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marcia paceDomenica 11 maggio a Padova si marcia per la pace, contro le spese militari, per la riconversione sociale di spazi militari abbandonati.

Il primo obiettivo: lo stop all’acquisto degli F35. Dal report della campagna “Taglia le armi” sappiamo che il programma per la costruzione degli F35 continua a costare troppo. L’Italia ha già speso 720 milioni di euro per i primi veicoli che, a detta degli stessi tecnici del Pentagono, non sono assolutamente affidabili.

La questione degli F35 ha molteplici risvolti: sono in gioco il modello di difesa del nostro Paese e le sue politiche di spesa militare, ma più in generale l’impostazione strategica che guida le scelte economico-finanziarie del Governo.

Ma il vero problema non è costituito dai costi fuori controllo o dalle problematiche tecniche; il vero problema è l’acquisto di uno strumento di attacco (potrà trasportare le nuove bombe nucleari B61-12) che non si concilia con la nostra Costituzione che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Noi aderiamo alla Campagna “Taglia le ali alle armi” che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma di acquisto degli F35.

Chiediamo di investire le risorse destinate alla militarizzazione nel risanamento e nello sviluppo del territorio, nel miglioramento e potenziamento della realtà scolastica e sanitaria, delle strutture sociali, nella creazione di nuovi posti di lavoro, nella valorizzazione del patrimonio culturale. In una parola, abbiamo bisogno di pace e non di guerra.

E’ sconcertante, guardando alla recente alluvione che nessun presidente di regione, nessun sindaco, nessun assessore abbia fatto questa semplice proposta: diminuiamo le spese militari a partire dalla cancellazione della spesa per gli F35 e utilizziamo questi soldi per mettere in sicurezza il nostro territorio.

Tuttavia la partecipazione ad un programma militare di tanto spessore economico – circa 12 miliardi di euro – inserito in una logica di guerre aggressive non viene messa in discussione. Si prosegue sulla strada della militarizzazione senza dare risposte ai bisogni urgenti del paese.

E allora bisogna cominciare a cambiare strada, a partire da dove si vive.

In alcune città come Bologna, Pisa, Livorno, Taranto, Treviso, Trieste, Genova, Roma, sono sorti comitati formati da cittadini e associazioni che si mobilitano in un’altra logica, quella della smilitarizzazione, proponendo processi di riqualificazione delle caserme in dismissione. In alcune di queste città anche gli Enti locali hanno iniziato un percorso di acquisizione e trasformazione delle aree militari per uso sociale o di quartiere.

A Padova da tempo il Consiglio Comunale ha dichiarato “Padova Città della Pace” ed ha approvato un ordine del giorno CONTRO L’ACQUISTO DEGLI F35.

E a Padova, da alcuni anni, si sta discutendo sulla possibilità della riconversione di aree ex militari in siti destinati a parchi, luoghi di incontro, spazi per attività sociali, culturali e ricreative. Ci sono caserme inutilizzate o parzialmente utilizzate: palazzi storici di notevole valore artistico e culturale, ampie aree vuote e a volte degradate, che potrebbero essere messe a disposizione della città: le caserme Romagnoli e Prandina, il Tribunale militare, Palazzo Rinaldi.

Non vogliamo che Padova sia solo a parole una città di pace, ma vogliamo costruire assieme una città diversa: che salvaguardi i diritti, che ampli gli spazi per i giovani, che sviluppi il verde, i luoghi d’incontro e le attività culturali e ricreative.

Il 25 aprile eravamo all’Arena di Verona per dire che la resistenza oggi si chiama nonviolenza e la liberazione oggi si chiama disarmo.

Per questo l’11 maggio cammineremo a Padova, per cominciare insieme a smilitarizzare il nostro territorio.

 Gianna Benucci – Associazione per la Pace

Marianita De Ambrogio – Donne in Nero

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