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architetture-resistentiGli stabilimenti Olivetti a Pozzuoli (Luigi Cosenza, 1951-1954), il Museo dell’Olocausto nella Risiera di San Sabba a Trieste (Romano Boico, 1975), il Parco Archeologico di Selinunte a Trapani (Franco Minissi con Pietro Porcinai e Matteo Arena, 1966-1971), sono alcuni esempi di “Architetture Resistenti, architetture che, come l’acqua, la terra e l’aria che respiriamo, fanno parte del nostro quotidiano e ci aiutano a vivere meglio. Sono militanti, coraggiose, visionarie, celebrano la voglia di resistere: al fascismo, alla speculazione, all’economia selvaggia, all’ingiustizia, alla devastazione dell’ambiente, alla barbarie. Rifiutano la spettacolarizzazione e la monetizzazione della realtà, la concezione degli architetti come divi dello spettacolo, la moda effimera e superficiale”.

Ed è ad un mondo salvato dalla bellezza ciò a cui la narrazione fa riferimento, attraverso le parole di Peppino Impastato che percorrono il libro: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. E’ per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza, perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Viviamo in città che per la maggior non ci piacciono: condomini troppo grandi e troppo brutti, strade con troppo traffico e spazi con poco verde, troppo caos e poca calma. Se ci viene chiesto di esprimere un parere sulla percezione della città, le risposte descrivono la parte storica come la parte attrattiva, interessante, e le parti periferiche in termini negativi o comunque alquanto pessimistici. Conseguenza dello sviluppo del secondo dopoguerra, che ha portato ad una rapida espansione urbana, schiacciando una pianificazione ed una progettazione significativa sotto il peso della pressione economica? Conseguenza della degenerazione della qualità progettuale a seguito dei ripetuti passaggi di mano dei concetti progettuali più innovativi? Cortocircuito tra le spinte speculative dei costruttori trincerati dietro giustificazioni come “E’ il mercato che chiede certe soluzioni” e il mercato che protesta rispondendo “Queste sono le case / gli appartamenti che ci vengono offerti”?

Sicuramente quello che mancava e che continua ad essere latitante è una cultura architettonica diffusa, tale per cui i non addetti ai lavori possano riconoscere e comprendere le ragioni dell’architetto e delle sue scelte.

Generalmente non esistono (nella stampa locale) rubriche che raccontino l’architettura spicciola (si dice che si tratta di temi che non interessano); e non sempre i nomi degli architetti vengono citati (a meno che si tratti di archistar); non sempre vengono descritti i progetti in termini tali da spiegare il progetto, a meno che si tratti di grandi progetti (concorsi nazionali o questioni che vanno oltre l’interesse locale): risaltano le eccezioni, e non esiste una regola di fondo attraverso cui si comunica l’architettura.

Eppure la curiosità, da pare dei non addetti ai lavori, per capire i motivi che portano alle scelte progettuali c’è, così come è evidente che con l’architettura abbiamo a che fare tutti i giorni, volenti o nolenti: solitamente gli edifici sono ingombranti e ben visibili.

E’ quello che ci ricorda anche Raul Pantaleo, che con Marta Gerardi (fumettista), racconta, in questa graphic novel, la valenza sociale della progettazione: “Nel mondo dell’architettura viene dato grande risalto alle opere delle archistar. Ed è grave che non si insegni l’architettura a scuola o in altri contesti. Con questa graphic novel cerchiamo di raccontarci nel tentativo di fare dell’architettura qualcosa che ci riguarda”.

Julian W. Adda – Corrispondente Veneto de Il Giornale dell’Architettura

Architetture resistenti
Per una bellezza civile e democratica
Tamassociati: Raul Pantaleo e Marta Gerardi, Luca Molinari
Becco Giallo Editore – 16 euro (www.beccogiallo.it)

One Response to “Architetture resistenti: per una bellezza civile e democratica”

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