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Via_le_mani_1_webUn appello un po’ particolare nella sua forma: ai candidati sindaci verranno inviate delle cartoline firmate dai cittadini che chiedono il completamento delle molte politiche ambientali rimaste al palo in questi anni. La distrubuzione delle cartoline ai cittadini inizierà sabato 25, dalle 10 alle 13, con uno stand allestito in Via San Canziano di fronte all’Unicef (poco prima di piazza delle Erbe).
Tra i molti impegni si chiede di:

Tagliare l’edificazione prevista dai piani comunali, che con 4.692.124 metri cubi è assolutamente sovradimensionata; stoppare i grandi centri commerciali e le grandi opere dannose; privilegiare le opere utili all’ambiente, come l’idrovia e le nuove linee di tram.

Investire sul nostro patrimonio culturale, sul verde, a partire da piazzale Boschetti, e  creando  il Parco agricolo e paesaggistico esteso a tutto il territorio compreso tra la Brenta e il Bacchiglione, una grande “cintura verde” che faccia da barriera al cemento.

Approvare un regolamento edilizio energetico che preveda il risparmio energetico negli edifici. Mettere le redini al traffico autoveicolare privato.

In particolare il problema forse più grave è quello del consumo di suolo. In Italia è cresciuto ad una media di 8 metri quadrati al secondo e la serie storica dimostra che si tratta di un processo che dal 1956 non conosce battute d’arresto (dati ISPRA). Numeri che assomigliano ad un epitaffio più che ad un grido d’allarme. Speculazione e cemento si stanno letteralmente divorando il paese e stanno mettendo a rischio la sicurezza idrogeologica del territorio.

Dal mondo politico si susseguono dichiarazioni contro il consumo di suolo, senza che ad oggi si possano vedere risultati concreti. Padova non fa eccezione: quasi metà della superficie comunale è già consumata (41,3% – stima ISPRA su dati 2007). Il Comune ha però voluto ugualmente aumentare la possibilità di edificare, nonostante siano migliaia le case vuote a Padova e provincia, a testimoniare come queste previsioni non servano a dare una risposta ai bisogni abitativi della gente, ma piuttosto a gonfiare operazioni speculative, dannose sia per la qualità dell’ambiente urbano che per lo stesso mercato dell’edilizia.

Per questo motivo il “Taglio radicale dell’abnorme possibilità di edificare prevista dal Piano Regolatore e dal PAT” è la prima richiesta delle cartoline “Via le Mani dalla città” che Legambiente sta chiedendo di firmare ai cittadini in vista delle prossime elezioni amministrative (leggi qui il testo completo). Le cartoline saranno consegnate poi ai candidati alla carica di Sindaco di Padova per far saper loro che la cittadinanza si aspetta risposte precise sul tema dello stop al consumo di suolo, come anche sulla valorizzazione del verde, della mobilità sostenibile e dell’energia pulita.

La cartolina si può firmare anche online sul sito di Legambiente Padova (QUI), dove è anche possibile donare una piccola offerta per il sostegno della campagna.

Legambiente Padova

9 Responses to “Via le mani dalla città! Appello ai candidati”

  1. spartaco vitiello scrive:

    Una nota sull’idrovia. Io onestamente, sulla base dei pochi dati che conosco, comincio a dubitare che sia una buona cosa da un punto di vista ambientale. Mi pare ci sia un grosso problema ingegneristico a livello dell’attraversamento del Brenta, che non ho capito come potrebbe essere risolto salvando sia l’aspetto navigabilità che quello idraulico. Dal punto di vista trasportistico, dato che l’interporto risulterebbe un terminale e non un nodo di una rete di trasporto fluviale in parte ancora sulla carta, avrebbe il solo effetto di spostare parte del trasbordo acqua/terra da Marghera all’interporto di Padova, cosa che sicuramente alletterà alcuni operatori commerciali ma che dal punto di vista ambientale non mi sembra particolarmente vantaggiosa. Inoltre il trasporto fluviale ha senso quando devi trasportare grandi quantità di roba pesante (tipicamente carbone, pietre, grano… ) che mi pare sia esattamente la cosa che cerchiamo di evitare.
    Dal punto di vista idraulico il contributo dell’idrovia sarebbe la possibilità di scaricare le piene del Brenta in laguna quando il mare non riceve, ma, ammesso e non concesso che questa sia una opzione utile e praticabile, e fermo restando che il rischio idraulico va affrontato a monte e non a valle, per non saper nè leggere ne scrivere mi pare che lo stesso risultato potrebbe essere ottenuto in maniera molto meno invasiva e costosa con un by-pass qui : https://www.google.com/maps/preview/@45.1870678,12.2386682,1857m/data=!3m1!1e3 . Come ho detto, però, non ho una conoscenza approfondita della questione, per cui, se sbalio, corigetemi…

