia” o “disobbedienza” durante il grande massacro del 1914-18 vadano riabilitati storicamente e giuridicamente in tutti i Paesi. Per questo abbiamo redatto una lettera che pubblichiamo qui per raccogliere adesioni. Quest’azione va considerata all’interno di un più grande impegno quotidiano contro gli armamenti e contro tutte le guerre.

    PER LA RIABILITAZIONE STORICA E GIURIDICA DEI SOLDATI ITALIANI FUCILATI PER DISOBBEDIENZA O DECIMATI NEL PERIODO 1915-18

    Signor presidente del Consiglio, Matteo Renzi

    Signora ministra della Difesa, Roberta Pinotti

    e per conoscenza, signor presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

    Il centenario della Prima Guerra Mondiale deve essere l’occasione per fare i conti con un capitolo doloroso e rimosso dalla memoria nazionale, quello di mille e più soldati italiani – il numero esatto non è conosciuto – fucilati e comunque uccisi dal piombo di altri soldati italiani perché ritenuti colpevoli di codardia, diserzione o disobbedienza. Fra di loro ci sono anche i decimati, estratti a sorte da reparti ritenuti “vigliacchi” e passati per le armi «per dare l’esempio».

    L’ Italia detiene il record pesante di essere al primo posto. In un esercito di 4 milioni e 200 mila soldati al fronte ne “giustiziò” circa 1000. L’esercito francese che iniziò la guerra nel 1914, un anno prima, ebbe 6 milioni di soldati e 700 fucilati. Nell’esercito inglese furono 350 e in quello tedesco una cinquantina.

    La Gran Bretagna ha adottato nel 2006 un provvedimento sulla grazia dei soldati dell’ Impero Britannico durante la guerra 14-18. In Francia dopo un discorso di Jospin del 1998 se ne sta discutendo e avanzando verso una soluzione politico-giuridica che potrebbe essere presa a breve.

    Pur tenendo conto delle differenze politiche, culturali e giuridiche tra i vari Paesi attendiamo dal Parlamento italiano una decisione che faccia giustizia di quell’immensa ingiustizia.

    Cioè di esseri umani che furono “giustiziati” perché sostanzialmente:
    • Si rifiutarono di battersi e di morire per niente.
    • Vollero mettere fine ai massacri
    • Rifiutarono di uccidere altri esseri umani con differenti uniformi
    • Fraternizzarono oltre le trincee,

    La riabilitazione deve essere collettiva:
    • Perché è impossibile differenziare i casi dei fucilati. Molti documenti sono andati persi e gli archivi nel kaos.
    • Perché i soldati spesso sono stati fucilati collettivamente da plotoni d’ esecuzione alla presenza di truppe radunate per l’occasione
    • Perché quelle esecuzioni dovevano terrorizzare la coscienza collettiva dei soldati.

    La riabilitazione di questi cittadini italiani fucilati ingiustamente richiede probabilmente un’apposita legge.

    Possiamo contare sulla vostra sensibilità e disponibilità?

    Grazie per l’attenzione,

    Daniele Barbieri, giornalista

    David Lifodi, giornalista

    Francesco Cecchini, scrittore
    INVIARE ADESIONI A:

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