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Nei contenziosi, il verde a oltranza, privo di una solida base scientifica, non è sufficiente. Alla base della salvaguardia dell’ambiente sta la conoscenza “intima” delle interazioni tra le dinamiche storico antropiche e quelle naturali che lo hanno plasmato. Se i due fattori  non sono adeguatamente conosciuti è facile cadere vittime delle ideologie”.

Così ci scrive un importante botanico che Legambiente ha contattato nelle settimane scorse a proposito dei tagli delle alberature in via Goito e sulla gestione del verde urbano padovano. E continua.

“Cara Legambiente, quando si tratta di tagliare vecchi pioppi (come quelli di via Goito, n.d.r.) un botanico serio non può fare opposizione con efficaci argomentazioni. Il pericolo esiste davvero e la messa in sicurezza non può non essere fatta  solo dopo schianti rovinosi. Il Pioppo (sia bianco, sia nero, sia canadese) è un genere a rapida crescita e poco longevo e quindi facile al deperimento in tempi non troppo lunghi. I pioppi neri e quelli canadesi hanno il legno fragile, diventano grandissimi in pochi anni e possono facilmente collassare in presenza di forti venti.  Se si vuole far ritornare l’ambiente come prima basta, comunque, ripiantare pioppi e nel giro di una decina di anni si ha già un buon effetto paesaggistico.

Io sconsiglio, però, di usare pioppi per le alberature stradali specie se si tratta di Populus x canadensis nota essenza esotica invasiva. Io suggerirei di piantare farnie, bagolari, frassini ossifilli o tigli autoctoni (non americani), tutte specie largamente presenti nella pianura veneta, coltivate o spontanee. Sono a crescita più lenta, lo stesso molto decorative, ma meno pericolose.

Sono da evitare aceri ricci, aceri di monte o altre specie montane di cui ultimamente si abusa. Ancor di più va evitato l’uso di specie esotiche, qualsiasi esse siano (a parte il platano), anche la più bella e aggraziata. C’è un abuso di piante forestiere che fa inorridire chiunque abbia a cuore la tutela del paesaggio di pianura considerato sia nella sua evoluzione naturale sia in quella storico-antropica.

Se poi, proprio, si vogliono piantare pioppi, suggerisco il pioppo bianco”.

Dunque il settore Verde agisce correttamente nella gestione del verde pubblico. Ma il Comune ha investito a sufficienza nella comunicazione e nel coinvolgimento? Forti delle competenze scientifiche i tecnici dovrebbero aiutare i cittadini a capire del perchè di tagli o abbattimenti. Se invece non c’è questo sforzo, scoppiano le polemiche, inevitabili, con i cittadini che non si fidano mentre nessuno si occupa di far crescere la cultura del verde in città. E’ un compito difficile, da fare assieme, al quale sollecitiamo il Comune da anni (informazioni prima e post potature o tagli, incontri pubblici, regole chiare su cosa si può o non può fare, a partire dallo stesso Ente Locale).

Sui re-impianti, o nuove messe a dimore, poi andrebbe aperto un capitolo a parte. Non si possono sempre e solo scegliere specie con altezza media o bassa. In città servono anche alberi di grande altezza. Sia per il loro valore ecologico, capacità depurativa, di ombreggiatura, estetica. Sia per un segnale di priorità: occupiamo lo spazio urbano a favore del verde, non dobbiamo per forza allargare le strade per contenere più auto.

 A cura della redazione di Ecopolis

3 Responses to “Alberi: l’approccio scientifico, da solo, può non bastare”

  1. Ennio ha detto:

    Sono pienamente d’accordo, spero solo che non siano solo parole, personalmente
    mi piacciono tantissimo i platani.

  2. spartaco vitiello ha detto:

    piantare querce sarebbe un bel segno di lungimiranza… il Comune stesso potrebbe allestire un vivaio in un parco, facendo seminare gli alberi ai bambini delle scuole e portandoli poi a vedere come crescono.

  3. Michele Lollo ha detto:

    Sono d’accordo con l’articolo. Bisogna anche rilevare che gli spazi verdi diminuiscono costantemente e quindi è sempre più difficile immaginare nuovi alberi nella nostra città (purtroppo). Bisognerebbe iniziare a togliere cemento e asfalto per poter piantare nuovi alberi. A Camin ad esempio sono state tagliate di recente otto acacie di 15-20 mt di altezza lungo via corsica -apparentemente sane per quello che si può vedere adesso sul tronco tagliato- malate a detta del comune. Adesso non c’è più spazio per piantare altri alberi perchè di fatto come gli altri grandi alberi della città sorgono al margine di strade o marciapiedi , una volta tolti c’è spazio forse soltanto per alberelli.

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