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Sostegno_il cedro poco prima dell'abbattimentoIl 26 giugno, dopo tre mesi di attesa, arrivava sui tavoli di Legambiente Este la risposta del Parco circa le motivazioni che lo hanno indotto ad autorizzare l’abbattimento di un maestoso Cedro del Libano in località Sostegno di Este, proprio lungo l’Anello ciclabile.

Nello stesso giorno, sulla cronaca locale di Mattino e Gazzettino, il Sindaco Piva propagandava Este come la città degli alberi, anzi, addirittura, “la casa degli alberi”. Alla luce di una descrizione così positiva e lungimirante della città, risulta quindi sconcertante la vicenda che vede protagonista il grande albero, conosciuto dai molti frequentatori dell’Anello ciclabile.  

Non tanto per la richiesta, legittima per quanto discutibile, fatta dai proprietari che chiedevano l’autorizzazione per eseguire il taglio dell’albero, quanto per la risposta data dall’Ente. Il Parco Colli, per mano del suo Direttore Michele Gallo, rispondeva infatti comunicando che “l’intervento non necessita di autorizzazione, in considerazione della scarsa importanza dal punto di vista ambientale della pianta e del suo precario stato fitosanitario” (doc. protocollato il 16/1/2014).

Ricordiamo che l’abbattimento di piante da giardino risulta far parte dell’elenco di operazioni che necessitano l’autorizzazione da parte dell’Ente Parco per essere effettuate, come si legge nello stesso sito dell’Ente: “costruzione di recinzioni, passi carrai o pedonali, muri di contenimento, pavimentazione e sistemazione delle aree esterne, abbattimento piante da giardino, opere murarie d’ogni genere fuori terra”. Ci domandiamo quindi cosa ci stia a fare un Parco, che dovrebbe garantire un corretto comportamento nei confronti del patrimonio dei Colli, se poi risponde negando che tale autorizzazione serva. Quanto al precario stato sanitario della pianta, le immagini parlano da sole.

Ci domandiamo, inoltre, quale sia la sensibilità di un Parco che definisce la pianta in questione come di “scarsa importanza dal punto di vista ambientale”, non valutando quindi l’importanza paesaggistica degli alberi. Chiunque conosca il caso citato si sarà reso conto di quanto sia evidente il forte impatto dal punto di vista paesaggistico di questo cedro; che lo stesso Ente Parco possa considerarlo poco significativo ci fa temere per tutte le nostre piante sottoposte alla “vigilanza” del Parco, pineta compresa! Linea guida dell’ente parco dovrebbe essere la salvaguardia del territorio; come si legge anche nella home del sito, il parco si è dotato di strumenti “ per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, per l’incremento dello sviluppo economico e sociale del suo territorio in una logica di sostenibilità.” Sarebbe logico aspettarsi, quindi, maggiore sensibilità sulla questione.

Non capiamo infine perché non abbiano almeno invitato la proprietà a rimpiazzare la pianta con una nuova, come in genere fanno anche i Comuni in casi del genere.

Questo, dobbiamo concludere amaramente, è proprio il tipo di Parco che non vogliamo.

Legambiente Este

One Response to “Al Parco Colli chiediamo più sensibilità”

  1. Luca ha detto:

    Sostengo le vostre battaglie, ma in questo caso non conocordo: la pianta è un cedro del Libano: per quanto maestoso e “utile” dal punto di vista ambientale, non appartiene al biotopo dei colli. Fu fatto un errore nel piantarlo, decenni fa, non solo può essere abbattuto (ricordiamo che è malato), ma non deve essere ripiantumato.
    Se fate un giro per i giardini della pianura veneta noterete che un trio di piante è spesso presente: una magnolia, un abete e.. una araucaria. L’ente parco colli dovrebbe avere come scopo la salvaguardia delle specie tipiche dei colli e per le pianta più rare si può cercare “l’accanimento terapeutico” per salvarle anche se malate. GLi invasori alieni possono anche decadere naturalmente.
    Lasciamo i cedri in Libano, l’araucaria in Cile e portiamo rispetto al castagno e alla quercia.

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