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patriciello non aspettiamo apocalisseNon aspettiamo l’apocalisse (Rizzoli, 2014) è una appassionata denuncia della devastazione e dei danni provocati dalle discariche abusive di rifiuti industriali gestite dalla camorra a partire degli anni Ottanta, in Campania,  in una zona compresa tra Napoli, Caserta e Acerra, ormai tristemente famosa come la “Terra dei fuochi” descritta dai reportages, dei mass media nei mesi scorsi.

L’odore nauseabondo che ammorba l’aria e costringe a chiudere le finestre, i cumuli di spazzatura, perlopiù indifferenziata abbandonati  lungo le strade a cielo aperto o seppelliti sotto terra, la progressiva contaminazione dei terreni e delle acque a causa di sostanze tossiche rilasciate dai rifiuti e, di conseguenza, l’avvelenamento di piante, animali e persone, i danni all’agricoltura, l’alta e fortemente sospetta incidenza di tumori nella popolazione residente: questi sono gli effetti concreti di una catastrofe ambientale con cui sono costretti costretti a convivere ogni giorno gli abitanti della Terra dei fuochi, in un contesto sociale  già minato dalla povertà, dall’assenza cronica di lavoro e dal predominio della criminalità organizzata.

Non aspettiamo l’apocalisse è anche il resoconto delle azioni collettive di volontari e di associazioni, riunite nel Coordinamento Comitati Fuochi per la salvaguardia del diritto alla salute di un territorio e delle comunità che vi abitano, contro l’inquinamento, ma soprattutto contro l’inerzia delle istituzioni pubbliche che per anni hanno sottovalutato problemi, tollerato compromessi e corruzione, insabbiato inchieste giudiziarie, ignorato studi scientifici e offerto, sulla spinta del clamore mediatico, in casi di emergenza soluzioni solo temporanee e di breve respiro.

La mobilitazione collettiva, nata anche su iniziativa di padre Maurizio Patriciello – autore del libro assieme a Marco Demarco – grazie all’utilizzo strategico di mass media tradizionali e non (i social network), ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la tragedia della Terra dei Fuochi, spingendo le istituzioni ad adottare finalmente un provvedimento concreto. Ma il vero punto di forza di questa azione collettiva, come affermano gli autori del libro, sono le persone, che offrono la loro testimonianza, danno voce ai più deboli, si costituiscono in una comunità e affrontano assieme problemi e contraddizioni, attivando il dialogo tra società civile e istituzioni.

Solo a partire dalla comunità – sembra dire padre Patriciello – è possibile, anche nella Terra dei fuochi, ricostruire l’equilibrio tra uomo e natura, reinventare con scelte di vita sostenibili la “bellezza che salverà il mondo”.

A cura di Silvia Rampazzo, Redazione Ecopolis

 

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