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autobus_APS_PadovaLa fusione APS e Busitalia (la Sita, per intenderci) la aspettavamo (ed auspicavamo) da anni. Ma oggi sta avvenendo nel peggiore dei modi.

Un esempio? nello studio del 2006/7 commissionato da Comune e Provincia di Padova in accordo con le azienda APS e Sita, la società indipendente KPMG spiegò che vi erano molti km percorsi in contemporanea dagli autobus blu e da quelli arancioni: le cosiddette sovrapposizioni che, soprattutto nelle ore della morbida, potevano essere razionalizzate per evitare sprechi di risorse. Quanti erano, secondo lo studio, i km da “risparmiare” senza diminuire il servizio? tra i 400.000 e 700.000 a seconda se si preferisse arretrare o avanzare i capolinea APS in zona extraurbana o urbana.

Adesso -sorprendentemente- “ci viene detto” che i km da risparmiare con la fusione saranno 1.800.000 !! Come si giustifica un “risparmio” di quasi il triplo se non come una operazione di tagli indiscriminati?

Ci viene detto”: è un eufemismo.

Perché noi (associazioni ambientaliste, associazioni dei consumatori ed utenti) nessuno della Giunta (né Sindaco né assessore alla Partecipazione) ha mai pensato di convocarci per conoscere il piano e discuterlo. “Irrilevante”, penserà qualcuno di voi lettori. Sarà, ma questo atteggiamento di autosufficienza da parte della Giunta colpisce anche gli altri portatori di interesse: le associazioni di categoria, i Consigli di Quartiere, i Mobility Manager delle grande aziende private o pubbliche che a Padova, tra dipendenti ed utenti, provocano la mobilità di migliaia e migliaia di persone, ogni giorno.

E sì che ci sarebbe perfino un organismo di partecipazione pensato alla bisogna: la consulta comunale della mobilità. Dovrebbe essere convocata per discutere delle scelte strategiche. Tutti i soggetti ricordati prima ne fanno parte, perfino l’Università che come attrattore di traffico (e potenziale organizzatore di flussi) mica scherza.

Niente da fare, nessuna convocazione. Dal Sindaco protempo che studia da decisionista sulla scia di Zanonato non ci aspettavamo nulla a riguardo. E a pensarci bene neanche dall’assessore alla Partecipazione Silvia Clai, da parte della quale – in questi cinque anni – non abbiamo visto alcuna iniziativa significativa.

Sono i dati oggettivi quelli sui quali si costruisce un piano della mobilità, mica con le chiacchiere”. Giusto anche questo. Infatti il Comune di Padova dispone di strumenti pianificatori della mobilità vecchi di 10-12 anni: il PUM e il PGTU. Matrici origine destinazione dei flussi? Studi statistici sugli utenti attuali, suddivisi per linee, orari e destinazioni? Nuovi punti di attrazione e utenze potenziali? Il vuoto assoluto.

Per carità, Ivo Rossi ha convocato i consiglieri di maggioranza (per prepararli al voto in consiglio) e le rappresentanze sindacali, ma senza fornire loro alcun documento scritto. “C’è il vincolo di riservatezza sul Piano Industriale”. Tanto che la RSU ha proclamato lo stato di agitazione, assemblee con i lavoratori e ipotizzato il blocco del lavoro straordinario (l’unico che da anni garantisce le corse bis con le quali vengono portati a scuola migliaia e migliaia di studenti, ogni giorno). A loro va la nostra solidarietà perché non agiscono solo per difendere il lavoro ma anche la qualità del servizio.

Eppure di scelte strategiche ne sono già state compiute, e non di poco conto.

Sul valore delle aziende: APS peserà solo per il 40% (e quindi il Comune), lasciando la governance a Trenitalia al 60%. Perché? Tattica finanziaria: cioè tutto ciò che in questi anni l’APS Holding ha (giustamente) investito in qualità del servizio e di sostenibilità ambientale, sociale ed aziendale, rimane di proprietà del Comune: infrastruttura tranviaria, nuove officine, deposito, distributore del metano, impianto fotovoltaico.

Non stiamo parlando di orpelli aziendali come il forno crematorio e sala del commiato (che il Comune ha mollato ad APS Holding non avendo risorse economiche, chè allora “il bagno di sangue lo lasciamo alla ex municipalizzata, alla faccia del core business”).

No, parliamo di quel hardware che guarda caso serve a far funzionare una azienda del trasporto pubblico e a garantire servizi. Così ecco spuntare il canone: 3 milioni annui che la nuova società verserà al Comune per l’uso delle infrastrutture. Un introito improprio che verrà scaricato sugli utenti.

E la gestione dei parcheggi? Sono un pezzo della politica della mobilità. In base a dove realizzo gli stalli blu e a che tariffa decido, creo e gestisco domanda e offerta di mobilità.

Senza dimenticare che rappresentano anche una bella risorsa economica. Azzardiamo un dato: 3 milioni/annui di introiti. Che per anni sono serviti al bilancio dell’azienda del trasporto, domani saranno entrate del Comune, disperse nel bilancio generale.

Eppure sono le esternalità negative. Chi usa l’auto per spostarsi causa inquinamento e congestione, che ricadono (anche economicamente) sulla collettività (dai neonati di 1 settimana agli anziani di 90 anni). Non è difficile capire che investire gli introiti dei parcheggi in trasporto pubblico (tramite l’azienda che lo garantisce) rappresenta una compensazione allo smog delle auto; migliori l’alternativa al mezzo privato. I francesi, dagli anni 70, hanno costruito metropolitane e tramvie con le tasse di scopo. In Norvegia, Svezia e a Londra fanno il pedaggio di ingresso in città. Guarda a caso quello che sta facendo Milano (l’area C) per avere soldi per farli correre – di più e meglio – gli autobus e la metropolitana.

In piccolo anche a Padova lo abbiamo fatto per 20 mesi: quando convincemmo Zanonato che le multe per la ZTL fossero da investire per raddoppiare l’offerta di autobus nelle ore di morbida. Assicurando agli utenti che tutte le linee viaggiassero con frequenze dignitose (10’) si conquistarono nuovi utenti. Furono 500.000 ci ricorda il report aziendale del 2010, mica bruscolini. Ora con la nuova società si fa l’esatto contrario.

Per finire i 3 milioni di disavanzo dell’esercizio del tram ricadranno del tutto sulla nuova azienda (chi del Comune andrà a Venezia a pretendere un adeguato contributo al km se tanto BusVenetoItalia è di Trenitalia?).

Ecco il benservito agli utenti. Una nuova azienda che parte ogni anno con un disavanzo di 9 milioni da recuperare a suon di tagli dei servizi e di aumenti tariffari.

Se invece abbiamo sbagliato tutto in questa nostra analisi chiediamo a Ivo Rossi di evitare di telefonarci (usando toni poco gradevoli). Convochi piuttosto la Consulta, fornisca dati certi e si confronti con la città.

Andrea Nicolello-Rossi, Legambiente Padova

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