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busitaliaAd un anno dai primi annunci e dopo mesi di silenzio, il 19 novembre il sindaco reggente Ivo Rossi ha comunicato che la fusione di APS e Busitalia (già Sita) si farà entro i prossimi 3 mesi. La nuova società si chiamerà Busitalia Veneto, le quote saranno il 60% di Busitalia e 40% del comune di Padova, che esprimerà il Presidente, mentre l’Amministratore Delegato e la gestione saranno espresse da Busitalia.

Per la storia di questi anni una notizia così sarebbe giusto accoglierla con entusiasmo e soddisfazione. Ma l’insieme delle notizie che il Sindaco e l’Amministratore di Busitalia ci hanno dato, ci fanno sospendere il giudizio, in attesa di valutare un’operazione che offre opportunità ma anche evidenti rischi.

Sono molte le opportunità che si potranno introdurre l’anno prossimo per migliorare il trasporto pubblico padovano, a lungo richieste dagli utenti, dai lavoratori dei trasporti e dalle associazioni ambientaliste e sindacali.

Riguardano l’introduzione del biglietto unico, la revisione della rete, l’eliminazione delle sovrapposizioni, il miglioramento dell’intermodalità (unica carta delle linee, degli orari e delle coincidenze), minori spese e risparmi con economie di scala, il ringiovanimento del parco mezzi e la probabile costruzione di una nuova linea tranviaria dalla Ferrovia a Voltabarozzo.

Interventi che possono consolidare gli investimenti fatti in questi anni a favore della mobilità sostenibile (tram, bus a metano, parcheggi scambiatori, centro intermodale, ZTL, pensiline e tabelle informatizzate, car e bikesharing, ecc.).

Deve essere chiaro che queste potenzialità non possono essere decise a tavolino, ma richiedono una elaborazione partecipata e molto ampia da parte dei quartieri e dei cittadini, per consentire che i cambiamenti siano condivisi ed incontrino veramente i bisogni degli utenti.

In particolare per quanto riguarda l’introduzione del biglietto unico, che dovrà consentire di muoversi per raggi concentrici senza aggravio degli attuali costi, e per la revisione e miglioramento della rete, dei centri di intermodalità e delle coincidenze.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata alla eliminazione delle sovrapposizioni, evitando un nuovo servizio con minori frequenze, scadimento della regolarità e della qualità.

La fusione però rappresenta anche molti rischi. In particolare sul versante della diminuzione delle risorse messe in campo per finanziare il trasporto collettivo padovano.

Oltre ai tagli regionali degli anni scorsi, ora si toglierà alla nuova società anche le risorse dei parcheggi che fino a ieri il comune assegnava ad APS. Inoltre Busitalia Veneto nascerà senza patrimonio, che rimarrà interamente di proprietà comunale, e per utilizzare il quale dovrà versare al comune di Padova un canone di locazione annuo di 3 milioni. In totale, tra minori risorse dei parcheggi (3 milioni), canone di locazione (3 milioni) e ripiano del deficit di gestione del tram (3 milioni) la nuova società dovrà risparmiare circa 9 milioni. Si tratta di una cifra imponente che costringerà la nuova azienda a dolorosi tagli.

Si annunci  la diminuzione di circa 1.8 milioni di km di servizio (sui 22 milioni complessivi, somma tra i 7 dell’urbano e i 15 dell’extraurbano). Una parte attraverso le razionalizzazioni, ma una parte sarà di tagli aggiuntivi a quelli già fatti l’anno scorso. Si dice che i tagli riguarderanno principalmente le sovrapposizioni che avvengono sul territorio urbano e suburbano. Cioè tagli di 1.8 ml di km in un territorio servito attualmente da 7. Sarebbero tagli sproporzionati che colpiscono l’ambito urbano più delicato, inquinato e dove si sviluppa oltre il 50% della mobilità provinciale.

