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fotovoltaico-grid-connected-2Le osservazioni che Legambiente ha presentato alla Regione Veneto sono state poste nero su bianco: il nuovo Piano Energetico dev’essere riformulato. Siamo parte di una comunità di cinque milioni di abitanti, tra le più ricche d’Europa, esattamente come la Danimarca: è questo l’esempio che dovremmo seguire sul tema delle politiche energetiche, per favorire aziende e famiglie: zero emissioni e zero combustibili fossili al 2050.

Il nuovo Piano Energetico Regionale, infatti, non tiene in dovuto conto le ultime evoluzioni normative, l’evoluzione tecnologica degli elettrodomestici e la continua discesa dei consumi che caratterizza la nostra regione, al di là della crisi economica.

Insufficienti risorse destinate all’efficientamento del patrimonio abitativo privato e pubblico, un vero colabrodo, con ambizioni relativamente molto basse. E sul nuovo edificato qualsiasi politica che non preveda edifici ad emissioni quasi zero, come richiesto dalla Direttiva Europea di prossima applicazione, nasce morta ed azzoppa il futuro del comparto edilizio veneto.

Inadeguate anche le risorse e le politiche per lo sviluppo della produzione energetica distribuita. Il Veneto, con i suoi circa 90.000 impianti fotovoltaici e le centinaia di impianti a biogas e biomasse è la regione leader dei “prosumers”, ovvero i consumatori produttori che sono il perno del futuro energetico europeo, a giudicare da quanto avviene nel resto d’Europa.

Anche grazie al definitivo affossamento del progetto di conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle – che va tolto dal Piano perché è una centrale ormai inesistente e priva di progetto e piano ambientale – l’epoca delle grandi centrali che producono e del consumo a distanza è finita! Dobbiamo attrezzarci per produrre dove consumiamo, e molti veneti l’hanno capito: occorrono ora politiche specifiche e l’adeguamento della rete elettrica. Questa è la sfida che la Regione deve cogliere.

Ma è sui tetti dei capannoni che si giocherà la prossima rivoluzione energetica, di cui il Piano non tiene conto: con l’attivazione normativa della SEU (Sistemi Efficienti di Utenza) sarà possibile per i privati investire su grandi impianti solari sui tetti delle fabbriche e vendere la corrente alle sottostanti attività artigianali ed industriali, senza passare dalla rete. E’ questo il modello di business per il fotovoltaico nei prossimi anni, che non necessita di incentivi ed investimenti, e può cambiare radicalmente lo scenario del consumo industriale: dove i danesi hanno il vento, noi abbiamo (purtroppo o perfortuna) centinaia di aree artigianali ed industriali da solarizzare.

Le Osservazioni di Legambiente Veneto al Piano Energetico Regionale comprendono anche dei secchi NO: con più fotovoltaico e con più risparmio energetico possiamo anche permetterci di dire di no alle più di cento richieste di autorizzazione di centrali mini e micro idroelettriche nelle montagne venete, che distruggono gli ultimi torrenti e fiumi rimasti intatti. Un paesaggio che per nulla al mondo va danneggiato, in particolar modo a fronte della poca energia che ne deriverebbe: Legambiente quindi chiede alla Regione una netta presa di posizione contro questi impianti ed una moratoria per tutte le aree ad alta biodiversità.

Ultima, ma non meno importante, osservazione la merita il biometano: tutta la produzione di biogas futura dev’essere indirizzata verso la filiera del biometano, per alimentare le flotte degli autobus urbani e la percentuale di auto a metano che il nostro paese vanta, che ne fa un leader mondiale nel settore.

Solo così si potrà arrivare a quel 10% di rinnovabili nel settore trasporti, obiettivo europea altrimenti irraggiungibile.

Davide Sabbadin, responsabile Energia e Agricoltura per Legambiente Veneto
Luigi Lazzaro, Presidente regionale di Legambiente

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