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Mercoledì 3 ottobre 2012, dopo le numerose denuncie arrivate alle associazioni e numerosi articoli sui giornali sono riuscito a mettere attorno un tavolo l’Assessore Micalizzi, le Associazioni e i comitati di cittadini per discutere del problema dell’abbattimento delle alberature in città.

Il tutto parte dall’abbattimento di circa 50 alberi in Via Goito (percorso vita), alberi valutati dai tecnici comunali a rischio per persone e cose e abbattuti con procedura d’urgenza. Normalmente si segue la procedura di abbattimento programmato che consiste in verifiche periodiche delle alberature, il settore verde pubblico comunica al Consiglio di Quartiere le perizie raccolte 30 giorni prima dell’abbattimento e pubblica all’interno del sito internet del Comune la lista degli alberi divisa per Quartiere. Fin qui tutto bene.

Con la procedura d’urgenza il settore verde pubblico invece non aspetta i 30 giorni per procedere con gli abbattimenti e interviene in tempi molto rapidi: da qui l’irritazione dei cittadini che si vedono abbattere alberi, certe volte ritenuti sani, senza possibilità di approfondire in tempo.

Dall’incontro è emerso il problema che la nostra città non è più la stessa di 30 anni fa, ci sono molte più auto e c’è più necessità di parcheggi di conseguenza lo spazio per gli alberi, specialmente in centro urbano, diminuisce. Altro problema non da poco è la mancanza di comunicazione tra i settori verde pubblico e mobilità, vedi riqualificazione di Via dei Colli: in questo caso sono stati effettuati lavori di completo rifacimento dei marciapiedi senza tener conto minimamente delle alberature esistenti, e di conseguenza a breve i platani a lato della sede stradale moriranno e non potranno essere sostituiti per mancanza di spazio.

L’impressione finale è che da parte dell’Assessorato ci sia la volontà confrontarsi e collaborare con le Associazioni e Comitati per una maggiore trasparenza. Se è vero, il primo passo da compiere è aprire una discussione approfondita su come evitare il reimpianto di alberi piccoli e destinati a restare tali, senza dare la possibilità alla cittadinanza di optare per altre scelte, decidendo se serve di destinare più spazio e più risorse allo sviluppo di alberature di grandi dimensioni.

Michele Mazzucato – Portavoce delle Associazioni Ambiente e vicepresidente WWF Padova

Parlare di alberature stradali è delicato, e non si può tacere che i pioppi neri e quelli canadesi non sono specie adatte. Diventano grandissimi in pochi anni e possono facilmente collassare in presenza di forti venti perché hanno il legno fragile. Altro è escludere a priori i grandi alberi (superiori ai 16 metri di altezza). Torino ne ha fatto un vanto e gestisce, tra potature, messe in sicurezza e tagli, un patrimonio di circa 20.000 grandi alberi sui propri viali. Torneremo sul tema (nota di Ecopolis).

One Response to “La città degli “alberelli””

  1. Roberto Marinello ha detto:

    naturalmente nessuno si oppone all’abbattimento di alberi certamente malati e quindi a rischio di schianto, ma l’impressione è che spesso si rinunci a priori alla manutenzione di alberi, anche importanti e sicuramente utili per la qualità della vita, la salute e la bellezza, forse per la mancanza di fondi, ma anche per la una scelta di sostituire gli alberi attualmente presenti in città (e amati dagli abitanti!!), con altri ritenuti più idonei (ma non esiste solo il parere dei tecnici ed è venuto il momento di rivedere i programmi del settore alla luce anche della volontà dei cittadini!)
    E poi le procedure d’urgenza (soprattutto se estese a così tanti alberi) espropriano il cittadino dalla possibilità di chiedere delle verifiche ulteriori, anche da parte di tecnici di propria fiducia e contraddicono la Mozione di recente approvata in Consiglio Comunale, che richiede che a fronte di importanti abbattimenti si presenti da parte del settore un piano circostanziato del riassetto “verde” dell’area interessata. Insomma noi cittadini(che fino a prova contraria siamo i “proprietari” degli alberi) chiediamo che si sospenda questa strategia degli interventi d’urgenza (limitandola solo a ben precisi e documentati casi) e si riprenda da subito la prassi del rispetto della comunicazione e dell’ascolto dei cittadini, che poi è un prima forma di democrazia, che non va mai dimenticata da chi amministra i nostri beni.

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