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Balcani_alluvione“La vita poco alla volta si sta normalizzando. La gente, le cui case sono state distrutte dall’alluvione, sta tornando e cerca di limitare i danni causati dal maltempo. Anche a dispetto dei pericoli che corrono, molto spesso queste persone non vogliono lasciare i loro villaggi e rimangono nelle vicinanze sperando in un miracolo. È bello che le famiglie rimaste senza casa abbiano già iniziato a costruirne di nuove in altri posti, come a Lopare, e che in questi giorni inizieranno a costruire anche a Zenica.”

Queste parole ci arrivano da Tuzlanska Amica e ci danno un’idea della situazione nei Balcani un paio di settimane dopo le alluvioni.

“L’agricoltura, che era fonte di sostentamento per molti, è stata letteralmente messa in ginocchio, mentre il bestiame è stato dimezzato. Doboj, Maglaj e Bosanski Šamac continuano ancora a lottare contro il fango, con tonnellate di immondizia che l’acqua ha portato con sé, di mobili distrutti e buttati fuori dalle case. Nonostante ciò, anche qui la vita pian piano sta tornando alla normalità, la città viene pulita e il miglioramento che oggi si vede è grande. A Srebrenica un grande problema sono le strade distrutte dalle frane.”

Gli aiuti umanitari continuano ad arrivare: questa volta le comunità internazionale e locale si sono fatte trovare pronte. È evidente, tuttavia, la mancanza di coordinamento, sicché capita spesso che qualcuno abbia anche in abbondanza qualcosa che ad altri manca. Per come è organizzato lo stato bosniaco (o dis-organizzato) è quasi certo che molti nuclei familiari non avranno alcuna assistenza. Per esempio Orašje e Odzak, zone dove è molto presente la nefropatia endemica e tante persone sono in dialisi, hanno ricevuto troppi medicinali tranne quelli per i pazienti in dialisi, che scarseggiano.

“Grazie alle nostre famiglie e ai rapporti corretti che da anni abbiamo con gli abitanti dei villaggi colpiti, siamo in grado di avere delle buone informazioni su cosa serve e a chi serve l’aiuto. Capita che alcune famiglie ricevano aiuto da più fonti, probabilmente temono la fame che hanno sentito durante la guerra, ma noi casi simili non ne abbiamo avuti. Dato che si parla di abusi sugli aiuti umanitari (per ora pochi casi sono stati scoperti) è stato messo in funzione un numero di telefono che interviene ad ogni segnalazione di presunte irregolarità, sicché ci auguriamo che di questi casi ce ne saranno sempre meno.”

La fase più urgente è passata e i territori colpiti iniziano a fare i conti con le conseguenze di lunga durata. Oltre alle case e alle strade distrutte, le stime sui danni che sono stati causati alle imprese sono già scoraggianti.

A noi, da Padova, non resta che immergerci per poche ore nei segni dei Balcani che troveremo il 29 giugno, in Golena San Massimo, a partire dalle 17, organizzata da ACS e Padova con i Balcani. Sarà soprattutto una festa con musica, cucina ed altre proposte, il cui ricavato sarà devoluto ai vari gruppi con cui Legambiente ha già rapporti e che lavorano direttamente per fornire assistenza nei luoghi colpiti.

a cura di Lorenzo Marinelli, Redazione Ecopolis

con i contributi di ACS – Associazione di Cooperazione e Solidarietà

Padova con i Balcani

Adriatic GreeNet

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