Questa fusione quindi, non solo non consente di utilizzare le economie per portare il servizio in nuovi quartieri o migliorarlo nelle zone poco servite, ma rischia di tagliare servizi essenziali per i cittadini, imboccando così una spirale perversa: perdita di utenti e di risorse, induzione all’uso della mobilità privata, che peggiorerà la congestione, l’inquinamento, i tempi di spostamento e una maggiore inefficienza del sistema città.

L’imponente taglio di 1.8 ml di km comporterà la diminuzione degli occupati che passeranno dagli attuali 1030 a circa 920. Inoltre l’affidamento della maggioranza a Busitalia porterà all’eliminazione dei contratti aziendali dei lavoratori di APS e toglierà inevitabilmente la possibilità di controllo da parte del Comune. In questo contesto saranno nuovamente sacrificati i servizi sociali e le tariffe che potranno subire a breve nuovi aumenti.

Per queste ragioni consideriamo che questa fusione si basi su un progetto in bianco e nero, perché utilizza una idea buona, che poteva produrre miglioramenti del TPL. Invece serve semplicemente a risparmiare e scaricare i costi su lavoratori e utenti.

Riteniamo che occorra ripensare questo progetto, migliorarlo sia sotto l’aspetto economico che quello sociale, recuperando risorse per riequilibrarlo a favore dei cittadini.

Paolo Tollio, coordinatore della RSU di APS Mobilità

7 Responses to “Fusione APS e Busitalia. Molte opportunità ma anche troppi rischi”

  1. Marina B. scrive:

    Allora vediamo se ho capito bene: il Comune fa una BAD company (la divisione mobilità di APS Holding), che viene valutata di scarso valore dalla due diligence.
    Poi dalla nuova compagnia ricava un canone di 3 ML certo l’anno (che disperde nel bilancio per far non si sa cosa) e contemporaneamente tiene a per sè i parcheggi e la BEST company (Telerete) e il patrimonio immobiliare che però guarda caso sono il tram, le officine, il deposito, il distributore di metano ecc ecc (cioè cose mica tanto lontane dall’essere utili al trasporto pubblico).
    Così il deficit della futura azienda viene pagato con i TAGLI ai servizi e l’AUMENTO DEI PREZZI dei biglietti (lasciando il lavoro sporco al manager di Trenitalia di turno!!!!!!!!!!!)
    Ma questa è Margaret Thatcher in salsa padovana, il “centro sinistra” che se ne sbatte di utenti, servizio pubblico, inquinamento, lavoratori ecc ecc e gioca alle operazioni finanziarie!!!!!!

    • Marina B. scrive:

      dimenticavo:
      poichè lo schema è del tutto simile all’incorporazione di APS-Acegas in HERA nelle prossime settimane dobbiamo attenderci:
      - il Sindaco Rossi (già Zanonato) che esalterà l’operazione “perchè entriamo in una grande azienda che potrà competere … ecc” senza spendere una parola sulla qualità del servizio e costi per i cittadini;
      - Alessandro ZAN che mobiliterà i suoi di SEL in un balletto pro-contro che avrà come esito l’approvazione della fusione ma VINCOLATA (sic!) ad una commissione che discuterà “il tetto massimo dello stipendio dell’AD della nuova azienda e della revisione della rete”

      • Gianni Sbrogiò scrive:

        proprio così Marina. Sono cose già successe. Ti sei dimenticata che sull’incorporazione Acegasaps-Hera non solo Sel ha avuto il comportamento che tu descrivi, ma anche il sindacato. Purtroppo non mi sembra che i comportamenti ora siano diversi.

  2. Andrea Nicolello scrive:

    tra le tante cose preoccupanti ricordate da Paolo Tollio, ce n’è una che colpisce – negativamente – più delle altre: la totale mancanza di partecipazione e coinvolgimento della città con la quale Ivo Rossi sta gestendo questa operazione che segnerà il futuro del trasporto pubblico per i prossimi 20 anni.

