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Sviluppo-sostenibile-300x300A metà degli anni ’80 un gruppo di scienziati ed ambientalisti, tra cui Herman Daly, Howard Odum, Ann-Mari Jansson, Robert Costanza, Juan Martinez, Enzo Tiezzi, Ramon Margalef iniziarono ad elaborare il passaggio dal concetto di carrying capacity a quello di sviluppo sostenibile1, cioè di uno sviluppo capace di tenere conto dei limiti biofisici del pianeta.

Nel 1987 il termine cominciò ad assumere una certa notorietà internazionale con il rapporto della commissione ONU per l’ambiente e lo sviluppo presieduta dall’allora primo ministro norvegese Brundtland2.

Le basi di sostenibilità e di sviluppo sostenibile si fondano sulle concettualizzazioni di entropia ed evoluzione che abbiamo visto nelle scorse puntate. La teoria dello sviluppo sostenibile esce dalla logica dell’economia basata solo su capitale e lavoro, riconoscendo l’esistenza di tre parametri, il lavoro, il capitale naturale, ed il capitale prodotto dall’uomo, dove il secondo prevale, quantitativamente e qualitativamente, sul terzo.

L’importantissimo saggio, dal titolo ‘The value of the world’s services and natural capital’, pubblicato su Nature il 15 maggio del 1997, per la prima volta quantificava in dollari quanto valgono i servizi con cui l’ambiente contribuisce alla ricchezza dell’umanità: “almeno 33 trilioni di dollari (di allora n.d.r.) all’anno mentre il prodotto globale lordo fornito dalle attività umane in un anno è solamente di 18 trilioni di dollari. Se poi si fa il calcolo di quanta ricchezza abbiamo perso negli ultimi vent’anni, distruggendo l’ambiente e il lavoro che la natura esegue per il nostro benessere, forse possiamo trovare la chiave di lettura di un’economia sempre più povera in alcune zone del Pianeta e che da’ luogo a disoccupazione dilagante, nonostante l’aumento di quello “stupido” indicatore di sviluppo che è il PIL (un’accurata trattazione dei più diffusi indicatori di sostenibilità sostitutivi del PIL è stata presentata da Enzo Tiezzi e dal suo gruppo di ricerca universitaria, nel libro ‘La Soglia della Sostenibilità’, ovvero quello che il PIL non dice4).

In termini concreti passare dal modello della crescita illimitata, a quello dello sviluppo sostenibile vuol dire riconvertirsi ad uno sviluppo che rispetti e valorizzi le vocazioni territoriali ed ambientali. Questo significa subordinare le necessità economiche a quelle ecologiche, fornendo all’economia un quadro di sostenibilità ambientale basato su valutazioni non solo economiche, ma prima di tutto sul principio di responsabilità verso la biosfera, verso la capacità di sopportazione dei singoli e delle comunità, verso le generazioni future.

Si tratta di costruire concretamente le condizioni per un’interpretazione della società del benessere in cui le domande di qualità, sicurezza, di tranquillità e solidarietà, di possibilità maggiori di comunicazione e di beni immateriali, di qualitativa gestione del tempo di lavoro e del tempo libero vengano privilegiate rispetto alla domande di oggetti da usare e da consumare. Questo significa attuare nuove politiche di sviluppo.

Finanziare servizi e non opere, investire in gestione e non in beni, usare risorse rinnovabili e non esauribili, ridurre il consumo di queste ultime, incrementare il riuso e il riciclo, selezionare le tecnologie meno inquinanti ed energivore, avviare nuove politiche di programmazione, sviluppare nuovi comportamenti e stili di vita5. Pensateci, quando sentite la propaganda sulle smart cities, se poi, in realtà, continuano a divorare territorio ed energia: come Padova.

Nelle puntate precedenti – Ecopolis 393: I Limiti Biofisici del Pianeta. Ecopolis 394: Entropia. Ecopolis 396: La vita è una proprietà planetaria. Ecopolis 397: Tempi storici, tempi biologici

Lucio Passi – Portavoce Legambiente Padova

One Response to “Alfabeti per l’ecologia – Che cos’è lo sviluppo sostenibile?”

  1. paolo bisol ha detto:

    Bell’intervento.
    E’ difficile far capire agli economisti (ma non solo) che, essendo la Terra finita, lo sviluppo economico così come è conosciuto non può crescere all’infinito. Nell’attesa che riescano a capirlo, assistiamo al consumo del capitale naturale.
    Con i migliori saluti,

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