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imagestplIl 29 gennaio 2013 i Sindaci di Venezia e Padova e l’Amministratore delegato FS hanno sottoscritto una lettera di intenti per “cogliere attraverso l’integrazione, anche societaria, delle attività relative ai servizi TPL in Veneto di Busitalia, APS e ACTV una ampia strategia di sviluppo, soprattutto in vista delle opportunità che il mercato offrirà a breve termine”.

Da molti anni Legambiente sollecita azioni coordinate fra le varie aziende che si occupano di trasporto locale a Padova e Venezia. Già negli anni ’90 chiedevamo un’autorità di bacino extraprovinciale, sinergie economiche e industriali. Il fallimento di STIV, consorzio nato nel 2007 tra 8 aziende del trasporto locale di Padova, Venezia e Treviso, il cui Piano Industriale Unitario prevedeva la valorizzazione di sinergie industriali nei settori approvvigionamenti, manutenzione, tecnologie, marketing e commerciale e che non fu mai attuato, rende evidente che l’obiettivo di migliorare il servizio e rafforzare l’offerta di trasporto pubblico locale può essere raggiunto solo attraverso la costituzione di un unico grande operatore derivante dalla fusione di ACTV, APS e BUSITALIA.

Questa decisione diventa ancor più necessaria all’indomani della scelta della Giunta Regionale del Veneto, con l’approvazione del Bilancio di previsione 2013, di non mettere alcuna somma del bilancio regionale a disposizione del trasporto pubblico locale, anche ferroviario. Una scelta miope, che viola l’impegno assunto con i pendolari veneti, con la società civile, i lavoratori, con le imprese turistiche della nostra Regione. La nascita del fondo nazionale trasporti non esime le singole Regioni dal concorrere finanziariamente al settore, come fanno le regioni ordinarie di prossimità (Emilia Romagna e Lombardia).

Creare un unico operatore non è dunque la risposta difensiva alla mancanza di risorse che la regione colpevolmente continua a non assegnare. Al contrario, è la strada per il rilancio del trasporto pubblico: una scelta per competere con i grandi gruppi del settore, per valorizzare le aree urbane di Padova e Venezia, che già oggi sono attraversate dai crescenti flussi di pendolarismo e dalla domanda di accessibilità ai servizi, ai beni ambientali, alla cultura, alle scuole e ai luoghi di lavoro. E’ una scelta strategica contro l’inquinamento atmosferico che invade le nostre città e vaste aree della pianura, è una risposta alla domanda al diritto alla mobilità che non va confusa con la pretesa di spostarsi sempre e comunque in auto.

Gli obiettivi necessari – rimossi dalla Regione Veneto- sono:

  • l’efficienza e l’innovazione del servizio;

  • il potenziamento dell’offerta;

  • un netto miglioramento della qualità a bordo e a terra;

  • la sostenibilità ambientale dei servizi offerti;

e l’integrazione acqua-gomma-ferro, servizi urbani ed extraurbani può essere la strategia per conseguirli.

In questa logica riteniamo che:

  • vada valutato il coinvolgimento delle aziende del trasporto pubblico locale di Treviso (con analisi delle ricadute economiche e sociali), visto il ruolo attrattivo dell’area del veneto centrale ove prenderà avvio il sistema di metropolitana di superficie;

  • vada denunciata la mancanza dal bilancio della Regione Veneto di circa 8 milioni di euro relativi all’avvio del progetto “orario cadenzato” da giugno 2013, funzionale al miglioramento del servizio integrato gomma + treno.

Partendo da queste premesse e dalla considerazione che a Padova e Venezia operano aziende di trasporti di proprietà degli enti locali, esprimiamo le seguenti riflessioni:

  1. il processo di fusione deve rappresentare un’opportunità per ridurre diseconomie, sovrapposizioni, rotture di carico e introdurre finalmente il biglietto unico per tutti i cittadini che si spostano in questi territori. In questo senso va colta l’occasione per ripensare – al meglio – il disegno delle linee, soprattutto in ambito urbano – per migliorare il servizio, conquistare nuove utenze e adattarsi a città che negli anni hanno cambiato forma e punti di attrazione;

  2. la fusione deve essere l’occasione per consolidare il servizio di trasporto pubblico locale, valorizzando al meglio gli investimenti fatti in questi anni (tram, autobus a metano, nuove tecnologie ecc.). Quindi in questo senso vanno mantenute e rafforzate le scelte di utilizzo di mezzi non inquinanti e l’uso di carburanti che non emettono PM10 (metano);

  3. dal business plan devono essere evidenti le ricadute positive per gli utenti, con una maggiore offerta quantitativa di servizio (mezzi nuovi più frequenti, regolari, puntuali), maggiore qualità a bordo e a terra, l’eliminazione dei doppioni e duplicità, la stabilizzazione di maggiori servizi di adduzione alle stazioni del sistema ferroviario metropolitano regionale;

  4. gli obiettivi da perseguire nel progetto depongono a favore di una azienda integrata, con un insieme di attività aziendali dirette che riguardano tutti i servizi della mobilità locale (aziende a ciclo completo con officina, sosta, commerciale, acquisti, amministrazione, ecc.), mantenendo tutte le modalità trasportistiche (Ferro, Gomma, Navigazione). In questo senso nel Piano Industriale della NewCo vedremmo con disappunto proposte di esternalizzazioni;

  5. la governance del progetto deve essere assunta dalle Amministrazioni locali in modo esplicito. Siamo contrari a ipotesi di svendita e di cessione del patrimonio pubblico, faticosamente consolidato in decine di anni di investimenti di risorse pubbliche.

Infine, stante un lavoro tecnico di un gruppo di lavoro che definisca i contorni della NewCo, è chiaro che le scelte finali saranno sicuramente di natura strategica e politica e da compiersi con il massimo coinvolgimento delle Istituzioni, organizzazioni di categoria, sindacali ed ambientaliste. Serve una decisione trasparente e partecipata delle trasformazioni che interesseranno i cittadini e i lavoratori di queste aziende e territori.

Legambiente Padova

One Response to “Legambiente lungimirante: sì a fusione ACTV-APS”

  1. Ruvolato Giuseppe ha detto:

    speriamo che poi non aumentino i costi come sempre accade quando un ente diventa mastodontico ed opera in regime di monopolio.

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