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Caserma-RomagnoliA Padova c’è una notevole quantità di aree ed edifici militari – a volte di notevole valore storico e architettonico. Aree che sono state progressivamente dismesse o rimangono inutilizzate o sottoutilizzate.

Un breve elenco stilato tre anni fa comprendeva l’ospedale militare di via Giovanni di Verdara, la caserma Salomone nel complesso benedettino di S. Giustina, la caserme Piave di riviera S. Benedetto, l’ex ufficio leva, caserma Barzon di via Cesarotti, il palazzo Bembo di via Altinate, l’ex tribunale militare di via Rinaldi, le caserme Pierobon e Romagnoli a Chiesanuova, l’ex fabbricato alloggi batteria contraerea Brentelle (clicca qui per vedere dove si trovano le caserme dismissibili).

Oltre a queste l’area dell’ex Prandina, parzialmente coinvolta anni fa in un processo di de-militarizzazione: 4.000 mq di giardino in corso Milano restituiti alla città. Da tempo varie amministrazioni (a partire dalla Destro) indicano nei rimanenti 35.000 mq il luogo dove far sorgere un grande silos automobilistico. Anche l’assessore all’urbanistica Marta Dalla Vecchia ad inizio agosto ha esternato di un accordo con i Vigili del Fuoco per il trasferimento della loro sede, ricavandone anche un grande park ad uso della città.

Una soluzione che per i modi e contenuti appare del tutto inadeguata.

Peccato che lo stesso assessore, pochi giorni prima, abbia tenuto a battesimo un importante evento: Padova 2013 Architettura in programma dal 19 settembre al 13 ottobre per “contribuire a dare un nuovo volto alla città di Padova in particolare in alcune aree dimenticate dalla città stessa, perché fragili e problematiche, prive di qualità urbana nonostante alcune si trovino in zone centrali e caratterizzate da un significativo valore storico”. Fra le sei aree oggetto di indagine anche 3 ex caserme: la Prandina, la Piave e quella a Prato della Valle.

Il metodo è partecipativo: l’associazione Di Architettura, annuncia che “6 architetti di fama internazionale saranno impegnati in workshop con gruppi di studenti di diverse università e del liceo Modigliani. Sarà un laboratorio a porte aperte, voluto per favorire l’interazione e rendere partecipi i cittadini. Gli architetti presenzieranno a conferenze e dibattiti aperti al pubblico”. Coinvolti anche quattro poli universitari – lo IUAV di Venezia, il dipartimento di architettura dell’Università di Bologna, il Politecnico di Milano, gli atenei tedeschi di Postdam e Aachen – e il Liceo artistico Modigliani di Padova (per info clicca qui).

Ci auguriamo che l’architetto Antonio Monestiroli di Milano cui è affidato il workshop sulla Prandina, sia stato messo a conoscenza dell’accordo Comune-Vigili del Fuoco “per riprogettare insieme quel pezzo di città” (ed ottenere il silos da 500 posti auto?).

Per altro in città da anni c’è dibattito sulle Aree dismissibili, scaricabile qui, animato dalle associazioni pacifiste.

Per il coordinamento delle associazioni Pace la dismissione delle caserme deve avere un obiettivo ben preciso: quelle aree devono essere “restituite” alla cittadinanza, realizzando spazi sociali-culturali-sportivi e, naturalmente per questioni economiche, anche spazi residenziali/commerciali ma senza essere troppo invasivi.

Per questo motivo poco più di 3 anni fa il coordinamento lanciò una proposta  all’Amministrazione: “un seminario-convegno cittadino, organizzato dall’Amministrazione Comunale, con il coinvolgimento di tutte le realtà interessate (le associazioni ecologiste e della pace, le categorie economiche, quelle turistico-alberghiere, quelle culturali-ricreative), come primo strumento conoscitivo e propositivo. Anche gli architetti, con il loro ordine, potrebbero indire un concorso di idee. In altre città italiane, ad esempio a Milano e Piacenza, questo percorso sta già avvenendo”.

Oggi il workshop dell’associazione Di Architettura raccoglie quel testimone di voglia di confronto e partecipazione. Già nel 2011 il Mir (Movimento Italiano di Riconciliazione) con un convegno ha sollevato molte questioni tra le quali una di metodo: ci sarà davvero spazio per l’espressione delle energie creative presenti in città, in particolare di quelle dell’associazionismo e del volontariato?

Gli annunci scomposti sul destino della Prandina ci lasciano dubbiosi sulla capacità dell’Amministrazione nel saper cogliere la voglia di occuparsi in modo partecipativo del futuro di queste aree. Non vorremmo che il destino già segnato sia di costruire un silos per metterci dentro 500 scatole di acciaio munite di ruote.

Andrea Nicolello-Rossi, Legambiente Padova

foto di Bruno Maran, dal video ex Caserma Romagnoli

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