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stop centri commercialiLa Grande Distribuzione a Padova e nel Veneto, negli ultimi 5 anni è cresciuta notevolmente confermandosi in vetta delle classifiche italiane per dotazione di punti vendita e soprattutto per superficie di vendita.

Il rapporto mq di grande distribuzione ogni mille abitanti pone il Veneto (con 418 mq ogni 1000 abitanti) ben avanti rispetto al rapporto nazionale (356mq ogni 1000 abitanti). La crescita di superficie nel periodo 2007- 2011 si assesta a livello regionale attorno al 15%. Se poi andiamo ad analizzare i dati delle quote di mercato la situazione si fa ancora più movimentata: la GDO ha conquistato tra il 2007 – 2012 ben il 2,7% di nuove quote di mercato raggiungendo 87,14%.

Con questi dati [vedi qui le allarmanti tabelle fornite da Confesercenti, N.d.R.] diventerebbe un suicidio per il sistema città concedere nuove superfici.

Oltre ai numeri occorre aggiungere che sempre più attorno alla struttura commerciale assistiamo alla riorganizzazione urbanistico-commerciale che tende ad integrare la funzione commerciale con quella residenziale, terziaria, ludica e per il tempo libero. Non nascono più nuovi centri commerciali ma vere e proprie città commerciali (pensiamo alle Bretelle, Ipercity, Aliper ecc.).

Il concetto della nuova Legge Regionale sul commercio (la nr. 50 del 2012) cerca di rispondere a queste esigenze con una forte integrazione tra programmazione commerciale e programmazione urbanistica. Il regolamento di attuazione avrebbe dovuto rispondere in modo forte, favorendo una programmazione territoriale sovra comunale, intervenendo non solo sulle strutture sopra i 1.500mq ma anche in dimensioni inferiori. Viene rilanciato con forza il concetto di programmazione sequenziale (prima il recupero nei centri storici, poi nelle aree compromesse) anche se l’ampia scelta autorizzatoria (con modifiche ai piani) rilasciata ai comuni apre paurose crepe: pensiamo alle situazioni di degrado urbanistico, edilizio, socio-economico previste dall’art.3 del regolamento. Nel caso di rilascio di un’autorizzazione nelle aree fuori dei centri urbani il comune deve dare conto dell’inesistenza di aree di insediamento disponibili all’interno del centro storico e dei centri urbani senza specificarne i requisiti, lasciando alla discrezionalità dei sindaci.

Non possiamo nascondere che alcune amministrazioni locali e alcune società finanziarie stanno giocando con le interpretazioni legislative:

1. Poco prima di Natale 2012 quattro gruppi presentano un’istanza in Regione per avere la concessione in provincia di Padova: a Ponte San Nicolò la Coop, l’Aspiag a Padova Est, a Limena la società Sara, a Due Carrare la società Deda .

2. È di una settimana fa l’iniziativa mediatica della società promotrice del centro di Due Carrare che annuncia che entro il 2014 aprirà un outlet affiancato al centro commerciale (nonostante il no alla viabilità della provincia di Padova). Si tratterebbe di altri 100mila mq di GD che rappresenterebbero la mazzata finale per la rete distributiva della città di Padova.

Oggi la sfida non è più tra piccola e grande distribuzione ma tra sistema città e centri commerciali ludici.

Il regolamento regionale cerca di rispondere a questa esigenza, ma ripeto, lo fa in modo non completo. Purtroppo le esigenze di fare cassa, la scusa che con i soldi degli oneri di urbanizzazione si possono fare cose utili per le città, con la mistificazione che si creeranno nuovi posti di lavoro, si sta distruggendo il nostro sistema sociale, si stanno desertificando le città, si stanno mandando sul lastrico centinaia di piccole e medie imprese e si scaricheranno i casermoni dei centri costi enormi sulle future generazioni. Fra qualche anno ci troveremmo a dover recuperare commerciali vuoti perché non più funzionali, ed il rischio è che questa legge ed il relativo regolamento non siano uno strumento efficace per evitarlo.

Nicola Rossi, Presidente Confesercenti di Padova

3 Responses to “Allarme centri commerciali: i dubbi sulla nuova Legge Regionale”

  1. Davide scrive:

    L’unica strada da intraprendere per un contrasto vicente ai centri commerciali, oltr all’opposizione a norme scorrette come quelle della regione veneto, è quella di rilanciare in positivo i centri storici creando servizi e piattaforme logistiche che li rendano competitivi anche sul piano del prezzo e non solo dell’esperienza d’acquisto. Va poi contrastata la colonizzazione dell’immaginario, soprattutto giovanile, per cui fare la spesa alnegozio non è cool mentre lo è farla all’outlet.

    • Gentile Davide, è proprio la strada che stiamo seguendo da alcuni anni, quella del rilancio dei centri urbani e storici. Diverse sono le esperienze che ormai funzionano molto bene, Solesino ed Este sono solo due esempi in cui i commercianti assieme alle associazioni e all’amministrazione hanno creato una rete che rilancia il territorio. il lavoro da intraprendere è quello di allargare queste esperienze positive anche al resto del territorio. Siamo a disposizione per eventualmente approfondire l’argomento! Saluti

  2. Lucio Passi scrive:

    Tra i primi punti della cartolina per i futuri candidato a Sindaco di Padova promossa da Legambiente “Via le mani dalla città” si chiede lo stop ai centri commerciali ed interventi a favore degli esercizi di prossimità

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