  2. antonio huaroto scrive:

    Salvare e valorizzare le ultime aree verdi dell’Arcella che costituiscono un importante drenaggio naturale delle acque

  3. Maurizio Ulliana scrive:

    Alcune considerazioni sui temi della cartolina:
    1) Parco Mura NO, Parco Mura e Acque SI. E’ importante. Qualcuno (Micalizzi con Barbariol e altri) ci ha già provato: “Divide et impera” per comodo loro. Meglio invece far capire che Mura e Acque (e Verde) sono la peculiarità storico-identitaria di Padova. Inscindibili, da affrontare con una visione d’insieme e non a “Settori comunali”.
    2) TRAM
    a) Salvaguardare il cuneo verde della ciclopedonale Sografi-Voltabarozzo. spostando il percorso del tram. Se passa da lì è finita. I furbetti del cemento hanno capito benissimo che basta favoleggiare sul tram per infilare lungo il percorso qualche nuovo edificio. Gli ultimi spazi vuoti da costruire rimasti sono quelli del cuneo verde. La battaglia Sì SalviAMO la ciclopedonale Sografi Voltabarozzo è la madre delle battaglie per salvare il cuneo verde. La linea del tram sulla ciclopedonale annulla il concetto di cuneo verde, che diventerà grigio.
    b) Tram wifi. Siamo nel terzo millennio e si usa ancora il tram a rotaia, come 100 anni fa!. Crescente nel ’56 ha tolto il tram per via delle rotaie. Abbiamo una tecnologia WIFI che ci porterà su marte dopo essere stati sulla luna oltre 40 anni fa. L’università di Padova fa le gare mondiali di robotica, contro i giapponesi, e non riusciamo a realizzare un e-tram che sia guidato da GPS o RFID, come le navi, gli aerei e da ultimo i carrelli elevatori nei magazzini. Il tram nostrano con 1 rotaia è la più grande operazione di cementificazione della città. Basta vedere la soletta su cui corrono le ruote, con in mezzo la rotaia. E i costi per tenere pronti i bus sostitutivi? Spingiamo affinché con una innovazione tecnologica il nostro tram diventi realmente un gioiello di tecnologia nel mondo! Non serve molto e diventa un mezzo che non impatta negativamente nell’organizzazione della mobilità urbana, perché da rigido (rotaia fisica) diventa flessibile (si adatta alle esigenze dei periodi) facendo risparmiare (questo tram è un buco nei conti pubblici comunali o regionali!)
    E poi:
    1) Sistema parcheggi: il parcheggio direzione Ospedali da cui parte una navetta, direzione pizzerie serali del centro storico, da cui parte un’altra navetta, ecc.
    2) Navette, piccoli pulmini, organizzati in modo flessibile a seconda delle ore e delle esigenze prevalenti, con un servizio più personalizzato, una via di mezzo tra taxi e autobus, anche con l’intervento di privati
    3) Servizi di accompagnamento (spesa, scuola, lavoro, ecc.).
    4) abbassamento oneri licenza comunale gravante sui taxi (dovrebbe essere quasi il 50% della tariffa), per ridurre il prezzo al cliente e aumentare la rotazione (stazionano in media 40 minuti, veramente assurdo).
    5) campagna di comunicazione adeguate: passare dall’uso dell’autoimmobile personale (viene utilizzata in media 2 ore su 24 al giorno, si paga anche per le restanti 22 ore che sta ferma improduttiva!), a servizi per la mobilità combinati flessibili, organizzati in modo innovativo. Non si può dire “la prossima volta prendi il tram”. Il tram non basta, e non tutti possono andare in bici.
    Ed è scandaloso che il Comune paghi oltre 100.000 euro il pezzo di terreno in Via Canestrini dai signori Bortolami per costruire il “parcheggio dei dipendenti del Sant’Antonio” (proprio a lato della ciclopedonale). Va detto chiaramente: l’ospedale organizza delle navette e le auto i dipendenti le mettono nei 6 parcheggi già esistenti nel giro di 2 km. Basta organizzare il servizio.
    6) rifare il Piano attracchi, azzerando la delibera del Consiglio nr. 55/2013 tornando ad un concetto di navigazione libera nel Piovego con lo sviluppo di servizi diffusi (pontili liberi, attracco libero lungo tutte le rive, scivoli e scalette diffusi, punti elettricità/acqua, manutenzione e pulizia quotidiana di alveo e argini, ecc.). Il Piano Micalizzi è una porcheria: i suoi punti di attracco limitano fortemente la navigazione dei privati: non hanno strutture dove metter in acqua una barca, dove sbarcare o imbarcarsi liberamente. Va rovesciata la prospettiva di Micalizzi il regolatore. Tutto permesso tranne i punti espressamente vietati. Da ottobre 2013 non siamo più liberi di navigare nel Piovego. Ricordiamolo.
    7) Borsa dei crediti edilizi. Perequazione stop. Abbiamo capito che è una presa in giro. La proposta prevede che il Comune conceda crediti per costruire o ristrutturare/modificare ecc..a fronte della cessione della superficie dei terreni. I crediti potranno essere “spesi” secondo un piano volumetrie stabilito dal Comune, indipendente quindi dai singoli appezzamenti. La CCIAA collabora per far funzionare una borsa dei diritti, per facilitare lo scambio fra investitori e venditori. Il Comune acquisisce la superficie, emette diritti, e incassa una tariffa di “trasformazione dei diritti” in volumetrie concesse secondo il “PRG”. Chi vuole costruire acquista i diritti e sceglie dove costruire secondo il piano predisposto dal Comune, svincolandosi dai limiti del possesso del terreno. E’ una ipotesi: il concetto che è l’amministrazione deve essere libera di impostare una politica edilizia senza le interferenze dei fondiari.
    Maurizio Ulliana