    Perchè bisogna conoscere il progetto attraverso i quotidiani?
    Perchè la Consulta della Mobilità non viene convocata da anni?
    Perchè i Consigli di quartiere non ne sanno nulla?
    Perchè convocare in un incontro informativo i sindacati di categoria mentre le categorie economiche no?
    Perchè le associazioni ambientaliste – prime alleate di un progetto serio di fusione aziendale per il miglioramento della qualità del trasporto pubblico – non ne sanno nulla e non vengono consultate?
    Perchè le associazioni dei consumatori – che tutelano i cittadini utenti e cercano un dialogo con le istituzioni – sono dimenticate da qualsiasi incontro informativo?
    C’è un piano di informazione, comunicazione, confronto e dialogo con la città che non si esaurisca nel Consiglio Comunale in cui i consiglieri dovranno votare l’approvazione o meno della fusione?
    MA ESISTE UNA ASSESSORE ALLA PARTECIPAZIONE??? Silvia Clai, in tutto questo vuoto e fallimento, si sente minimamente responsabile?
    parole al vento, ovviamente
    PS: essendo una fusione con l’azienda del servizio extraurbano anche la Provincia dovrebbe fare la sua parte.

  3. Sandro L. scrive:

    Gli aspetti che preoccupano sono molti, con la mancanza del controllo diretto il futuro che ci aspetta produrrà sicuramente taglio dei servizi e aumento dei biglietti.
    L’idea di fare delle aggregazioni e’ positiva, probabilmente se fosse regionale ancora meglio visto che i contributi arrivano dalla regione, di certo il servizio urbano dovrebbe essere prevalente anche nelle percentuali societarie visto che i passeggeri trasportati nell’area urbana (APS) sono quattro volte superiori rispetto all’extraurbano (Busitalia): se negli ultimi anni il contributo regionale ai km e’ sempre diminuito, il valore d’impresa lo danno i km finanziati o i passeggeri trasportati?
    Gli investimenti importanti fatti da Aps anche dal punto di vista ambientale (tra le prime aziende in Italia in proporzione con flotta bus a metano,nuovo distributore del metano,tram con la sede della guizza) oggi risultano essere un peso nel bilancio e non un valore aggiunto!
    Registro tanta fretta nell’operazione, scarsa informazione alla cittadinanza e un salto nel buio per quanto riguarda le future condizioni di lavoro dei dipendenti…..

  4. acap1952 scrive:

    In tutto questo ci si dimentica della questione della nuova linea tramviaria. Finchè la regione non stabilirà contributi strutturali specifici al trasporto su rotaia, la nuova linea tramviaria sarà soltanto un moltiplicatore di deficit.
    Ogni km su ferro costa 3 volte un km su gomma, e questo tram, privo di una sede propria protetta, e di dimensioni ridotte, non può – tecnicamente – trasportare 3 volte i passeggeri del bus.
    Questo significa che il deficit della nuova linea tramviaria sarà scaricato ancora una volta sugli altri servizi, tagliando corse e linee periferiche.
    Questa politica miope ci porterà a ridurre il trasporto pubblico in un’area metropolitana diffusa come quella padovana, a due linee di tram, e sporadici collegamenti con autobus con gli altri quartieri della città, magari limitati alle ore di punta.
    La scelta del tram è una scelta giusta, di civiltà, ma i costi connessi non possono determinare la distruzione di tutto il resto della rete dei trasporti, fondamentale per lo sviluppo della città.

  5. ecopolis scrive:

    riportiamo il commento di Ilario Simonaggio – segretario regionale Filt CGIL – sullo sciopero di oggi del trasporto pubblico locale:
    “Padova lo sciopero ha visto una partecipazione che ha sfiorato il 100% dei lavoratori. Hanno circolato 3 bus su 120 solitamente in servizio. Fermo completamente il tram.

    Se doveva essere la prova/dimostrazione del consenso delle Organizzazioni sindacali relativo alla difficile trattativa che accumuna contratto nazionale di lavoro scaduto e fusione APS Busitalia, questo è servito.

    Siamo convinti che la fusione sia una formidabile occasione di creare integrazione e sinergie a condizione che il cuore sia il potenziamento del trasporto pubblico locale e non l’idea di ridurre il perimetro delle attività complessive e fare una forte riduzione del servizio diretto e delle condizioni normative ed economiche dei lavoratori”.

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