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ballottaggi-2011Padova ha voglia di cambiare. Lo dimostra lo stringente testa a testa al primo turno tra Bitonci e Rossi: il Sindaco uscente perde rispetto al risultato del PD alle europee 8 punti e rispetto al piazzamento di Zanonato al primo round del 2009  ben 12 punti. C’è poi l’irrompere sulla scena di una lista civica locale, Padova2020, nata solo sei mesi fa, che grazie al metodo partecipativo dal basso arriva al 10 %. E va anche sottolineato l’affermarsi di Candidati, in diverse coalizioni, che rivendicano esplicitamente le battaglie ambientaliste dell’ultimo quinquennio. Questo spiega il voto nettamente in controtendenza con quello nazionale e ci mostra una Padova insofferente, che ha veramente voglia di cambiare gli obiettivi e le modalità di governo: così l’analisi del votoda parte dalla Segreteria di Legambiente Padova.
E’ arrivato il momento della verità per i candidati al ballottaggio e per le forze che si apparenteranno con loro. E’ arrivata l’ora di rispondere con chiarezza alle richieste di trasformare Padova in una città sostenibile. Non è scontato il voto per l’uno o per l’altro candidato, dettato da obsolete appartenenze destra/sinistra. Le decisioni verranno prese di fronte ad impegni definitivi.

È necessario muoversi verso un taglio radicale della cementificazione e del consumo di suolo, che si può ottenere attraverso una variante urbanistica alla sbagliata, eccessiva e dannosa possibilità di edificare in città prevista dal Piano Regolatore e dal Pat, per salvaguardare i cunei verdi cittadini. Altra indispensabile via da percorrere per la tutela del verde del nostro territorio è la realizzazione del Parco agro paesaggistico tra la Brenta e il Bacchiglione, per rilanciare la green economy legata alle risorse naturali e culturali del territorio.

Rimane attuale e spinosa, inoltre, la questione sulla collocazione definitiva dell’auditorium all’ex Tesoreria.

Quali sono, poi, le intenzioni dei candidati sul recupero di grandi aree cittadine di pubblico interesse? Le indicazioni di Legambiente sono chiare in tal senso: Piazzale Boschetti dovrà essere trasformato a verde ed è indispensabile la restituzione alla città delle ex caserme Prandina e Romagnoli, recuperando gli edifici esistenti e salvaguardandone le aree verdi. Dovrà essere data la priorità al restauro del castello Carrarese, fra i beni storici più importanti di Padova.

Bisognerà anche pensare al completamento dell’idrovia Padova-Mare, non solo come canale contro le piene ma anche per il trasporto merci, abbandonando invece la camionabile.

Fondamentale sarà inoltre la disponibilità ad aumentare i processi partecipativi: questioni come l’eventuale nuovo ospedale non possono ignorare ancora la volontà dei cittadini. Sempre a questo proposito è doveroso aprire un confronto partecipato sulla fusione APS-SITA, che dovrà avere come obiettivo l’aumento di linee e frequenza del trasporto pubblico e delle corsie preferenziali.

La città va coinvolta anche per quanto riguarda l’istituzione di un’area di mobilità sostenibile all’interno delle tangenziali, che promuova trasporto pubblico e ciclabilità, diminuendo accessi e velocità delle auto.

Non solo: più ascolto da parte dell’amministrazione deve essere dato anche ai lavoratori immigrati, iniziando un processo di integrazione con misure concrete.

La partecipazione dei cittadini deve diventare il punto di forza della nuova amministrazione e per questo va sancita con uno stingente regolamento comunale: le grandi scelte riguardanti lo sviluppo della città non possono rimanere un’esclusiva delle “alte sfere”.