  4. AndreaDFC scrive:

    Luigi D’Alpaos, professore di Idraulica dell’Università di Padova, è favorevole al completamento dell’Idrovia in funzione della regolazione delle acque: mi sembra molto competente ed equilibrato, di conseguenza ritengo il suo parere predominante rispetto a opinioni incerte.

    Sono fortemente preoccupato del punto “aprire la discussione con la città sull’istituzione dell’area C all’interno delle tangenziali e la diminuzione del limite di velocità a 30 km orari”.
    I cittadini sopportano già prezzi assurdi per il mantenimento dell’automobile, è da dittatori perseguire su questa strada! Senza contare che imporre limiti di velocità a 30 km/h è anacronistico e utile solo a chi deve ripianare bilanci con le multe.
    La strada è migliorare il trasporto pubblico o ecologico (quindi sì a corsie riservate, piste ciclabili, parcheggi scambiatori, car and bike sharing…), non penalizzare ancora di più quello privato così da costringere il cittadino a scegliere “il male minore”.
    E questo è detto da un abitante dei colli che, quando viene in città, usa la bicicletta (anche se son 40 km tra andata e ritorno), i mezzi pubblici (in particolare i bus navetta) e in ogni caso lascia l’auto distante dal centro e preferisce farsi una passeggiata a piedi.

