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no-al-cemento_597Lo scorso mese è arrivata una meteora a turbare le quieti cronache regionali agostane. Don Albino Bizzotto, fondatore dei Beati Costruttori di Pace promuove uno sciopero della fame contro il cemento e le grandi opere inutile previste in Veneto.

La notizia del digiuno ha superato i confini regionali, arrivando alla cronaca nazionale. E in effetti di cemento in Italia ce n’è fin troppo, ma non è difficile capire perchè proprio la protesta sia partita da Padova e dal Veneto, rispettivamente città e regione dove vive don Albino.

Nella città del Santo la capacità edificatoria prevista dal Comune è di 4 milioni e mezzo di metri cubi (di cui circa la metà previsti dal vecchio Prg, altrettanti dal Pat i quali il Sindaco Ivo Rossi ha promesso di tagliare). Una dichiarazione che accogliamo molto speranzosi, ma che ha bisogno di atti amministrativi per essere trasformata in qualcosa di concreto.

Ma al di là delle importanti scelte di indirizzo, ci sono diversi singoli interventi, non solo simbolici, da portare avanti per tutelare Padova.

In questo senso la ricollocazione del Auditorium all’ex Tesoreria è una scelta di realismo (ma può reggere solo con una riconversione a verde di piazzale Boschetti): ci aspettiamo dunque una decisione delle stesso tenore per quanto riguarda il progetto di nuovi edifici commerciali e l’autosilos in zona Piazza Rabin – Prato della Valle.

Per quanto riguarda invece il nuovo ospedale servirà la massima trasparenza: troppi sono ancora i dubbi urbanistici sia relativi all’area del nuovo ma soprattutto rispetto al vecchio ospedale. Inoltre, quanto successo a Mestre col nuovo Ospedale dell’Angelo ci fa porre seri dubbi sullo strumento del project financing per un progetto così delicato come quello del nuovo nosocomio (scarica qui il dossier di Legambiente sui troppi dubbi e domande che gravano sul nuovo Ospedale).

Qualcuno potrebbe obiettare che con tutti questi “no” non si va avanti. Infatti a fianco di un nostro “no” c’è sempre una proposta: noi siamo per la costruzioni di grandi opere utili alla collettività, che abbiano un interesse economico diffuso e non in mano a pochi. E quindi chiediamo che si finisca di restaurare il Castello carrarese e si investa su beni storici e artistici, motori di sviluppo sostenibile.

Vogliamo il grande il Parco agro paesaggistico tra la Brenta e il Bacchiglione per fermare il consumo di suolo e per dare un valore agricolo e quindi economico alle aree verdi attorno a Padova. Va completata l’idrovia Padova-Venezia, non solo contro le frequenti inondazioni che ci colpiscono, ma anche per il trasporto merci, abbandonando invece la camionabile. E in tema di mobilità, e contro lo smog, sì al nuova linea del tram, ma che colleghi anche l’eventuale nuovo ospedale. Con la fusione delle aziende di trasporto APS-SITA-ACTV si aumenti la frequenza degli autobus, realizzando nuove corsie preferenziali per aumentare la velocità commerciale così risparmiando milioni di euro. E poi bisogna aprire una discussione seria con la città sull’istituzione del pedaggio urbano per chi vuole accedere all’area interna alle tangenziali. Ultima, ma non per importanza, la riconversione energetica di Padova: si approvi un regolamento che preveda il risparmio energetico negli edifici e si potenzi la rete informativi degli “Sportelli Energia”, grazie ai quali siamo tra i comuni italiani con più pannelli solari.

Siamo in tanti a volere una città diversa, con meno cemento, congestione automobilistica e smog, che favorisca l’occupazione derivante dalla green economy e dalle energie rinnovabili, con più verde, e più partecipazione dei cittadini.

Andrea Ragona, presidente Legambiente Padova

3 Responses to “Le nuove (o vecchie?) sfide”

  1. spartaco vitiello ha detto:

    ecco, vogliamo per esempio parlare dello scempio che stanno facendo qui ? : https://maps.google.com/maps?hl=it&ll=45.419615,11.893333&spn=0.00439,0.009828&t=h&z=17

    • ecopolis ha detto:

      purtroppo della Strada dentro il Parco Milcovich, del supermercato da 1.000 mq e delle 4 nuove palazzine ecopolis se ne è occupata. Ecco la nostra denuncia http://ecopolis.legambientepadova.it/?p=1844
      Dal 2011 abbiamo raccolto firme, animato o partecipato a serate, incontrato assessori, preteso un percorso partecipato in Agenda 21. Il risultato sono le ruspe all’opera.
      Anche molti residenti al tempo espressero la loro contrarietà.
      cordialmente

      ps: all’articolo reagì l’allora assessore Ivo Rossi con una delle sue consuete telefonate(accie) quando scriviamo (male) di lui. In quella occasione lo infastidì particolarmente il “gonfia il petto” e “si riempe la bocca”.

  2. spartaco vitiello ha detto:

    mi sento colpevole, perchè evidentemente nel 2011 ero distratto e poi ho detto vabbè… Pero c’è un limite al diametro degli ombrelli ( Altan , cit. ), e guardando il cantiere mi pare che qui si sia sorpassato. Che senso ha una rotonda lì dentro ? Chi ha progettato quella strada ? chi l’ha approvata? chi la costruisce ? chi paga ?

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