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glorioso_rimpatrio_bachecaPartirono poco meno di 1.000 ed arrivarono in 300, dopo 16 giorni di cammino e scontri.

E’ il Glorioso rimpatrio, una storia poco conosciuta del 1689 che ha come protagonisti una comunità religiosa di esiliati, i valdesi, che da Ginevra decidono di ritornare nelle loro vallate, inseguiti dall’esercito del Re Sole e da quello sabaudo del duca Vittorio Amedeo II.

Percorsero oltre 250 km a piedi, passando a fianco delle pendici del Monte Bianco (all’epoca chiamato Montagna Maledetta), salendo oltre i 2.000 m di altitudine per arrivare  in Val Germanasca e Pellice (a Bobbio e Torre in particolare) da dove erano stati esiliati 3 anni prima.

Oggi quel percorso è diventato un trekking di montagna, suddiviso in 20 tappe per oltre 300 km complessivi. Nessun passaggio alpinistico, ma alcune tappe impegnative per dislivello e lunghezza, da affrontare solo nei mesi di luglio e agosto (ed inizio settembre). Lungo il percorso non si troveranno castelli, fortificazioni o luoghi di devozione, salvo un semplice cippo che ricorda il giuramento finale del manipolo di protestanti che tornavano alle loro terre (in realtà dovettero combattere ancora per 3 anni, finchè il duca sabaudo non cambiò alleanza schierandosi contro la Francia e li lasciò relativamente tranquilli). Ma il tipico paesaggio di alta montagna, vallate poco abitate, alcuni laghi, per arrivare in Val Pellice, aspra e scoscesa, chiusa verso le valli occitane da cime che oltrepassano i 3.500 m.

Torre Pellice è ancor oggi la capitale valdese, forse il principale comune protestante italiano, il luogo dove ogni anno si svolge il Sinodo, l’assemblea rappresentativa e decisionale, elettiva, composta per metà da pastori e metà da laici, uomini e donne. Nella cittadina ci sono musei, biblioteca, tempio e foresteria; per chi scrive è soprattutto il luogo della memoria di molti fine settimana negli anni ’80 passati in compagnia dei nonni materni, villeggiatura estiva trascorsa nella totale inconsapevolezza di sfiorare un pezzo di storia, seppur minore.

Perché ai più è sconosciuta questa vicenda di persecuzione religiosa (e voglia di indipendenza e democrazia) che si inserisce nel panorama delle complicate alleanze e guerre del seicento europeo post riforma luterana.

I valdesi in realtà sono un movimento spirituale di metà del 1100 nato a Lione, per molti versi simili ai francescani, evangelici e pauperisti, che a differenza dei seguaci di Francesco, finirono per essere giudicati eretici. Clandestini per 4 secoli, aderirono alla riforma protestante. Editti, contro editti, autorizzazioni al culto e successivi dinieghi da parte dei sovrani europei e dei piccoli signorotti piemontesi, ispirati più che altro da ragioni di realpolitik (tanto care alla monarchia sabauda fino all’ultimo re d’Italia), culminarono nelle Pasque piemontesi del 1686 quando il duca di turno, Vittorio Amedeo II, per compiacere e siglare l’alleanza con il re Sole, decise di vietare loro il culto e scatenare la repressione nelle valli: oltre 2.000 morti, circa 8.500 internati e quasi 3.000 valdesi “invitati” a espatriare nella calvinista Ginevra.

E’ fu appunto dalle sponde del lago svizzero che solo 3 anni dopo un gruppo decise di ritornare nelle proprie valli.

A compiere oggi questo trekking nella memoria storica ci aiuta non tanto la segnaletica (ancora molto scarsa) ma un bel libretto edito da Terredimezzo – Il Glorioso rimpatrio, scritto da Riccardo Carnovalini che descrive il percorso da lui compiuto in 20 giorni, alternando gli scritti dei fuggitivi e i fatti storici a quanto incontrato nel 2006 in queste valli alpine (oltre a cartine, descrizioni altimetriche, indicazioni di rifugi e bivacchi, tappa per tappa).

Se non avrete l’occasione del cammino, che è riservato a chi è ben allenato (chi scrive ha compiuto l’equivalente di sole tre tappe, una miseria), la lettura del libro consente però di scoprire una storia di libertà. Per non dimenticare che un “gran numero di persone nel corso della storia, e fino ai giorni nostri, ha dovuto fuggire dalla propria terra d’origine a causa di violenze politiche e persecuzioni senza avere alcuna certezza del ritorno, a causa di intolleranza, xenofobia, mancanza di libertà”.

Andrea Nicolello, ecopolis

ps: cercando in internet una immagine per illustrare questo post, ho scoperto un bel sito dedicato al percorso del Rimpatrio, realizzato nel 2011. Si concentra sulle 6 tappe italiane: ottimo tracciamento cartografico, gallerie fotografiche, descrizioni dettagliate, molti link e una chicca particolare: il diario racconto di un gruppo di studenti del Liceo Valdese di Torre che, con il loro professore, nell’estate 2009 hanno ripercorso l’intero Glorioso Rimpatrio; un progetto scolastico di storia locale culminato nel cammino.

One Response to “Il Glorioso rimpatrio, ora un è trekking”

  1. Una storia molto bella, intensa, emozionante.
    Solo in questi casi rimpiango di non essere più giovane, perché davvero vivrei il percorso dei valdesi visto che ero abituata a muovermi in montagna dove ho vissuto le emozioni sportive, culturali e paesaggistiche, le più indimenticabili. In questo caso sarebbero anche storico politiche e mi regalerebbero un’esperienza meravigliosa.
    Visiterò subito il sito che indicate e ringrazio l’autore Andrea Nicolello e Legambiente di Padova.
    Con stima
    Giovanna Pettenello

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