    • Legambiente Padova scrive:

      Gentile Andrea, grazie per il commenti, ma ci permetttiamo di intervenire su un paio di cose.
      Le zone 30: la velocità media nelle città italiane è di 17 km/h. Arrivare prima perchè si può andare a 50 all’ora è un’illusione, perchè contano molto di più i rallentamenti che le punte delle velocità. Fare 1 km in città a una punta di 50 fa risparmiare solo 5 secondi rispetto alla punta di 30 con vantaggi notevoli e ben supportati da letteratura scientifica relativamente a incidenti, inquinamento, spesa carburante.
      Qui puoi trovare un po’ di materiale sulle zone 30
      http://www.legambientepadova.it/files/Dossier_zona_30_Padova.pdf
      Secondo: il trasporto pubblico, dove funziona bene (vedi paesi del nord) è sempre stato fatto cercando di disincentivare il traffico privato. Le due cose si tengono insieme, soprattutto perchè l’area C serve per finanziare il trasporto pubblico (che per il 65% è già finanziato da entrate pubbliche), un trasporto pubblico che funziona e che sia comodo per coloro che da fuori città e per coloro che sono costretti ad avere 2 auto perchè il servizio pubblico oggi non funziona in maniera adeguata. Magari, con un miglior servizio tante famiglie potranno fare a meno di quella seconda auto che usano una volta a settimana, risparmiano migliaia di euro in acquisto, bollo, assicurazione, carburante, ma mantenendo saldo il diritto alla mobilità.

  5. AndreaDFC scrive:

    Per quanto riguarda le zone 30: il documento indicato è interessante (a parte alcune stranezze, tipo le auto che “rotolano” a 50 km/h) però mi fa venire il dubbio che forse c’è un incertezza di base sulla discussione. Lì si parla di rilevazioni fatte in pieno centro storico, dove una velocità massima di 30 km/h è più che comprensibile. Nel vostro recente manifesto, invece, si parla di diminuire la velocità all’interno di tutte le tangenziali. Per fare solo 2 esempi, questo vorrebbe dire mettere a 30 km/h anche direttrici di scorrimento come Via Sorio (per altro già dotata di pista ciclabile) e Via del Plebiscito: pensando a situazioni come queste mi spavento per il numero assurdo di multe che ne deriverebbe!
    Quindi direi che a questo punto la domanda mia è diversa: volete davvero mettere a 30 km/h tutte le strade interne alle tangenziali o state pensando a zone più limitate e sensibili?

    Secondo problema. Non concordo sulla logica assistenzialista per cui il cittadino non è in grado di scegliere il mezzo di trasporto più comodo e conveniente e quindi bisogna imporlo dall’alto, in base alle decisione prese da più illuminati saggi.
    Io sono convinto che il trasporto pubblico abbia i suoi punti di forza e possa avere ampi spazi di miglioramento, ma per fare questo deve uscire dalla logica dei sussidi pubblici, che lo relega a odiosa fonte di spreco di denaro. Merita qualche aiuto, ma sotto forma di un corretto “ecosistema di supporto” (per esempio le corsie preferenziali, i parcheggi scambiatori). Dal punto di vista economico deve (e ne ha le potenzialità) mantenersi da solo, in caso contrario dovremo arrenderci all’evidenza che non è utile (ma non credo dovremo giungere a questo).
    E a parte questi discorsi da massimi sistemi, sono piuttosto certo che una nuova tassa di circolazione servirà solo a drenare ancora più soldi dalle tasche di noi cittadini per darli in mano a politici che li useranno a loro piacimento, blandendoci con la promessa (remota) di avere un giorno una mobilità migliore.

  6. spartaco vitiello scrive:

    Se passa il criterio che il cittadino sceglie il mezzo più comodo e conveniente non ci libereremo più dalle auto, dato che le città sono state brutalmente violentate a loro misura ( un attimo di raccoglimento in memoria di riviera dei ponti romani ) e così i ritmi di vita e di lavoro. Interventi coraggiosi che privilegino il trasporto pubblico e le biciclette sono assolutamente indispensabili.

  7. Paola Betetto scrive:

    Posso firmare anche se non più residente in comune di Padova (ora abito a Strà)?

  8. Sandro Ginestri scrive:

    a Paola Betello: le richieste delle cartoline sono indirizzate ai candidati a Sindaco del comune di Padova, e quindi avrebbe più senso che i firmatari fossero residenti/elettori nel comune di Padova. Grazie comunque, e se vuoi far circolare il link ( http://www.legambientepadova.it/via_mani_citta ) per invitare tuoi conoscenti del comune di Padova a firmare la cartolina, sarebbe molto utile.
    Un saluto
    Sandro Ginestri – Legambiente

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