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guida_percorsi_pace_padovaLa marcia per la Pace a Padova domenica 11 maggio è importante, ma anche originale e nuova. Importante perché ha come obiettivo la riconversione delle caserme ad un loro uso civile.

Originale e nuova perché il percorso cittadino lungo il quale si snoda è caratterizzato da alcuni segnali di pace che una recente guida, pubblicata dal MIR di Padova in collaborazione con il Comune, ha messo in risalto. Vediamoli insieme.

Già nel punto in cui prende avvio la marcia in via VIII Febbraio, all’interno di Palazzo Moroni e al Bo’, ci sono alcuni segnali: forse poco conosciuti, ma proprio per questo da valorizzare.

In alto sotto la Vittoria alata che sovrasta il Palazzo del Comune è collocata una statua dedicata alla Pace. Fa parte di un gruppo di 4 statue –opera di Salvatore Saponaro- che circondano la torretta sulla quale poggia la Vittoria alata. La statua della Pace è quella che guarda verso sud. E’ molto alta da terra, ma con un po’ di sforzo si riesce a distinguere un ulivo.

All’interno di Palazzo Moroni ci sono due segnali significativi. Nel cortile, sotto il portico a sinistra, è collocato il ricordo della tragedia del genocidio degli Armeni compiutosi in Turchia durante la Prima Guerra Mondiale. Il Comune di Padova ha voluto onorare il ricordo del primo genocidio del ‘900 collocando nel 2005 un bassorilievo opera dello scultore armeno Movses Guloyan. Il bassorilievo riporta i versi del poeta Daniel Varujan (1884-1915), una delle prime vittime del genocidio: “Con la penna di canna cantai sangue / per libare a voi, vittime della spada“.

Sullo scalone che porta dal cortile al Palazzo della Ragione, al I piano, è collocato un altro bassorilievo bronzeo opera dello scultore Piero Perin (1924-2008): è in memoria di Giorgio Perlasca (Como 1910-Padova 1992), Giusto del mondo perché, dopo aver aderito al Fascismo ed avere partecipato come volontario dalla parte dei Franchisti alla Guerra civile spagnola, a Budapest nel 1944-45 si impegnò nel salvataggio di migliaia di ebrei ungheresi dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Il suo nome è ricordato al Museo Yad Vashem di Gerusalemme come Giusto tra le Nazioni.

All’interno del palazzo del Bo (cortile nuovo) c’è il monumento alla Resistenza (opera di J. Kounellis) che ricorda Concetto Marchesi, Egidio Meneghetti (Rettori dell’Università di Padova), Ezio Franceschini Rettore della Cattolica di Milano e altri che operarono per la nascita di uno nuovo stato libero dalla dittatura e democratico. Nel 1945 all’Università di Padova fu conferita la medaglia d’oro al valor militare per l’apporto alla lotta di liberazione.

Altra tappa significativa è la lapide in corso Emanuele Filiberto 30 collocata dove il corpo del prof. Mario Todesco fu ritrovato il 29 giugno del 1944 ucciso dai fascisti. Il prof. Todesco era impegnato nella Resistenza al Nazifascismo e aveva contribuito alla creazione della Brigata Partigiana del Grappa. La sua casa di via Rialto era divenuta un centro di raccolta di armi, medicinali, generi di conforto, che provvedeva a far giungere a Solagna ai suoi parenti, e di qui in montagna. Rischiando moltissimo aiutava i prigionieri alleati evasi dai campi di prigionia dopo l’8 settembre. Il 25 aprile 2008 il Presidente della Repubblica ha conferito a Mario Todesco la medaglia d’oro al Merito Civile alla memoria.

Parco Prandina. L’area di 60.000 mq della caserma Prandina è destinata a verde pubblico fin dal piano regolatore del 1957. Grazie all’impegno di Associazioni ecologiste e della Pace, che coinvolsero residenti e le scuole d’arte, nel 1983 una piccola parte di 4.000 mq venne finalmente riconvertita a parco pubblico: è il giardino attuale. Nel 1991, con il contributo degli obiettori alle spese militari, venne realizzato il monumento “Segno Di Pace”: una pianta di ulivo con quattro altorilievi bronzei opera gratuita di quattro artisti padovani (Iral, Liverani, Petrucci e Rodella) che interpretarono l’opposizione alla guerra del Golfo e gli sforzi per la Pace di quegli anni.

Anche nel punto di arrivo della marcia (la caserma Romagnoli) è collocato un segnale di pace: il cippo con lapide in memoria di padre Placido Cortese. Un frate del Santo che durante la Resistenza si impegnò per aiutare sbandati, ebrei e ricercati dal regime nazifascista, internati iugoslavi prigionieri dentro la Caserma Romagnoli. Tradito da due infiltrati, l’8 ottobre 1944 è arrestato e trasferito nel bunker della Gestapo a Trieste dove viene sottoposto a tortura fino a morire, viene forse cremato nella Risiera di San Sabba.

Sergio Bergami, Movimento Internazionale Riconciliazione di Padova

Sui possibili usi delle ex caserme Prandina e Romagnoli leggi l’articolo di Anna Lorenzetto qui, la scheda sulla Romagnoli e il paesaggio agricolo circostante qui e gli atti del convegno del Mir (2010) qui

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