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CSV_padova_logoCon l’intesa del 16 ottobre 2013 ci giunge improvvisa la notizia che, sulla base della legge 266, presso le Fondazioni, i Comitati di Gestione e i CSV, i fondi disponibili destinati al volontariato vengono decurtati del 25% e ripartiti per il funzionamento degli altri Centri di Servizio per il volontariato presenti in Italia. La notizia di per sé sembra positiva, tanto che tutti i firmatari si sgolano per dire che è stato un buon accordo, ma leggendo tra le righe si scopre la verità.

Siamo in un contesto dove le Fondazioni bancarie sono tenute per legge a versare 1/15 (circa il 7%) dei loro proventi a favore del volontariato italiano (a loro rimane circa il 93%), ma dall’avvio della crisi, queste fondazioni stanno dichiarando una forte riduzione dei proventi e, di conseguenza, delle somme disponibili per il volontariato. Va detto, peraltro, che le fondazioni (di cui la maggior parte sono nel nord), per sostenere il sistema solidarietà in Italia hanno e stanno versando ulteriori somme (nel presente accordo si parla di 20milioni di euro destinati alla fondazione sud).

Tale disposizione preleverebbe al Veneto circa 4 milioni di euro (accantonati per gli anni nei quali la crisi avrebbe ridotto il gettito) e viene quindi a penalizzare il volontariato della Regione, facendo sì che l’azione di solidarietà venga limitata se non addirittura resa impossibile.

Peraltro, la questione, che viene presentata come un aiuto agli altri territori e quindi come un’azione di solidarietà nazionale, si rivela essere in realtà un giro a sovrastrutture non previste per legge. E’ quindi probabile che ben poco di quanto prelevato forzosamente vada alle associazioni di volontariato.

La scelta del Veneto è stata da sempre quella di avere strutture snelle riguardo ai CSV, ovvero pochi dipendenti e costi fissi, per poter indirizzare la maggior parte delle somme disponibili al finanziamento diretto delle organizzazioni di volontariato, come per latro prevede la legge, cosa che il resto dell’Italia non fa.

La decisione a livello nazionale incide anche nel quotidiano: di questi giorni la notizia che sul bando a valenza locale 2013 del CSV di Padova sono pervenuti più di 100 progetti, con una richiesta di quasi 600mila euro, a fronte dei quali i fondi disponibili sono meno di un quarto. Ci domandiamo, quindi: con quali somme dovremmo coprire tale richiesta se in questo momento le nostre risorse sono state bloccate?

Il comportamento da cicale di alcuni e le sovrastrutture che un certo tipo di sedicente “volontariato” ha creato in Italia ha tolto al vero volontariato la possibilità di gestire in prima persona le risorse che la legge metteva a disposizione. Ora, come già successo altre volte nella storia, ci si trova nelle condizioni di essere derubati delle proprie risorse, ma non a favore del vero volontariato, ma di quelle strutture che appunto devono autoalimentarsi e auto referenziarsi per rimanere in vita.

Riguardo a ciò abbiamo inviato una lettera ai firmatari dell’accordo dichiarandoci contrari a tali decisioni.

Alessandro Lion – Direttore CSV Padova

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