Lucio Passi, Portavoce di Legambiente Padova

ULTIMA ORA: ieri sera, giovedì 29 maggio, alle 23,30 si è conclusa una affollata assemblea di Padova 2020 durante la quale i partecipanti hanno votato a larghissima maggioranza (159 favorevoli, 5 no e 6 astenuti) l’apparentamento con Ivo Rossi basato su un documento programmatico elaborato da due delegazioni che hanno lavorato nelle ultime 48 ore (per il PD Piero Ruzzante, Andrea Micalizzi, Paolo Giaretta e Antonio Bressa; per Padova 2020 Francesco Fiore, Devis Casetta e Marco Spinnato).

Il documento programmatico precisa che alcune decisioni scottanti come il nuovo Ospedale, la linea 2 del tram, la revisione del PAT, la lottizzazione IRIS, il futuro dell’APS/SITA, “verranno previamente sottoposte a percorsi partecipativi, da attuare anche tramite i consigli territoriali di partecipazione, che coinvolgano i cittadini, le associazioni e i comitati competenti e le associazioni di categoria, dichiarando espressamente che l’amministrazione si impegnerà a rispettare l’esito di tali processi“.

L’assemblea di Padova2020 ha votato farevolemente anche se informata che sul documento elaborato e condiviso dalle due delegazioni, manca il consenso di Ivo Rossi (a.n.r.)

12 Responses to “Padova ha voglia di cambiare”

  1. ecopolis ha detto:

    Questo è il link al documento http://www.francesco-fiore.it/wp-content/uploads/Documento-Padova2020-Rossi.pdf elaborato dalle due delegazioni per definire i termini dell’apparentamento ed approvato dall’assemblea di Padova 2020.

  2. Valerio Beccegato ha detto:

    per precisare l’assemblea era composta anche dai candidati ed attivisti delle altre due liste che hanno appoggiato Francesco Fiore: Padova Solidale e Impegno Comune

  3. Betty ha detto:

    E bravi i partecipanti all’assemblea! I tre del PD però non hanno ottenuto l’assenso di Ivo Rossi sul documento. Perché non è stato chiesto a Ruzzante, Micalizzi e Giaretta di impegnarsi ad ottenerlo formalmente?
    Perché è considerata (giustamente) una iattura la possibilità che Bitonci diventi sindaco di Padova, e non si denuncia chiaramente la pessima linea di continuità con Zanonato di Ivo Rossi, sordo e insensibile a tutte le tematiche ambientali e di sostenibilità?
    Perfetto il riassunto di Lucio Passi, ma brutto segnale lo schieramento aprioristico di tutti i rappresentanti delle istanze del migliore cambiamento in favore di Rossi.
    Dovrebbero tutti invece fargli prendere un po’ di paura, perché almeno questo lo smuova ad un diverso impegno.

  4. Rachele ha detto:

    Rossi la Primula Rossa! Possibile che sfugga sempre? Che non si possa avere una sua parola chiara e definitiva? Che titolo avevano i quattro rappresentanti del PD che hanno lavorato per 48 ore al documento che doveva assicurare a Rossi l’apporto del voto di Padova 2020? Se Rossi il consenso non lo dà lo si appoggerà comunque? Spero che prima del ballottaggio questi punti interrogativi possano trovare delle risposte perchè è proprio vero quanto ha evidenziato Lucio Passi: c’è grande voglia di partecipazione, siamo stanchi che le decisioni vengano imposte dall’alto.

  5. Stefano Collizzolli ha detto:

    Ivo Rossi ha firmato il documento di Padova 2020 già condiviso nei giorni scorsi con il PD.
    Nuovo ospedale, PAT (cementificazione), lottizzazione dell’Iris, seconda linea del tram e fusione APS/BusItalia tornano ad essere grandi scelte che si fanno (o non si fanno) con il coinvolgimento e partecipazione della città.
    http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2014/05/30/news/rossi-ha-firmato-il-documento-di-padova-2020-1.9326239

  6. Anna ha detto:

    Mi dispiace che consideriate OBSOLETE le distinzioni tra destra e sinistra.

