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ospedale_mura_padovaCon la firma di un (pre) Accordo, propedeutico al successivo Accordo di Programma, da parte di Regione, Comune, Provincia, Università, Azienda Ospedaliera di Padova e Istituto Oncologico Veneto, la realizzazione del Nuovo Ospedale di Padova nell’area Ovest della città ha subito una decisa accelerazione.

Il (pre) Accordo, di cui alla DGR 481/2013, sottoscritto in data 2 luglio 2013, fissa le azioni di competenza dei singoli sottoscrittori e, tra queste, l’impegno da parte del Comune di Padova di massimizzare la valorizzazione delle attuali aree ospedaliere come fonte di finanziamento del nuovo polo ospedale.

Messa in questi termini l’operazione “puzza” molto di speculazione edilizia e di mera operazione di cassa. Un’operazione che non fa i conti con l’ubicazione centrale dell’area, le sue preesistenze storiche, e le moderne indicazioni urbanistiche riguardanti la sostenibilità della città e la tutela dei centri storici.

Se però si va a leggere quanto riportato nel Documento Integrativo al Piano di Fattibilità del nuovo ospedale di Padova, approvato con DGR 1131/2012, si vede che, nel capitolo “Valutazione delle eventuali alienazioni patrimoniali”, sono state fatte delle precisazioni interessanti di cui è opportuno dare conto.

Innanzitutto il Gruppo di Lavoro, che ha redatto il documento, ha affermato che nessuna valorizzazione può essere pensata sulle aree demaniali interne all’ospedale, in quanto i relativi proventi vanno attribuiti allo stato. Ha poi preso in considerazione i quattro quadranti in cui l’attuale area ospedaliera è suddivisa da via Giustiniani e dall’interrato canale S. Massimo, traendo le seguenti conclusioni:

  • il quadrante Sud-Est, è in gran parte demaniale ed è edificato a ridosso delle mura, di cui occupa addirittura il bastione Cornaro con alcune cliniche; secondo il gruppo di Lavoro, essendo impensabile qualsiasi edificazione finalizzata alla vendita patrimoniale, è opportuno che l’area sia assoggettata a recupero ambientale con l’introduzione di ampie fasce di rispetto inedificabili;
  • Il quadrante Sud-Ovest, quello su cui insistono il Monoblocco e il Policlinico, è il meglio conservato sotto il profilo edilizio ed è in gran parte di proprietà demaniale; anche per questo quadrante, quindi, il gruppo di lavoro esclude la possibilità di interventi di valorizzazione patrimoniale;
  • Il quadrante Nord-Ovest, di proprietà dell’Azienda Ospedaliera, è occupato dall’antico Ospedale Giustinianeo gravato da vincoli monumentali che ne limitano la possibilità di trasformazione e quindi l’appetibilità commerciale; nessuna valorizzazione patrimoniale è, quindi, attuabile al suo interno;
  • Il quadrante Nord-Est, che appartiene all’Azienda Ospedaliera e si sviluppa lungo via S. Massimo, è l’unico che ha una potenziale vocazione alla modificazione della destinazione d’uso in grado di rendere appetibile la sua alienazione; il Gruppo di Lavoro ha stimato la sua valorizzazione in 35 Mln di euro.

Anche i 28.000 mqsu cui insiste l’ospedale S. Antonio, le cui attività potrebbero essere trasferite parte nell’attuale Monoblocco e parte nel nuovo Policlinico, sono suscettibili di valorizzazione patrimoniale. Il cambio di destinazione d’uso dell’area, con un indice di edificabilità di 2 mc/mq, potrebbe fruttare altri 10 Mln di euro portando a 45 milioni il valore delle attuali aree ospedaliere alienabili.

Da quanto si legge nel documento, oltre all’area del S. Antonio, solo un quarto dell’attuale area ospedaliera è suscettibile di trasformazione edilizio-urbanistica finalizzata alla vendita, ma questo non viene specificato nel (pre) Accordo lasciando mano libera al Comune sull’intera area.

Ma vi è di più. Il Documento integrativo del Piano di Fattibilità dice ancora che, durante il periodo di esecuzione del nuovo ospedale, non potranno essere limitati gli interventi di manutenzione strutturale e di adeguamento tecnologico dell’esistente, con la conseguenza che all’atto del trasferimento delle attività nel nuovo polo ospedaliero sarà impossibile attuare un serio intervento di recupero ambientale dell’area, essendo impensabile la demolizione di edifici che, nel frattempo, sono stati ristrutturati.

Per evitare il rischio di compromettere il recupero urbanistico di una pregiata area della città, è necessario quindi che, prima ancora che siano adottati il piano di valorizzazione patrimoniale ed il piano delle manutenzioni dell’esistente, sia approvato, attraverso un ampio dibattito aperto alla società civile nelle sue componenti culturali e sociali, un vincolante progetto del recupero ambientale dell’attuale ospedale.

Sul nuovo polo ospedaliero (pericoli, dubbi, aspetti irrisolti) leggete il Dossier I parte di Legambiente.

 Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova

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