  7. Luca ha detto:

    Da presidente di seggio alle ultime comunali e per quello che ho visto durante la giornata elettorale dissento da questa lettura. I due outsider veri, cioè Altavilla e Fiore, sono andati male, anzi malissimo, nemmeno il 20% in due. Erano gli unici candidati davvero “green” della competizione. Quello che ho visto al seggio è stato un andirivieni di anziani. Giovani pochissimi e non credo sia stata solo la bellissima giornata che invogliava ad andare in spiaggia. E questi sono fatti. Poi ci sono le intenzioni di Fiore, Legambiente e tutto il resto, che sono ancora in divenire. Da una parte ho visto la tracotanza dei M5S con il loro “vinciamo noi” diventato un virale “vinciamo poi”, dall’altra un eccessivo ottimismo da parte di Padova 2020. Secondo il mio parere il perché è presto detto. L’unica attività davvero intellettualmente viva è l’Università, fatta di studenti, docenti, ricercatori etc, che però solo in minima parte votano a Padova. Dall’altra una popolazione residente di età avanzata, e probabilmente di cultura civica e non solo piuttosto claudicante, su cui fanno breccia questioni come la sicurezza (per alcuni candidati Padova sembra essere diventata il bronx, peggio della Palermo anni ’80), spritz, kebabari e diciamolo pure, tutte queste puttanate che sono solo finti problemi (che dovrebbero dire a Roma tra Casamonica, Casalesi, ‘ndrangheta e organizzazioni criminali da ogni parte d’Europa etc?) ma che il buon candidato leghista, avendo fatto delle lungimiranti ordinanze che ricordano quelle sui lavavetri, ora vuole portare a Padova, come se governare un capoluogo fosse uguale a governare un paesotto di medie dimensioni.
    Ho visto qualunque cosa, tranne la voglia di cambiare. Tant’è che alla fine, stringi stringi, la scelta sarà tra un candidato che sguazza nella politica cittadina dal 1982 e un leghista la cui eventuale sconfitta sarà comunque indolore, avendo già il fondoschiena al caldo in Parlamento. Quindi come spesso accade, bisognerà votare turandosi il naso.
    Due paroline infine sul partito che si è reso più ridicolo dopo il M5S e la sua deplorevole campagna ( e lo dico da elettore alle politiche e alle europee del M5S): Rifondazione comunista. Ho avuto un alterco mesi fa dopo le primarie con un commentatore di questa newsletter, che all’obiezione che la presenza di Rifondazione assieme a Padova 2020 avrebbe fatto scappare gli elettori, paventava che questo ex partito secondo lui sarebbe arrivato (addirittura!!!!) al 1,5 % e forse più. Si è fermata allo 0,9%, dicasi 0,9%. Se avrà un consigliere è per gentile omaggio del Pd. Penso sia la maniera peggiore di buttare il proprio voto, quando un’idea è stata sconfitta dai fatti e dalla storia è inutile tentare di rianimarla. Inutile quidni parlare da oggi di questi partitini, che quando avevano un peso, lo hanno speso per mandare il nano vulvomaniaco al potere, per poi (giustamente e finalmente ci aggiungo) inabissarsi. Che si limitino a organizzare le sagre e le feste, dove la carne è buona e la birra abbondante.

  8. Francesco ha detto:

    Non ho capito bene se questo accordo ci sia oppure no.
    Ci sono tutte le premesse perchè la prossima amministrazione, nella speranza che vinca la sinistra (!), non deciderà mai niente.
    A me fa tristezza pensare che qui a Padova si sia ridotti a mercanteggaire degli accordi che sanno moltissimo di vecchia politica di sinistra, nel momento in cui a livello nazionale abbiamo un Renzi che dice e fa: ” se confindustria o sindacati non sono d’accordo ce ne faremo una ragione!”.
    Io sono d’accordo con i processi partecipativi (come sa bene Andrea), purchè ci sia la disponibilità ad accettare le decisioni anche quando prevale l’idea degli altri. Non vedo come possa dare dei buoni frutti un accordo che nasce da un persorso che dichiara il fallimento del sistema delle primarie, fatto unico successo qui a Padova (rispetto a tutta Italia); ricordiamo che il sistema delle primarie ci ha dato Renzi in Italia, Vendola in Pulgia, Pisapia a Milano ecc..

    • ecopolis ha detto:

      gentile Francesco

      Ivo Rossi, a distanza di 24 ore dal termine dei lavori delle due delegazioni e dopo l’approvazione da parte dell’assemblea di Padova 2020, venerdì ha firmato il documento base dell’accordo di alleanza, per cui Padova 2020 lo sosterrà come candidato Sindaco nel ballottaggio.
      Nuovo ospedale, PAT (cementificazione), lottizzazione dell’Iris, seconda linea del tram e fusione APS/BusItalia, tornano ad essere grandi scelte che si fanno (o non si fanno) con il coinvolgimento e partecipazione della città.
      http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2014/05/30/news/rossi-ha-firmato-il-documento-di-padova-2020-1.9326239
      Quindi c’è stata una importate apertura al metodo della partecipazione che diventa vincolante per la realizzazione di molte opere pubbliche che avevano spaccato la città in questi anni. Cittadini, associazioni, comitati ri-acquisiscono spazi dentro i quali essere propositivi per il futuro della città.

  9. antonio ha detto:

    la campagna di rilancio di ivo si basa su chi è meglio o su chi è il meno peggio.
    il fatto che ivo non partecipi all’unità programmatica con Fiore o che non abbia ancora dato il suo assenso non mi stupisce e non mi piace. ivo non è di sinistra e non è neanche green.

  10. Enrico ha detto:

    Io chiedo con forza che “coinvolgimento e partecipazione della città” significhi solamente una cosa: REFERENDUM. E’ infatti troppo facile immaginare che ” percorsi partecipativi, da attuare anche tramite i consigli territoriali di partecipazione, che coinvolgano i cittadini, le associazioni e i comitati competenti e le associazioni di categoria, dichiarando espressamente che l’amministrazione si impegnerà a rispettare l’esito di tali processi” possano soddisfare da subito le suddette istanze che si vedono valorizzate. NON SIAMO QUI PER MANTENERCI IN ESISTENZA.
    Da un anno o due questo modo di procedere è stato rottamato dalla furia dei cittadini.
    REFERENDUM con risultato VINCOLANTE, dunque
    Come successe qui all’Arcella per l’indimenticato pesantissimo tentativo di stravolgere l’intero centro del quartiere S. Carlo.
    Tutto si può dire ma in questi ultimi due anni la gente è cresciuta politicamente un casino, ben al di là delle posizioni di tante associazioni!!! L’ha capito Rossi? L’ ha capito Legambiente e padova2020?
    Senza REFERENDUM ci sarà solo spartizione di poltrone!

    • ecopolis ha detto:

      Gentile Enrico

      non condividiamo l’assunto partecipazione = referendum. Lo dice Legambiente che sulla vicenda delle Torri Gregotti si spese più di chiunque altro per ottenere il risultato del NO al progetto.
      Ma in questa città serve arrivare a liberare idee, progetti e confronti, PRIMA che si arrivi ai progetti calati dall’alto, rispetto ai quali poi rimane solo la possibilitò di dire sì o no (spesso iper-semplificando le questioni sul tappeto).
      Le migliori esperienze nord europee (o per rimanere in Italia, ad es. a Torino) richiedono che l’Amministrazione ceda potere, cioè avvii processi partecipativi senza rete, metodologicamente ben condotti, ma soprattutto con una caratteristica: l’impegno a considerare vincolanti i risultati che emergono dai laboratori (mai più esperienze deleterie come i PAT di quartiere che sono stati del tutto disattesi).
      In più un tassello non da poco: il bilancio partecipativo: una quota – anche contenuta – di risorse che vengono indirizzate a secondo di un percorso trasparente che coinvolge le associazioni, non perchè vengono finanziate loro, ma per interventi ed investimenti in sintonia con i bisogni della città.

      Saluti, Andrea

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